Rifondazione comunista dell’Umbria attacca il governo Renzi sulla spinosa questione delle Province, accusandolo di tagli pesanti ed iniqui e di demolizione dello stato sociale. Una frecciatina anche ai parlamentari umbri, rei di aver “perso un altra occasione per giovare un ruolo politico positivo”, ed il richiamo alla Regione a prendere una posizione contro queste misure del governo e che si faccia promotrice di una strategia unitaria con i lavoratori e i sindacati per trovare una soluzione.
Leggiamo il comunicato di Rifondazione comunista:
“Rifondazione comunista dell’Umbria intende esprimere piena condivisione sulle questioni poste da lavoratori e sindacati sulle Province e sostiene le mobilitazioni in atto e quelle future. Il governo Renzi infatti, al di là delle fumose rassicurazioni del ministro Madia, con l’approvazione della legge di stabilità ha confermato tagli pesanti ed iniqui a cui si sommano incertezze sui livelli occupazionali e sull’erogazione stessa dei servizi. Un disastro per cittadini e lavoratori. Il governo continua a perseguire l’obiettivo di demolire lo stato sociale e l’amministrazione pubblica per favorire privatizzazioni e allargare la precarietà. La confusione resta totale e il rischio concreto è di mandare in dissesto le Province. Ben altre e più consistenti sono le sacche d’inefficienza che Renzi continua a non colpire. I parlamentari umbri che appoggiano il governo, poi, hanno perso un’altra occasione per giocare un ruolo politico positivo su una vicenda pesantissima per la nostra regione. Infine, non solo continuiamo a pensare che la Regione dell’Umbria debba prendere una posizione contro queste misure del governo, ma riteniamo anche urgente che la stessa Regione faccia chiarezza e si faccia promotrice di una strategia unitaria con lavoratori e sindacati per individuare soluzioni che consentano, dopo che negli ultimi anni si sono succeduti tentativi confusi, un riordino istituzionale regionale che non intacchi il diritto dei cittadini a servizi efficienti e capace di salvaguardare i livelli occupazionali”.