Quel tesoretto (nascosto) della banda della Panda verde

Quel tesoretto (nascosto) della banda della Panda verde

Acciuffati i ladri che hanno fatto razzie a Perugia, ma la refurtiva non torna ancora ai proprietari | Lo sfogo: “Nessuno mi sa dire cosa devo fare per riavere i miei beni”


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Quel 3 marzo del 2018 lo ricorderà per sempre e non per il risultato delle elezioni il giorno successivo. Quella notte, i ladri gli entrarono in casa rubando tutto quello che c’era da rubare, sino a quando, disturbati da qualcuno che aveva dato l’allarme, non si era dileguati, salendo sulla loro Panda verde. Un’auto diventata famigerata nei primi mesi del 2018 in varie località della periferia perugina. Perché la ‘banda della Panda verde’, come venne poi soprannominata, aveva messo a segno colpi non soltanto a Villa Pitignano, dove aveva appunto ‘operato’ la notte del 3 marzo, ma anche a Ponte San Giovanni, Ponte Felcino, Ponte Valleceppi. Tanto da diventare un incubo per i perugini che ne segnalavano la presenza.

Ma proprio l’utilizzo di quella Panda verde aveva consentito già a fine aprile ai carabinieri di acciuffare i due albanesi, irregolari, già noti alle forze dell’ordine perché protagonisti di furti e violenze ai danni dei proprietari delle abitazioni che decidevano di svaligiare.

Anche al momento della loro cattura non hanno esitato a reagire ai militari con calci e pugni. Ma alla fine, sono stati assicurati alla giustizia.

Finito un incubo per i perugini, anche se purtroppo, di ladri, che agiscono da soli o con la loro banda, continuano ad essercene tanti, come dimostrano le cronache. Ma soprattutto, le vittime dei furti della Panda verde hanno pensato che presto sarebbero rientrati in possesso dei loro beni, almeno di quelli che i due ladri albanesi non avevano fatto in tempo a a vendere ai ricettatori.

E invece, far tornare quel ‘tesoretto’ ai loro legittimi proprietari diventa un’impresa. “Ho chiamato più volte alla stazione dei carabinieri – ricorda una delle persone che ha subito il furto – ma non mi sanno dire quando potrò riavere i miei beni, alcuni dei quali per me hanno un grande valore affettivo“.

Prima, infatti, serve che i magistrati dispongano la procedura per il riconoscimento dei beni. “Le mie cose – racconta l’uomo – le avevano messe nella federe del cuscino preso dal mio letto. Se sono ancora lì dentro, è abbastanza facile riconoscerli“. Non così per i tempi della giustizia, che lascia quel ‘tesoretto’ ancora lontano dai legittimi proprietari.

 

 

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