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Rinnovabili, l’Umbria in ritardo sugli obiettivi del 2025 | Testa già al 2030, il focus di Legambiente

Nel dibattito pubblico umbro sulle energie rinnovabili si sente spesso parlare di «troppi progetti» e di «invasione di impianti». Ma i numeri raccontano una storia diversa. Secondo i dati elaborati da Terna, tra gennaio 2021 e dicembre 2025 l’Umbria ha installato appena 302 megawatt di nuova capacità rinnovabile, rimanendo indietro di 127 MW rispetto al target di 429 MW che la legge sulle aree idonee aveva fissato per lo stesso quinquennio. La regione, insomma, è già in consistente ritardo, sottolinea Legambiente, secondo cui però vero riferimento da tenere a mente è però quello del 2030.

L’obiettivo complessivo per l’Umbria è di ben 1.756 MW di capacità rinnovabile installata. Sottraendo i 302 MW già in esercizio, la quota da realizzare nei prossimi anni si aggira intorno ai 1.454 MW. Una cifra importante, ma tutt’altro che irraggiungibile se si guarda allo stato attuale dei procedimenti autorizzativi. Scorrendo la pagina regionale sui procedimenti VIA — sia quelli gestiti dalla Regione Umbria sia quelli di competenza del Ministero dell’Ambiente — gli impianti rinnovabili che ricadono interamente o parzialmente nel territorio umbro totalizzano circa 1.300 Megawatt. Una somma che, se ipoteticamente tutti i progetti venissero realizzati e messi in esercizio entro il 2030, porterebbe la regione a circa 1.600 MW complessivi: a un passo dall’obiettivo di legge, con ancora un margine di circa 154 MW da colmare.

«Abbiamo bisogno di progetti e di imprese delle rinnovabili disposte a investire in Umbria per raggiungere gli obbiettivi di decarbonizzazione e per ridurre i costi dell’energia elettrica, se ipotizzassimo di autorizzare e mettere in esercizio quelli che attualmente sono in iter (cosa ovviamente impossibile anche per banali sovrapposizioni territoriali di alcuni progetti) non avremmo fatto altro che raggiungere gli obbiettivi posti dalla norma nazionale – afferma Maurizio Zara, presidente di Legambiente Umbria – per cui è ora di cambiare la narrazione della “invasione” e della “devastazione” quando si parla di rinnovabili, lasciando questi termini alle tante guerre che invece sono causate spesso proprio dalla ricerca del dominio e del controllo delle fossili, come anche l’attacco statunitense all’Iran dimostra. Fare le rinnovabili è oggi più che mai uno strumento di pace».

Il messaggio che emerge dai dati è chiaro: non siamo di fronte a una «pioggia di progetti», ma a un insieme di proposte che, nel loro complesso, corrispondono quasi esattamente all’impegno che l’Umbria ha già sottoscritto con la legge sulle aree idonee e con gli obiettivi nazionali del PNIEC. Ogni singolo impianto andrà valutato con attenzione, bilanciando l’impatto paesaggistico e ambientale con la necessità di produrre energia pulita. Ma la cornice entro cui si svolge questo dibattito non è quella di uno sviluppo incontrollato: è quella di obblighi precisi, già definiti dalla normativa. Secondo Legambiente quello che la regione Umbria dovrebbe urgentemente fare è copiare quanto già fa la regione Campania che ha istituito un validissimo ufficio regionale in grado di valutare e autorizzare i progetti con criteri oggettivi, cosa che gli sta garantendo di essere in linea con gli obbiettivi di legge e quando il Governo si deciderà ad attuare completamente la riforma dei prezzi zonali a beneficiarne saranno anche i cittadini e le cittadine campane che avranno un costo dell’energia elettrica più basso per via della maggiore presenza di impianti.

Il settore delle rinnovabili – ha commentato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente in occasione della presentazione dall’annuale rapporto Scacco Matto alle Rinnovabili – va sostenuto e incoraggiato, non ostacolato e rallentato. Occorre dare certezza a imprese e territori con tempi e regole chiare. La crescita delle rinnovabili in Europa, ma anche la delicata situazione geopolitica internazionale legata anche alla dipendenza delle fonti fossili, e l’accentuarsi della crisi climatica impongono al nostro Paese di accelerare sulle fonti pulite, abbandonando le fossili e l’insensata corsa al nucleare. Urgono iter snelli, un sistema normativo adeguato, e soprattutto servono più sì da parte delle soprintendenze che ad oggi continuano a frenare la transizione ecologica. Chiediamo, inoltre, anche più ascolto e partecipazione coinvolgendo nei vari processi territori, comunità e associazioni in dibattiti e confronti”. 

Rinviare o bloccare i procedimenti in modo sistematico non significherebbe proteggere il territorio umbro: significherebbe accumulare ulteriore ritardo rispetto a traguardi che la stessa regione, insieme al resto d’Italia, si è impegnata a raggiungere, mancando l’opportunità anche economica che le rinnovabili possono dare ai territori.