Referendum caccia, sabato si consegnano le firme, ma col rebus di quelle online

Referendum caccia, sabato si consegnano le firme, ma col rebus di quelle online

Massimo Sbardella

Referendum caccia, sabato si consegnano le firme, ma col rebus di quelle online

Ven, 29/10/2021 - 13:53

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Alle 15 del 30 ottobre i promotori in Cassazione, ma molti Comuni non hanno presentato le liste elettorali per le validazioni

Sabato 30 ottobre, alle 15, i promotori del referendum contro la caccia porteranno le firme raccolte in Cassazione. Superate le 500 mila firma richieste, anche se c’è l’incognita di quelle online. Che sono circa 73mila, secondo quanto comunicato dallo stesso comitato. Una modalità nuova, prevista quest’anno per la prima volta.

L’incognita firme online

Un’incognita, perché la procedura prevede per le firme online la certificazione da parte dei Comuni, che attestino l’iscrizione alle liste elettorali. Operazione sulla quale molti Comuni sarebbero però in ritardo, come denunciato dalla senatrice Virginia La Mura (ex 5 stelle e oggi esponente di Sinistra Italiana) sostenitrice del quesito referendario contro la caccia. Che ha scritto al ministro Cartabia per chiedere una ulteriore proroga fino al 15 novembre, dopo quella che ha spostato di un mese, al 31 ottobre, il termine ultimo per la presentazione delle firme. Difficile tuttavia, secondo quanto si apprende da fonti politiche, che venga concessa.

I cacciatori confidano nel fatto che non ci siano i tempi e che le firme contestate portino quelle valide sotto la soglia delle 500mila necessarie per sottoporre alla Corte Costituzionale l’ammissibilità del quesito referendario.

D’altra parte il timore di bocciature di parte delle firme aveva spinto i promotori del referendum a prorogare ancora di qualche giorno la campagna per la raccolta.

L’iter

La Cabina di regia nazionale delle associazioni venatorie ha dato mandato ai propri legali di seguire il giudizio dell’Ufficio centrale per il referendum, a cui spetta il compito di verificare la legittimità di ogni singola firma raccolta. Ed eventualmente di far valere le proprie istanze alla Corte Costituzionale, che si pronuncia invece sull’ammissibilità del quesito.

Insomma, dalle piazze (reali e virtuali) lo scontro tra una parte del mondo animalista e i cacciatori si sposta ora sul piano burocratico. Per poi tornare sulle piazze, eventualmente, nel caso il referendum contro la caccia venga effettivamente indetto nella prossima primavera.

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