Salute, su 600mila italiani con autismo 120mila donne ma 'il sommerso è enorme' - Tuttoggi.info

Salute, su 600mila italiani con autismo 120mila donne ma ‘il sommerso è enorme’

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Salute, su 600mila italiani con autismo 120mila donne ma ‘il sommerso è enorme’

Lun, 31/03/2025 - 16:03

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(Adnkronos) – Appena 120mila donne contro 480mila uomini. I numeri ufficiali dicono che, su circa 600mila italiani con autismo, i maschi sono il quadruplo delle femmine. Anche tra i bambini di 7-9 anni il rapporto è di 31mila rispetto a 8mila. Ma le fredde cifre non fotografano la realtà dei fatti, avvertono gli esperti della Società italiana di psichiatria (Sip) in vista del 2 aprile, Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo. “I disturbi dello spettro autistico, da sempre considerati ascrivibili soprattutto al sesso maschile, sono in realtà nel sesso femminile molto più frequenti di quanto si creda – ammoniscono gli psichiatri – ma non vengono riconosciuti a causa del diverso modo in cui i sintomi si declinano, che può in alcuni casi divenire piuttosto lontano dal quadro classico che si studia sui manuali, basato sui profili tipici dei pazienti maschi”. Nelle donne, in altre parole, ci possono essere “sintomi dissimulati” che in quanto tali restano “troppo spesso non riconosciuti”. Risultato: per l’autismo femminile “il sommerso è enorme”.  

“Nella donna, in particolare, le capacità di adattamento al deficit di comunicazione sociale (si parla di ‘camouflaging’, camuffamento) sembrano essere più sviluppate – spiega la presidente Sip Liliana Dell’Osso, già professore all’università di Pisa, all’attivo decenni di studi sull’autismo nell’adulto – E’ più frequente, quindi, specialmente nei casi di grado lieve, che il disturbo passi inosservato. Questo non significa che sia meno percepito dalle pazienti, che frequentemente riferiscono, durante la visita, di aver iniziato sin dalla giovane età, ad esempio, a imitare le compagne di classe più abili ad interagire per riuscire ad orientarsi delle situazioni sociali. Potranno quindi comparire atteggiamenti sia di ritiro sociale che di estroversione ipercompensatoria, talora seduttività incongrua, sino a comportamenti sessuali promiscui, adottati per cercare di compensare sul piano fisico il deficit di reciprocità socio-emotiva, con un conseguente inanellarsi di relazioni instabili e intense”.  

Alla fine come viene a galla che esiste un il problema? “Una storia di eventi traumatici potrà far complicare il quadro – illustrano gli specialisti – con una più grave disregolazione emotiva, sentimenti di rabbia e vuoto, con una visione di sé negativa, agiti impulsivi e autolesivi, che andranno a creare la costellazione sintomatologica tipica del disturbo borderline di personalità, una diagnosi, non a caso, a grande prevalenza femminile. Un altro aspetto chiave per individuare tratti autistici nelle donne riguarda la natura degli interessi ristretti e le rigidità comportamentali. Queste non si concentrano sui nuclei tipici dell’autismo maschile, ma su temi d’altro tipo, in parte più socialmente accettati, quali ad esempio visione di fiction, polarizzazione su un personaggio famoso (che può divenire il centro di tutti i pensieri e di tutte le energie), passare tempo con gli animali, condotte alimentari stereotipate”. Dell’Osso evidenzia come quest’ultimo aspetto risulti “particolarmente evidente, tanto che è stata avanzata l’ipotesi che l’anoressia nervosa – disturbo, al contrario dell’autismo, diagnosticato quasi esclusivamente nelle donne – possa essere considerato a tutti gli effetti una manifestazione femminile, un ‘fenotipo’ di spettro autistico. A conferma di ciò, le parenti femmine di persone con diagnosi di autismo presentano sovente anoressia nervosa. L’autismo, come sappiamo, è un disturbo con una origine genetica e soggetto quindi ad aggregazione familiare’. 

“Nonostante negli ultimi anni sia stata dedicata una maggior attenzione a questi temi, e dunque sia incrementato il numero di studi incentrati sulla ricerca delle presentazioni femminili dei disturbi mentali”, secondo gli psichiatri Sip “serve ancora molto lavoro”.  

“Questo – conclude Dell’Osso – è un campo che deve essere chiarito e che, oltre alle implicazioni di carattere clinico, potrebbe consentire, grazie all’indagine di uno stesso fenomeno da una prospettiva diversa, una maggior comprensione dei fattori neurobiologici alla base del funzionamento normale e patologico del cervello in entrambi i sessi”. 


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