Perugia

Saltano le quaglie tra i Palazzi del potere

Con l’ondata grillina che, nella versione di lotta e di governo, pare non riuscire a sfondare (almeno non da sola), gli schieramenti tradizionali appaiono in Umbria il porto più sicuro dove continuare a trovare soddisfazione alle proprie ambizioni politiche.

E i campi da dove più facilmente saltano le quaglie sono ancora una volta quello dell’area socialista e quello del civismo. Che dal punto di vista del baricentrismo politico-logistico si somigliano un bel po’.

Molti i frusciar d’ali che si odono a Perugia. Intorno a Palazzo dei Priori, dove tra un anno si torna le urne. Ma anche dalle parti di Palazzo Cesaroni, approdo per il quale la corsa è già iniziata, nonostante da qui al 2020 il mondo politico potrebbe subire più di una rivoluzione.

I socialisti, che nonostante le minacce post 4 marzo mantengono il loro Chianella a Palazzo Donini, hanno rimesso piede dentro Palazzo dei Priori con l’acquisto di Carmine Camicia. A destra si prepara la contromossa, con una lista di ispirazione socialista in appoggio al sindaco Romizi. Che potrebbe contare sull’appoggio di un personaggio ben noto della politica locale, socialista anche se non più nel Psi, che nelle ultime settimane ha manifestato grande insoddisfazione (e personale insofferenza) per l’azione del centrosinistra.

E poi si aspetta anche di vedere come la coerenza alla causa socialista, rivendicata da Massimo Monni nel difendere la scelta di seguire Lorenzin nel centrosinistra, si declini concretamente alle prossime amministrative.

D’altra parte i ritorni di fiamma socialisti, negli schieramenti a destra e a sinistra, rischiano di finire di spolpare Forza Italia, già cannibalizzata dalla Lega. In Regione, un po’ di sangue nelle vene azzurre potrebbe portarlo Sergio De Vincenzi, finito nel Gruppo Misto con la sua Umbria Next. Un’esperienza civica che potrebbe non essere riproposta, con l’approdo appunto in un partito tradizionale.

Anche perché l’area civica inizia ad essere una tavolozza piuttosto affollata di colori, tra le tinte Blu dell’ex parlamentare Adriana Galgano e quelle ancora indecifrate (ma che molti vedono, se non proprio rosse, tendenti all’arancione) di Claudio Ricci, che però continua a ribadire di voler andare per la propria strada.