Perugia

Rifiuti, 58 siti senza piano anticendio

L’unico dato che ancora si sta valutando è un modesto incremento di Ipa nelle verdure a foglie larghe ma con un valore assolutamente basso, mentre non abbiamo ancora i risultati per uova e latte, anche se i dati fin qui raccolti ci fanno ritenere che non vi siano particolari problemi”. Così Giorgio Miscetti, della Usl Umbria 1, intervenuto al Consiglio comunale aperto sull’incendio della Biondi Recuperi a Ponte San Giovanni.

Miscetti ha anche ricordato l’attività di monitoraggio sia dell’azienda interessata che di quelle collocate nell’area industriale e di controllo sanitario sui dipendenti delle stesse, in collaborazione con i medici interni, nonché gli accessi all’ospedale che non evidenziano anomalie rispetto allo standard.

Allo stesso modo, come ha spiegato il Giuseppe Mesanotti, del Registro Tumori, non sono state al momento registrate situazioni anomale dal punto di vista sanitario. “Continueremo il monitoraggio – ha assicurato – e nel caso in cui dovessimo verificare casi di incremento saremo tempestivi nel segnalarlo”.

I dipendenti

Quanto ai dipendenti dell’azienda interessata dall’incendio che hanno continuato a lavorare il dott. Miscetti della Usl ha ribadito che le condizioni rilevate da subito all’interno dell’azienda permettevano la ripresa del lavoro e che comunque prosegue la sorveglianza sanitaria sui lavoratori della Biondi Recuperi così come di altre aziende limitrofe da parte della Usl.

Le autorizzazioni

Sulle autorizzazioni per l’attività,  Irene Costarelli, dirigente servizio valutazione ambientale di Arpa Umbria, ha spiegato che l’azienda in questione è soggetta ad un’autorizzazione rilasciata dalla regione Umbria per 5 anni. “Nel riesame della suddetta autorizzazione, rilasciata lo scorso anno -ha chiarito – è stata fatta un’attività istruttoria lunga e complessa proprio per analizzare nel dettaglio le modalità gestionali dell’impianto e andare a riscrivere l’autorizzazione rilasciata nel 2011 sia in termini di quantità dei rifiuti che di funzionamento dell’impianto. La capacità massima dei rifiuti presenti in impianto è stato ridotto del 40% circa rispetto al 2011 e quella di rifiuti annui trattabili del 50% circa. Anche l’autorizzazione del 2018 -ha spiegato ancora- prevede precisi controlli, secondo una sorta di classifica delle aziende stilata in base al rischio, che a sua volta determina la frequenza dei controlli, da annuale a triennale a seconda del grado di rischio”.

I soccorsi: 40 uomini per fermare l’inferno

A ricordare quanto è stato fatto nel pomeriggio di domenica 10 marzo è stato Fabrizio Baglioni, del Comando vigili del fuoco della provincia di Perugia, che ha ricordato come il Comando stesso sia stato allertato alle 16,55  a seguito dell’avvio dell’incendio: “Ci siamo recati subito sul posto per avviare le operazioni di spegnimento dell’incendio con circa 40 uomini e 9 automezzi – ha raccontato -. Le operazioni si sono protratte fino alle 5 della mattina successiva, inizialmente  erano rivolte al contenimento dell’incendio stesso, quindi al suo definitivo spegnimento, che ha comportato il raffreddamento della massa totale dei rifiuti e il relativo smassamento”.

Le attività di Arpa

L’ing. Costarelli ha ricordato come anche la struttura di reperibilità di Arpa Umbria sia  stata immediatamente attivata sia dai Vigili del Fuoco che dalla Prefettura. “Vista la complessità dell’evento – ha precisato – sono state attivate anche altre strutture dell’agenzia non in reperibilità al fine di gestire al meglio l’emergenza. In particolare il servizio informativo ambientale che ha messo a disposizione subito il mezzo mobile, per poter valutare le criticità sulla qualità dell’aria”.

L’attività di Arpa è entrata nel vivo subito dopo lo spegnimento dell’incendio, entrando nel sito insieme alla Usl e inviando quindi al Sindaco la proposta di emissione di ordinanza sindacale che permettesse la massima tutela dell’area non avendo ancora i dati definitivi a disposizione.

E’ quindi partita l’attività di campionamento e di monitoraggio nell’area con tre postazioni di monitoraggio, con il mezzo mobile stesso, la centralina di monitoraggio della rete regionale in via della Scuola e una terza postazione nell’area, nei pressi di Umbra Acque – ha ricordato ancora Costarelli – i cui dati sono sul sito di Arpa Umbria. I monitoraggi sono proseguiti fino a pochi giorni fa e hanno confermato che gli inquinanti rilevati dalle centraline, il giorno successivo l’incendio già erano rientrati nella norma, dopo il picco della domenica stessa. Sono stati effettuati campionamenti anche sui vegetali e sui terreni. In quest’ultimo caso i valori che abbiamo sono intorno a un nanogrammo per kg, ben al di sotto del limite previsto di 10 nanogrammi per kg per i terreni ad uso residenziale e di 4 nanogrammi per i suoli ad uso agricolo. Allo stesso modo sono stati effettuati controlli sulle acque sotterranee, di cui stiamo ancora attendendo i risultati”.

Arpa Umbria ha inoltre svolto una precisa attività ispettiva a supporto del Nucleo Ecologico dei Carabinieri ed è intervenuta a sollecitare anche un provvedimento urgente da parte della regione dell’umbria riguardante la gestione delle acque di spegnimento dell’incendio affinché fossero smaltite come rifiuto.

Piani antincendio: 58 siti non ce l’hanno

Intanto, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, dopo aver effettuato il sopralluogo agli impianti umbri, tra cui quello dell’azienda di Ponte San Giovanni, ha effettuato le audizioni del prefetto di Perugia, Claudio Sgaraglia, dei titolari delle Procure e dei rappresentanti delle forze dell’ordine.

Quanto all’aspetto della sicurezza legato ai possibili incendi, il prefetto ha informato che sui 202 impianti attivi nella provincia di Perugia ad oggi 144 hanno presentato un piano in Prefettura. Per i 58 che non hanno ancora provveduto, la Prefettura ha inviato relativa segnalazione agli enti autorizzati, cioè la Regione e la Provincia di Perugia.