Quando i molti pagano gli errori dei pochi

Quando i molti pagano gli errori dei pochi

Redazione

Quando i molti pagano gli errori dei pochi

Gio, 07/04/2022 - 08:30

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Una riflessione di Massimo Paneni, del Gruppo comunicazione del Club Cacciatori “Le Torri”

Politiche energetiche e conseguenze sul caro-vita, anche in relazione a quanto sta accadendo a seguito della guerra russo-ucraina. Su questo tema, riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Massimo Paneni, del
Gruppo comunicazione del Club Cacciatori “Le Torri”.

Da un po’ di tempo si parla (anche se non molto considerando l’importanza dell’argomento) dei problemi derivanti dal caro-energia. Il Governo, o meglio il sant’uomo di Draghi (che il Signore ce lo conservi a lungo), ha dovuto fare due manovre correttive per cercare di tenere basso il costo di carburante, luce e gas. Essendosi rivelate insufficienti, è stato costretto a farne un’altra per aiutare le imprese. Il tutto per un ammontare di circa 5,5 miliardi di euro (che, ovviamente, sono soldi nostri). Nonostante ciò, nel 2022, rispetto allo scorso anno, per le bollette di luce e gas, le famiglie italiane spenderanno 40 miliardi di euro in più, e le imprese 65. A questo si aggiunge l’incremento di circa il 50% del costo del carburante e del 120% del metano per autotrazione, con conseguente aumento dei prezzi di tutti i beni al consumo.

L’agricoltura, poi, è prossima al collasso: negli ultimi mesi si è avuto un incremento del 40% per i fertilizzanti, del 60% per gli imballaggi in plastica e, con l’aumento del costo dell’energia per il riscaldamento delle serre, il prezzo dei nostri prodotti è assolutamente fuori mercato…

E’ curioso notare che, oltre a non parlarne troppo,  quasi mai si cercano la cause di questa catastrofica situazione, e quando lo si fa si interpellano dei “fancazzisti” di professione per cui la colpa sarebbe dei produttori di petrolio che, irritati (sic!!!) per il nuovo corso ecologico dell’economia mondiale, hanno aumentato a dismisura e senza motivo il prezzo del greggio, oppure alla guerra (?) russo-ucraina per giustificare l’aumento del prezzo del metano.

Nessuna voce si leva per far notare come vent’anni di “no” (a tutto) da parte del mondo animal-ambientalista ha privato il nostro Paese di qualsiasi (o quasi) tipo di produzione “autarchica” di energia. No al petrolio perché…, no al nucleare perché…, no all’eolico perché…, no all’idroelettrico perché…, no al solare perché… però parlano di utilizzare energia rinnovabile: quale… come??? E nel frattempo compriamo, ad esempio, energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari francesi, così come compriamo metano dalla Croazia che lo estrae dall’ Adriatico (noi che ne abbiamo più di loro invece, grazie sempre agli animal-ambientalisti, dall’Adriatico non preleviamo niente). Miliardi e miliardi di lire prima ed euro poi per studiare, cercare ed avviare siti finalizzati a creare energia dal nucleare, dall’estrazione di petrolio e di metano (che comunque il nostro Paese possiede) gettati al vento: la nostra produzione di metano rispetto a vent’anni fa si è ridotta del 75%  quando avrebbe potuto invece aumentare enormemente.

Non è che parlare di queste cose in questi termini modificherebbe la situazione, ma almeno si ristabilirebbe la verità e, chissà, per il futuro si potrebbero prendere delle decisioni che, pur rispettando l’ambiente, metterebbero meno in crisi il sistema economico delle aziende e delle famiglie del nostro Paese.

Dott. Massimo Paneni
Gruppo comunicazione
Club Cacciatori “Le Torri”

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