Per lunedì 19 gennaio i sindacati hanno proclamato lo sciopero alla Eles di Todi: “Da diversi mesi oramai la Eles Semiconductor Equipmet di Todi è alle cronache dei giornali per quanto riguarda aspetti che hanno un valore prettamente finanziario – si legge in una nota della Fiom e della Fim – rispetto alle dinamiche societarie legate a operazioni di borsa che vedono contrapposti due fronti, con la opas considerata ostile, di Mare Group e quella recepita diversamente di Xenon. Per noi, però, in un soggetto reale dell’economia, che progetta e realizza prodotti innovativi e di qualità, il fattore umano resta l’elemento centrale. Le relazioni sindacali non dovrebbero essere percepite come un ostacolo, ma come un’opportunità per costruire un rapporto proficuo con tutte le maestranze”.
Sciopero alla Eles di Todi
Si esprimono così le organizzazioni territoriali sindacali Fiom Cgil e Fim Cisl, per bocca dei segretari Nico Malossi e Rocco Ricciarelli, che aggiungono: “Dentro questo quadro il fatto che da anni si cerchi senza successo di concordare un accordo integrativo aziendale già evidenzia una forte difficoltà di dialogo. Eppure stiamo parlando di una realtà che produce un discreto margine operativo lordo e che si inserisce in un segmento, quello dei semiconduttori, che viene globalmente considerato strategico. Le lavoratrici e i lavoratori della Eles hanno assistito negli anni a continui rinvii, motivati dagli investimenti effettuati e dalla necessità di essere sempre più “efficienti”: un termine che è risultato svilente per chi ha sempre profuso il massimo impegno con dedizione e passione. Stiamo parlando di una realtà che è cresciuta negli anni, anche attraverso acquisizioni importanti come Cbl e Campera, ma soprattutto riuscendo a sviluppare prodotti in un mercato tecnologico in cui la differenza la fanno le professionalità presenti e che oggi, proprio per questo, si dimostra di estremo interesse tanto da essere contesa da due diverse opa”.
“Indifferenza per i lavoratori”
Una condizione, questa, che ha costretto le organizzazioni sindacali a proclamare lo stato di agitazione già a dicembre e infine lo sciopero per lunedì 19 gennaio. I sindacati lamentano “un atteggiamento di completa indifferenza su tutti i fronti, a partire dalla noncuranza di quanto discusso in assemblea con le lavoratrici e i lavoratori, i quali hanno segnalato con forza un peggioramento del clima aziendale, chiedendo inoltre di valorizzare le competenze e la polifunzionalità di molti. Una completa assenza di risposte se non una ostilità al confronto con la parte sindacale con la quale non si è voluto neppure concordare un accordo quadro sullo smartworking. Non appare comprensibile come attualmente, dentro a dinamiche di borsa che assorbono tante energie, si trascuri completamente il rapporto con le maestranze e si sia operato questo distacco dalle problematiche sottoposte quando ci sarebbe bisogno di una maggiore coesione tra tutti i livelli aziendali”.
“Ascoltare chi lavora”
In definitiva, per Nico Malossi e Rocco Ricciarelli “non è possibile ragionare solo ed esclusivamente in termini finanziari su quello che è un soggetto protagonista dell’economia reale, che deve essere protagonista dello sviluppo del territorio. L’invito rivolto è quello di ascoltare chi lavora, di parlare con trasparenza di prospettive, di rispondere alle domande legittime e alle aspettative dei lavoratori che i lavoratori e le lavoratrici si pongono sapendo che l’Azienda cammina sulle loro gambe”.