ROMA MONTECITORIO, PIU' DI 2 MILA OPERAI DEL FOTOVOLTAICO AL SIT-IN ORGANIZZATO DA "SOS RINNOVABILI". RIMANDATO DI 1 SETTIMANA IL DECRETO 'AMMAZZARINNOVABILI' - Tuttoggi

ROMA MONTECITORIO, PIU' DI 2 MILA OPERAI DEL FOTOVOLTAICO AL SIT-IN ORGANIZZATO DA “SOS RINNOVABILI”. RIMANDATO DI 1 SETTIMANA IL DECRETO 'AMMAZZARINNOVABILI'

Redazione

ROMA MONTECITORIO, PIU' DI 2 MILA OPERAI DEL FOTOVOLTAICO AL SIT-IN ORGANIZZATO DA “SOS RINNOVABILI”. RIMANDATO DI 1 SETTIMANA IL DECRETO 'AMMAZZARINNOVABILI'

Mer, 20/04/2011 - 19:29

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ROMA MONTECITORIO, PIU' DI 2 MILA OPERAI DEL FOTOVOLTAICO AL SIT-IN ORGANIZZATO DA “SOS RINNOVABILI”. RIMANDATO DI 1 SETTIMANA IL DECRETO 'AMMAZZARINNOVABILI'

Luca Biribanti

Nella giornata di oggi si è tenuta a Roma la conferenza Stato-Regioni che avrebbe dovuto decidere le sorti dell'industria fotovoltaica italiana, ma tutto è stato rimandato alla settimana prossima grazie alla mobilitazione di circa 2 mila dipendenti del fotovoltaico che hanno dato vita a un sit-in davanti al palazzo di Montecitorio. “SOS Rinnovabili” ha organizzato la manifestazione di protesta in concomitanza con la conferenza e alle ore 15.00 circa, a piazza Montecitorio, c'erano anche le imprese ternane che operano nel settore e che hanno dato vita ad un vero e proprio distretto dell'energia pulita, per difendere i posti di lavoro creati in questi anni, in controtendenza rispetto alla crisi. Da Nera Montoro sono partiti 2 pullman per la capitale con i lavoratori di TerniEnergia, di TerniGreen e di altre aziende del territorio che hanno aderito all'iniziativa. Le imprese del settore fotovoltaico, i lavoratori del comparto, le organizzazioni sindacali Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uilcem Uil, hanno ottenuto oggi a Roma un grande risultato da una mobilitazione che ha portato al Ministero dello Sviluppo Economico ed a Montecitorio circa 2mila dipendenti del solare italiano. La conferenza Stato-Regioni ha infatti deciso di rinviare di una settimana per approfondimenti tecnici la trattazione del decreto “ammazza rinnovabili”. In piazza a Roma anche 300 lavoratori delle imprese del fotovoltaico del distretto ternano-narnese, arrivati a Roma con i pullman organizzati da TerniEnergia, TerniGreen, Nuova Tic, GEProgetti3i, che con la loro manifestazione hanno mobilitato parlamentari, esponenti politici, dirigenti ministeriali e regionali che hanno sostenuto le ragioni dell'industria solare italiana.
“Vogliamo ringraziare la presidente Marini, gli assessori Rossi e Rometti e i parlamentari umbri per l'impegno profuso in questa difficilissima congiuntura – dichiarano i dirigenti di TerniEnergia – Umbria ed Emilia Romagna, in sede tecnica, erano state le uniche due regioni ad esprimere parere contrario al decreto. Oggi l'impegno di tutti ha portato a un rinvio nell'approvazione che consentirà di approfondire le questioni irrisolte, che al di la' delle dichiarazioni di facciata rischiano di uccidere il settore umbro del fotovoltaico industriale”.
In questi anni le imprese del comparto hanno creato posti di lavoro, economia e giro d'affari per centinaia di milioni di euro, contribuendo alla diversificazione produttiva della regione e dando vita a un comparto giovane e sostenibile. In piazza con gli operai, i sindacalisti, i tecnici e i dirigenti delle imprese locali, anche il parlamentare del PD Ermete Realacci, il segretario dei Verdi Bonelli e altri esponenti politici di diversi schieramenti. Le imprese del settore continueranno a vigilare per un decreto che contemperi le esigenze dell'industria rinnovabile e quelle degli energivori, dando modo di evitare speculazioni e consentire lo sviluppo di una filiera italiana che non tuteli solo gli interessi delle grandi multinazionali e degli ex monopolisti.

STEFANO NERI – Il presidente di TerniEnergia era a protestare insieme ai suoi operai e con fierezza ha difeso le ragioni di chi ha fatto della green economy un modello aziendale apprezzato e ammirato in tutto il mondo: “Sono qui, a fianco dei miei dipendenti, perché le aziende del fotovoltaico in Italia rischiano di cessare la propria attività. Questo decreto e' un regalo enorme alla speculazione, penalizza la parte industriale e blocca la ricerca. Rischiamo un ridimensionamento improvviso e drastico, soprattutto a livello occupazionale”.

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