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“Promesse elettorali non mantenute”, i cacciatori si rivolgono direttamente alla Tesei

Scontro con l’assessore Morroni, le associazioni venatorie si rivolgono direttamente alla presidente Tesei. Con una richiesta di incontro firmata dai presidenti delle associazioni Federazione Italiana della Caccia (Simone PETTURITI), Associazione Nazionale Libera Caccia (Lando LORETONI), U.N. Enalcaccia Pesca e Tiro (Francesco RAGNI), A.N.U.U. Migratoristi (Wladimiro BOSCHI), Caccia Pesca e Ambiente (Angelo LIURNI) e delle associazioni di protezione ambientale Unione Regionale Cacciatori dell’Appennino (Filippo DURANTI), Wilderness Comitato Provinciale di Perugia (Marco BROCCATELLI).

L’appello alla Tesei

Associazioni Venatorie e di protezione ambientale, in rappresentanza di oltre ventimila cittadini umbri, che si rivolgono alla presidente “affinché intervenga per ristabilire la dovuta armonia fra le importanti componenti della nostra società, agricoltori e cacciatori”.

“Nella cultura e nelle tradizioni della nostra gente umbra – scrivono le associazioni – la caccia è, da sempre, una componente importante. Essa deve essere perciò salvaguardata e, per quanto possibile, favorita e potenziata. L’esercizio venatorio vive un momento non facile e non solo per l’aprioristica contrapposizione di alcune associazioni ambientaliste e animaliste, che non ne conoscono i valori e fingono di ignorare che la caccia, per definizione, è amica della natura e vuole solo proteggerla”.

Caccia, i nuovi problemi

Problematiche nuove, evidenziano, che hanno importanti ricadute economiche sulle attività agricole della regione. In particolare per il proliferare di caprioli e cinghiali, o come i corvidi, “veri e propri killer nemici dell’ecosistema”.

Non meno preoccupanti sono anche le emergenze territoriali prodottesi con la fine del set-aside, che ha determinato l’affidamento dei terreni ai terzisti previlegiando le monoculture o le colture estremamente specializzate, “ambedue incompatibili con una gestione faunistica prolifera e redditizia”.

Una situazione di fronte alla quale, per le associazioni firmatarie del documento, la vicinanza delle istituzioni ed in particolare della Regione diventa determinante “per poter continuare a svolgere in Umbria l’attività venatoria in maniera proficua, soddisfacente e in armonia con gli agricoltori”.

“Solo promesse elettorali”

“Già nel 2019, durante la campagna elettorale – ricordano alla Tesei – il mondo venatorio raccomandò ad alcuni candidati, che oggi siedono con Lei nei banchi del consiglio regionale, un atteggiamento favorevole verso la caccia ‘sociale’ e rappresentò la necessità della riconduzione degli A.T.C. al loro ruolo naturale di organismi tecnico-gestionali e non di dispensatori di prebende, come la liquidazione dei danni prodotti in agricoltura dalla fauna selvatica o insalvatichita. Tutto questo non è avvenuto, gli impegni assunti sono rimasti solo promesse elettorali”.

Danni cinghiali e quote dei cacciatori

Ne è una prova, secondo le scriventi associazioni, quanto sta accadendo in questi giorni, con gli ATC 1 e 3 che predispongono i bilanci consuntivi del 2020 prevedendo entrate per centinaia di migliaia di euro che dovrebbero pagare i “cittadini cacciatori” perché non sono stati completati i piani di prelievo della specie cinghiale. Senza tener conto, evidenziano, che anche questa categoria di cittadini ha sofferto le restrizioni della pandemia Covid 19, rimanendo alcuni mesi chiusi in casa impossibilitati a lasciare il Comune di residenza e, di fatto, senza poter esercitare la caccia.

Prima della fine del 2020, consapevoli di quello che potevano subire le coltivazioni agricole, i cacciatori avevano interessato il competente Assessorato regionale perché intervenisse a sostegno degli ATC. “La nostra sollecitazione – accusano – non ha avuto risposta”.

I cacciatori minacciano di non collaborare più

Per questo i cacciatori delle associazioni che non hanno votato il bilancio dell’Act1 vogliono spiegare direttamente alla governatrice il perché di questo atteggiamento. Che sarà tenuto anche per l’Atc3. E che, annunciano nella lettera, porterà “con molta probabilità, a chiudere ogni futuro rapporto di collaborazione da parte dei cacciatori nel contenere gli squilibri faunistici”.

Le opposizioni: promesse elettorali non mantenute

“Si scoprono le carte rispetto alle operazioni tentate da qualche consigliere di maggioranza” accusano dall’opposizione i consiglieri regionali Michele
Bettarelli (Pd-vice presidente Terza Commissione), Tommaso Bori (Pd) e Andrea Fora (Patto civico per l’Umbria). Che parlano di “promese elettorali non mantenute” e aggiungono: “Consiglieri leghisti che a parole chiedono ad Atc di non applicare il regolamento regionale che ne disciplina il funzionamento per poi, da forza di governo regionale, non far
nulla per cambiarlo”.

“Promettere in campagna elettorale, disattendere poi quelle promesse ed
alimentare un tutti contro tutti pur di tentare scalate per il controllo
politico di organismi: questo – aggiungono – stava accadendo in Umbria
sulla pelle di cacciatori ed agricoltori. Un modo di fare politica che non ci
appartiene; soprattutto in un periodo storico così complicato e nei
confronti di chi – continuano i tre consiglieri di opposizione -, dalla
terra trae i propri profitti con sacrifici e che vede distruggere i propri
raccolti così come di chi contribuisce attraverso la propria attività al
controllo e gestione degli ungulati”.

“Dinanzi a queste dichiarazioni torniamo oggi a ribadire con forza, per
l’ennesima volta – assicurano Bettarelli, Bori e Fora -, che siamo
disponibili a lavorare per normare in modo diverso le prossime stagioni
venatorie, anche cambiando il Regolamento regionale (5/2010), ma soprattutto che a noi non interessano strumentali cambi di vertice e personalismi, ma crediamo fermamente che la Regione Umbria debba fronteggiare questa situazione eccezionale facendosi carico dello stanziamento di un contributo straordinario a causa dell’emergenza Coronavirus, che ci impegneremo a sostenere – concludono -, affinché gli agricoltori siano quanto prima risarciti per i danni subiti e i cacciatori non siano vessati da quote esorbitanti da dover pagare”.