Jacopo Brugalossi
Milano – Renato Pozzetto ha ancora tanta voglia di divertire e divertirsi. L’attore, regista e cabarettista di Laveno-Mombello sarà a Spoleto sabato sera prossimo, 5 novembre, con lo spettacolo “Finchè c’è la salute”, insieme alla sua storica spalla, Cochi Ponzoni. Tuttoggi.info l’ha raggiunto per scambiare qualche parola sullo show che andrà in scena al Teatro Gian Carlo Menotti (presentato a Spoleto dalla Entertrainment e Acme Produzioni, biglietti a partire da € 14) e sui progetti futuri di questo personaggio che, a dispetto dell’età, ha ancora lo spirito di un ragazzo.
Signor Pozzetto, ci parla dello spettacolo?
Si tratta di un recital dove trovano spazio sia i nostri pezzi comici e musicali più famosi, quelli per cui il nostro pubblico è solito chiederci il bis a teatro, sia alcune gag e situazioni mutuate da fatti di cronaca recenti. In sostanza abbiamo mixato le nostre cose migliori filtrate dal tempo e dal nostro gusto con elementi più moderni.
Come mai un titolo così particolare?
“Finchè c’è la salute” è una frase che si riferisce tanto a me e Cochi quanto al pubblico che viene a vederci. Significa in sostanza che tanto noi quanto loro siamo ancora qui a “zampettare” con la stessa voglia di divertirci di un tempo. Ma se dovessi pensare ad un altro titolo per lo show, uno che rispecchi in maniera più fedele il senso del nostro stare sul palco, direi che “Canzoni e ragionamenti” sarebbe perfetto.
Parliamo appunto del vostro pubblico. E’ vero che vi seguono tanti giovani?
Assolutamente si. Vengono a vederci a teatro e dopo lo spettacolo si fermano a chiederci gli autografi. Quando io e Cochi inventammo il cabaret italiano sapevamo che la comicità avrebbe dovuto adattarsi e rinnovarsi nel tempo. Ecco perché siamo sicuri di saper proporre spettacoli ancora attuali e moderni. Non a caso “Finchè c’è la salute” è uno spettacolo del 2010 che abbiamo deciso di riportare anche quest’anno in giro per l’Italia a causa delle numerosissime richieste.
Insieme a Cochi siete già stati a Spoleto, invitati dal festival del Maestro Gian Carlo Menotti. E' la prima volta che torna in città, vero?
Sì, io e Cochi abbiamo lavorato a Spoleto nell’ambito del Festival dei due Mondi nel 1972. Portammo in scena lo spettacolo “Conversazione continuamente interrotta” di Ennio Flaiano, che ne curò la regia. Purtroppo morì poco tempo dopo. Ho davvero dei bei ricordi della manifestazione e della città di Spoleto, spero che questo ritorno sia altrettanto piacevole.
Quella con Cochi è una delle coppie più longeve della storia della comicità italiana. Qual è il vostro segreto?
Non c’è un vero e proprio segreto. In realtà duriamo perché al di fuori del lavoro ognuno si fa i fatti propri, coltivando i propri interessi e passioni. Ciò comunque non toglie che siamo ottimi amici, anche perché siamo cresciuti insieme sulle sponde del Lago Maggiore, quando le bombe della guerra distrussero le nostre case milanesi. Poi c’è stata la parentesi cinematografica, che per me è stata più intensa rispetto a Cochi, rimasto più affezionato al teatro.
Ecco, il cinema appunto. Quali sono i progetti futuri per il grande schermo?
Guardi, in realtà c’è qualcosa che bolle in pentola, ma preferirei non parlarne per una questione scaramantica.
Ok, facciamo un passo indietro allora. Ci spiega qual è il significato della musica nella sua comicità?
Importantissima, le canzoni sono una parte fondamentale dei nostri spettacoli. Oltre ai pezzi musicati da noi stessi, vorrei sottolineare le tante collaborazioni con Enzo Iannacci e quelle con Dario Fo.
Quindi, potete considerarvi degli artisti a tutto tondo
Nella nostra carriera abbiamo cantato, scritto, musicato, fatto cabaret, recitato al teatro e al cinema. Più che quella di artisti a tutto tondo mi piacerebbe di più la definizione di “Saltimbanchi”.
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