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Rianimazione Cardiopolmonare: Solo il 16% Agisce in Caso di Emergenza Cardiaca. Monti (SIMEDET): Fondamentale iniziare a formare i studenti delle scuole medie e superiori

La SIMEDET (Società Italiana di Medicina Diagnostica e Terapeutica) rilancia i dati di una ricerca che evidenzia gravi lacune nella preparazione al primo soccorso in Italia. La paura di commettere errori (56%) e la scarsa conoscenza delle manovre (42%) sono i principali ostacoli all’intervento. La Società, tramite il suo Vicepresidente, chiede un piano nazionale per l’educazione alla rianimazione cardiopolmonare (RCP) e al DAE.

Solamente il 16% degli italiani interverrebbe attivamente con manovre di primo soccorso, come il massaggio cardiaco o l’uso del defibrillatore automatico esterno (DAE), in presenza di un arresto cardiaco. La maggior parte della popolazione si limiterebbe a un ruolo passivo: il 29% chiamerebbe unicamente i soccorsi, mentre il 32% agirebbe solo se guidato telefonicamente da un operatore sanitario.

Questi numeri, tratti da uno studio condotto dall’Osservatorio Opinion Leader 4 Future, sono stati rilanciati con preoccupazione dalla SIMEDET – Società Italiana di Medicina Diagnostica e Terapeutica. La Società Scientifica sottolinea l’urgenza di colmare un gap formativo che ha un impatto diretto sulla sopravvivenza dei cittadini.

I fattori principali che impediscono l’azione immediata sono:

    La paura di peggiorare la situazione (citata dal 56% degli intervistati).

    La scarsa conoscenza delle manovre di emergenza (42%).

Nonostante il 63% degli italiani si ritenga informato sull’arresto cardiaco, solo il 24% ne saprebbe fornire una definizione accurata. La confusione è alta: appena l’11% è in grado di distinguere correttamente un arresto cardiaco da un infarto.


L’Emergenza Formativa e la Necessità di Formazione Multidisciplinare


Il quadro peggiora analizzando i dati sulla formazione: il 74% del campione non ha mai frequentato un corso di primo soccorso. Solo un esiguo 14% ha una formazione specifica e ne ricorda i contenuti. La conoscenza dei Defibrillatori Automatici Esterni (DAE) è limitata: il 70% li ha solo sentiti nominare, e il 5% ignora cosa siano. Fortunatamente, l’84% di chi non è formato si dichiara interessato a partecipare a corsi brevi (4-5 ore).

“I dati sottolineano che il vero limite alla sopravvivenza non è di natura tecnologica, bensì psicologica: è il blocco del passante, paralizzato dalla paura di agire e dalla poca familiarità con le procedure salvavita.”,” afferma il Dott. Manuel Monti, Vicepresidente SIMEDET e Direttore del Dipartimento Emergenza-Urgenza della USL Umbria 1.

“È inaccettabile che la sopravvivenza media in Europa si fermi al 7,5% in caso di arresto extraospedaliero, quando sappiamo che una corretta formazione di massa può triplicare queste probabilità. La SIMEDET, in quanto Società multidisciplinare che unisce diverse figure professionali della sanità, sostiene che l’attuazione della Legge 116/2021 debba essere accelerata con urgenza. Serve l’introduzione della formazione obbligatoria nelle scuole e l’integrazione delle nozioni di primo soccorso nei percorsi per il conseguimento della patente di guida. L’obiettivo è trasformare ogni cittadino in un potenziale soccorritore, garantendo una rete di assistenza capillare, come già avviene nei Paesi più virtuosi.”


L’Appello della SIMEDET in Vista delle Celebrazioni Internazionali

In occasione della Settimana Internazionale della Rianimazione Cardiopolmonare, la SIMEDET si unisce all’appello di tutte le istituzioni per promuovere la massima diffusione della cultura del soccorso. Le iniziative, patrocinate da diverse istituzioni (tra cui Senato, Camera dei Deputati, Ministero dell’Istruzione e del Merito), mirano a sensibilizzare la popolazione con decine di eventi formativi gratuiti e dimostrazioni pratiche in oltre 20 città italiane. L’obiettivo è chiaro: fare della conoscenza delle manovre salvavita un patrimonio collettivo e non un’eccezione per pochi.