Cronaca

“Sara e Alessandro morti combattendo”, i commenti anarchici e le indagini sull’ordigno

Sequestrati i cellulari di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, i due anarchici morti in un rudere nei pressi del Casale del Sellaretto, in via Capannelle, a Roma, per lo scoppio di un ordigno che, presumibilmente, stavano confezionando in modo rudimentale, utilizzando sostanze fertilizzanti in una pentola con un innesco.

Chi indaga vuole capire quale fosse il loro obiettivo. Probabilmente non molto distante dal luogo in cui è avvenuta l’esplosione. Informazioni che contano di ricevere anche attraverso messaggi o comunque contatti che potranno essere svelati dai cellulari.

Perquisita l’abitazione dove la coppia viveva, in un alloggio popolare occupato da elementi anarchici. Ed anche la casa a Castel San Felice di Sant’Anatolia di Narco, dove Sara Ardizzone era vissuta. La giovane, nata a Roma 36 anni fa, era cresciuta in Umbria. A Perugia, dove aveva frequentato il Liceo Classico “Mariotti”, venendo anche eletta nella Consulta degli studenti. Sara Ardizzone aveva vissuto anche nello spoletino con Michele Fabiani, altro militante dell’area anarchica, con il quale è stata anche sposata.

Aurelio Fabiani, padre di Michele, l’ha ricordata sui social. Con un post “Ciao Sara. Ovunque tu sia un abbraccio da tutti coloro che ti hanno voluto bene”. E poi condividendo un post del Circolo Culturale Anarchico Gogliardo Fiaschi, che rivendica: “Sara e Sandro sono morti in azione, sono morti combattendo”. Riportando, in apertura, anche una frase attribuita alla giovane: “C’è un’enorme differenza fra la violenza degli oppressi e quella degli oppressori: la prima segue un’etica, la seconda nessuna”.