Quello che sta accadendo non solo mi addolora, ma mi sconvolge e sono sicura che ne uscirò personalmente a testa alta, perché – credetemi – io non ho niente a che fare con pratiche di esercizio del potere che non siano rispettose delle regole e della trasparenza, rifuggendo sempre da consorterie e gruppi di potere. Le istituzioni vengono prima delle persone che le guidano e non possono avere ombre che rafforzerebbero il già difficile rapporto di fiducia con i cittadini. Ritengo doloroso ma giusto rassegnare le mie dimissioni da presidente della Regione Umbria, perché ritengo di tutelare così l’istituzione che ho avuto l’onore di guidare, traguardare l’immagine della mia regione e della mia comunità e al tempo stesso avere la libertà di dimostrare la mia correttezza come persona e come amministratore pubblico.
So così di fare la cosa più giusta e più coerente con i miei valori, quelli della mia famiglia e quelli della comunità politica a me più vicina. Ringrazio chi in questi giorni difficili e complessi mi ha dato fiducia e attestati di stima. Mi pare importante mandare un saluto a tutti gli umbri ed alle popolazioni della Valnerina, colpite dal sisma con le quali ho condiviso le fasi più difficile ma umanamente intense del mio mandato istituzionale. So di fare la cosa più giusta per l’Umbria, questa mia bellissima terra, ricca di storia, cultura e valori di solidarietà”.
Da Statuto, secondo l’articolo 64 comma 3, la presidente ora dovrà presentarsi entro 15 giorni davanti all’Assemblea legislativa e confermare le proprie dimissioni.
Nella ipotesi di dimissioni volontarie non determinate da ragioni personali, il
Presidente della Giunta deve motivarle di fronte all’Assemblea legislativa.
L’Assemblea a maggioranza assoluta dei componenti può invitarlo a recedere dalle
dimissioni. Entro quindici giorni il Presidente comunica davanti all’Assemblea se
intende confermare le dimissioni o recedere dalle stesse
Aggiornamen
Intanto a palazzo Donini la presidente è stata raggiunta dal suo avvocato, cosa che fa ritenere che stiano vagliando insieme una comunicazione.
Voci sempre più insistenti, da parte di diversi esponenti del Pd, danno per probabili le dimissioni della presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, già per questa sera. La governatrice si sta confrontando in questo momento con il commissario del partito, Walter Verini, appena tornato dall’incontro avuto a Roma con il segretario nazionale Nicola Zingaretti.
Il quale, parlando con la stampa, ha di fatto scaricato la governatrice dell’Umbria, indagata dalla Procura di Perugia nell’inchiesta sulla Sanitopoli umbra, invitandola a fare un passo indietro.
“Nel merito dell’indagine di Perugia confido nell’autonoma capacità di valutazione e nel senso di capacità della presidente perché faccia ciò che è utile all’Umbria” ha detto il segretario nazionale del Pd.
A questo punto, rischia di crearsi un braccio di ferro tra il Pd nazionale, che preme per azzerare tutto e voltare pagina, ed i consiglieri regionali, che pur controvoglia (molti) si dicono pronti a respingere la mozione di sfiducia presentata dalla minoranza, la cui discussione è all’ordine del giorno il 23 aprile.
A quel punto la governatrice, lasciata sola dal suo partito, di fronte anche alle nuove intercettazioni che stanno uscendo su tutti gli organi di informazione e che la riguardano, avrebbe realizzato che non esistono più le condizioni politiche per andare avanti un altro anno. Anche perché lasciare l’incarico politico probabilmente le consentirebbe di difendersi meglio, sul piano personale, di fronte ai reati a suo carico ipotizzati dalla Procura.
Diversi esponenti del Pd parlano addirittura di una lettera di dimissioni che la governatrice avrebbe già preparato e che sarebbe pronta a presentare già questa sera.
In caso di dimissioni – confermate – della governatrice Marini, la Regione Umbria sarebbe retta, ma solo per l’ordinaria amministrazione, dal vice presidente, Fabio Paparelli. Le nuove elezioni devono essere indette entro 90 giorni, per poi avviare la campagna elettorale. In caso di dimissioni immediate, dunque, gli umbri sarebbe chiamati alle urne presumibilmente a settembre-ottobre per scegliere il nuovo presidente della Regione ed i membri dell’Assemblea regionale.