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PROGETTO “RISORGIMENTO 1861-2011”, SANDRO CAPPELLETTO RACCONTA BEETHOVEN E PAGANINI (foto)

Nuovo esercizio di scrittura degli studenti del Liceo Pedagogico “B.Angela” di Foligno che recensiscono l'importante convegno di apertura del progetto “Risorgimento 1861-2011” e che vede coinvolti gli Amici della Musica di Foligno, un gruppo di scuole delle Secondarie Superiori ( il “B.Angela” ed il liceo scientifico “G.Marconi”), con il fattivo sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno e la stessa Ca.Ri.Fo.

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di Lucia Fantauzzi (*)

Venerdì 14 gennaio, ore 17:00. La sala conferenze di palazzo Trinci si riempie di giovinezza e curiosità. Giovani volti provenienti dalle scuole superiori di Foligno hanno infatti colmato la sala per seguire con interesse la conferenza tenuta da Sandro Cappelletto, il noto giornalista e critico italiano famoso anche come musicologo.

La conferenza, tenutasi in occasione del progetto “Risorgimento 1861 – 2011” che intende celebrare il centocinquantesimo anno dall'Unità italiana, ha avuto l'intento di introdurre il concerto di questa sera che vedrà protagonisti due grandi musicisti internazionali come il violinista Shlomo Mintz e il pianista Petr Jirikovski che eseguiranno brani di Beethoven e Paganini.

Ed è proprio questi due, apparentemente lontani, artisti che Sandro Cappelletto ha reso protagonisti dell'incontro e di cui ha voluto analizzare le vicende biografiche e i loro rapporti con la storia, con la politica, con la libertà, con il potere e con la loro passione per la musica: Ludwing Van Beethoven (1770-1827) famoso per la sua musica come per la sua sordità e conosciuto per la rivoluzione musicale che ha compiuto e Niccolò Paganini (1782-1840), l'uomo che sapeva far ballare il violino, celebre virtuoso autore di impossibili capricci.

Entrambi questi musicisti nascondevano un'anima politica rimasta oscurata dai loro talenti. Quanti conoscevano l'esistenza di una sinfonia di Beethoven dedicata a Bonaparte? E quanti sapevano di un'adesione del Paganini alla massoneria e ai moti carbonari?

Sono informazioni che vengono spesso lasciate in secondo piano, forse non senza ragione, rispetto al talento straordinario dei due musicisti. Ma Cappelletto ha svelato i segreti celati dalle doti ed ha offerto ai ragazzi la possibilità di conoscere questi due personaggi con maschere che spesso non si fanno loro indossare.

“Beethoven aderì alla rivoluzione francese -racconta il musicologo- e dedicò anche una sinfonia a Napoleone Bonaparte, anche se poi sentì ingannati i suoi ideali quando il politico si dichiarò imperatore. Napoleone per Beethoven passò così da imperatore a traditore, ed il musicista stracciò così la dedica inserendo una marcia funebre nella sinfonia. Una marcia funebre che Beethoven sembra voler suonare al funerale dei suoi stessi ideali, come se l'inserimento di un brano così malinconico servisse a bloccare la composizione: esso la blocca, e con lei arresta gli ideali che il musicista rimpiange”.

“La sinfonia ora viene denominata “Sinfonia eroica” -prosegue Cappelletto – è un eroismo dolente, sconfitto, deluso da un uomo da cui è stato tradito”.

Molto diverso l'approccio di Niccolò Paganini che visse unicamente del suo talento, richiedeva cachèt altissimi per suonare e divenne famoso per le sue abilità talmente anomale con il violino che a lui furono addirittura dedicate caricature che lo rappresentavano come un uomo che avesse fatto un patto con il diavolo per riceverle.

Ovviamente non c'entrava nessun demone e nessuna stregoneria: era solamente puro talento.

“Ma Paganini non fu tradito -chiarisce Cappelletto- anzi lui in qualche modo, tradì. Accettò di suonare nel 1828 per l'imperatore Francesco I, storico nemico dell'Italia e suonò per Metternich, colui che si complimentò con il generale Radetzky dopo le stragi della prima guerra di indipendenza in Italia”.

Eppure suonò. Eppure, non può essere considerato traditore. C'è una cosa che egli non tradì mai: la sua arte. E per un artista è forse la fedeltà più importante.

“L'accostamento tra Beethoven e Paganini è particolare -spiega il musicologo- il primo rimane infatti vittima dei suoi defunti ideali che esprime attraverso la sinfonia, il secondo pone l'arte sopra la politica. Di questi due grandi personaggi ci rimane un'unica grande certezza: l'amore per le note, le melodie, le composizioni e i suoni, che hanno fatto loro trasmettere le delusioni, nel caso di Beethoven, o gli hanno permesso di condurre una vita di comodità, nel caso di Paganini. La storia ci racconta di artisti distanti dagli eventi, della loro appartenenza ai partiti, del loro essere rivoluzionari o controrivoluzionari ma c'è una cosa che rimane sacra: la loro libertà”.

E a conferma di questa affermazione, Cappelletto decide di far ascoltare ai ragazzi quello che ormai è diventato l'emblema della libertà: il Fidelio di Beethoven, il coro dei carcerati che escono e tornano a vedere la luce e a respirare di nuovo aria pulita e satura d'ossigeno.

I ragazzi ascoltano con interesse, qualcuno di loro chiude gli occhi e prova ad immaginare e nessuno riesce a spiegarsi come dopo più di duecento anni un insieme astratto di note riesca a diventare così concreto e a provocare emozioni memorabili.

A questo risponde deciso Cappelletto: “Qualsiasi suono muore dopo pochi secondi, ma vive per sempre nella nostrano memoria”.

(*) Studentessa del V° Ap Liceo “B.Angela” Foligno

Foto: Studenti