Rischia naufragio al largo di Genova, paura in mare per lo skipper tifernate Campriani

La disavventura durante la regata in solitario “222 Mini Solo”, nonostante il mare in burrasca e il vento a 50 nodi non ha mai abbandonato la barca e ha concluso la regata

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Disavventura (e paura) in mare per lo skipper di Città di Castello Alessio Campriani che, durante la regata in solitario “222 Mini Solo”, tra Genova e la Corsica, ha sfidato in mare aperto, a bordo dello Zebulon 488, una tempesta con il vento a 100 km/h (50 nodi), rientrando, dopo una lunga notte, sano e salvo in porto.

La 222 Mini Solo in solitaria è una regata con un percorso totale di 222 miglia per piccole barche oceaniche, valida come terzo appuntamento del Campionato Italiano di categoria, partito da Genova a fine aprile. Organizzata dal Circolo Nautico Marina di Genova, ha visto la partecipazione di 19 imbarcazioni.

Il tifernate ha doppiato Capo Horn, raggiunto l’Antardite, stabilito il record di navigazione con disabile e circumnavigato l’Italia in solitaria ma questa volta “ho temuto di mollare – racconta il bancario prestato alla vela – Non sono nuovo a situazioni estreme, tuttavia la situazione era piuttosto incerta tanto da costringere alla resa anche skipper molto esperti, soccorsi dopo essersi spiaggiati”.

Non sono mai stato in pericolo di vita, perché la Guardia costiera mi ha monitorato per tutta quell’interminabile notte in mezzo al mare, sconvolto da una tremenda libecciata, anche se più volte sono stato tentato di accettare la disponibilità del soccorso in elicottero, previsto in caso di abbandono nave. Tuttavia ho deciso di continuare la navigazione e di affrontare venti fino a 50 nodi, attendere il passaggio della perturbazione per rientrare la mattina successiva nel porto di Genova con condizioni marine decisamente migliori e concludendo così la regata

Dalla Liguria – continua Campriani – il percorso sulla carta doveva interessare l’isola di Gallinara, lo scoglio della Giraglia e l’isola di Capraia ma il responsabile organizzativo e il suo staff, a seguito delle severe condizioni meteo su Capo Corso in avvicinamento da sud ovest, hanno precauzionalmente deciso di anticipare la partenza di 2 ore e cambiare il percorso per motivi di sicurezza. I primi concorrenti erano già entrati in porto; io mi trovavo a circa 8 miglia dall’arrivo e sono stato investito assieme ad altri regatanti dal terribile fronte di perturbazione da sud-ovest. Il vento, sempre più violento, non ha dato scampo a Francesca Komatar dell’aeronautica militare, che per la rottura del timone, a causa della forza del mare con onde di oltre 4 metri, non ha potuto evitare di spiaggiarsi. La Guardia Costiera riferiva costantemente all’organizzazione le comunicazioni radio che aveva con me, tranquillizzando l’organizzazione sulle mie buone condizioni psico fisiche e definendomi addirittura grande comandante”.

A pericolo scampato, la disavventura non ha scoraggiato Campriani, che sta già preparandosi ad una nuova impresa, sulla quale, come usa tra uomini di mare, non sarebbe di buon auspicio rivelare troppo.

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