Riforma della Giustizia, dal via libera del Parlamento al referendum: cosa prevede l'iter - Tuttoggi.info

Riforma della Giustizia, dal via libera del Parlamento al referendum: cosa prevede l’iter

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Riforma della Giustizia, dal via libera del Parlamento al referendum: cosa prevede l’iter

Gio, 30/10/2025 - 14:03

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(Adnkronos) – Giorno di festa per i partiti di maggioranza in prima linea a celebrare il raggiungimento in Senato dell’ultimo traguardo parlamentare della riforma di Giustizia sulla cosidetta separazione delle carriere. Ma l’iter della riforma, voluta dal ministro Carlo Nordio, non si conclude con il via libera dei senatori e il governo di Giorgia Meloni per portare a casa il risultato dovrà prepararsi al referendum, chiedendo al popolo di approvare o respingere la riforma.  

In Italia infatti una legge costituzionale segue un procedimento diverso rispetto a una legge ordinaria e il ddl in questione è stato votato sia alla Camera che in Senato dalla maggioranza assoluta dei parlamentari, non dalla maggioranza dei due terzi che rappresenta il quorum necessario per evitare la consultazione popolare attraverso referendum confermativo (art. 138 della Costituzione).  

Cosa si legge nell’articolo 138 della Costituzione? “Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione” e “sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi”. 

Come si evince dall’articolo 138, senza referendum non c’è riforma, dal momento che la legge costituzionale sulla giustizia non ha raggiunto i due terzi dei voti in Parlamento. Dovranno pertanto essere i cittadini a confermare con il ‘sì’ o a respingere con il ‘no’ la legge costituzionale approvata dalle Camere. E potranno farlo solo se il referendum sarà richiesto entro tre mesi da un quinto dei membri di una Camera, da 500mila elettori o da cinque consigli regionali. Con il via libera di Palazzo Madama, il Governo dovrà quindi prepararsi ad un nuovo round: la campagna referendaria. 

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