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Rifiuti, che fine fanno? Pietramelina e Borgogiglione sotto la lente

Come chiudere il ciclo dei rifiuti”? Se lo chiedono dall’Osservatorio di Borgogiglione, aprendo la domanda alla cittadinanza. La discussione serrata sulle buone pratiche della prevenzione e del riciclo sbarca anche in Regione Umbria in quesi ultimi giorni. Ma a fronte della proposta di bruciare i rifiuti, trasformati in combustibile CSS, e “finché rimangono nella nebbia i conferimenti effettivi alle discariche, anche le percentuali di Raccolta Differenziata sono un dato fuorviante e privo di senso“, dicono dall’Osservatorio.

Che fine fanno allora i rifiuti? La domanda sorge soprattutto per quanto riguarda la raccolta differenziata. “Gli impianti di trattamento non brillano per efficienza, le nostre aziende con il riciclo non fanno grandi profitti e tutto sembra ridursi ad un gran daffare, ovvero un grande affare. Così nel 2013 (ultimo dato pubblicato) sul totale di 488mila tonnellate raccolte sono state buttate in discarica ben 294mila tonnellate di rifiuti urbani, senza contare quelli speciali. Poiché le stesse aziende gestiscono sia la raccolta che gli impianti di smaltimento (discariche o inceneritori), è dura trovare soluzioni virtuose senza scontentarle“, dicono sempre dall’Osservatorio.

E ancora: a Pietramelina, nell’impianto di compostaggio gestito da GESENU nel 2013 “sono arrivate 67mila tonnellate di rifiuti organici ma più della metà è diventata scarto ed è finita in discarica. Il compost venduto è stato pari ad un misero 9% dei rifiuti trattati, in base a quanto riportato dal Rapporto ARPA 2014, che però non precisa il costo di quest’inefficienza, che si scarica sulle bollette. L’altra faccia della medaglia è il notevole aumento dei ricavi del gestore: vedi la discarica di Borgogiglione specie dopo che il Piano di ampliamento del 2012 ne ha autorizzato una parte a bioreattore per la produzione di metano ed elettricità, con tanto di incentivazioni. Anche sui bilanci aziendali da tempo chiediamo più trasparenza. Ora tutti si concentrano sulla chiusura del ciclo rifiuti ma dimenticano che si comincia a costruire dalle fondazioni e non dal tetto“.

La proposta di bruciare il combustibile da rifiuti non risolve affatto i problemi, anche aldilà dei gravi rischi per la salute delle popolazioni residenti vicino agli impianti (inceneritori o cementifici): non tutto si può bruciare perciò non si può prescindere da una raccolta efficiente, che va però adeguatamente finanziata (“porta a porta” e “tariffa puntuale e trasparente”). Lo stesso Piano regionale, che impegna la gran parte delle risorse disponibili per questi impianti, non prevede grandi quantità di CSS: 50-60mila tonnellate. E allo stesso tempo ammette che la valorizzazione dei rifiuti a CSS determinerà la produzione di scarti che saranno avviati a smaltimento in discarica“.
Dall’Osservatorio di Borgogiglione si vuole proporre una strategia diversa, in modo tale che anche l’Umbria possa avere “qualche garanzia in più di successo nella gestione e nella “chiusura” del ciclo dei rifiuti, nel rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini e pesando meno sulle tasche dei contribuenti”.

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