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PROCESSO BIOMASSE, CONSIGLIO STATO DA RAGIONE A COMUNE SPOLETO. SOCIETA’ CHIEDEVA 90 MILIONI €

(Carlo Ceraso) – Il Comune di Spoleto aveva ragione. E’ in estrema sintesi quanto hanno riconosciuto i magistrati del Consiglio di Stato che hanno posto la parola fine all’annoso processo amministrativo della centrale a biomasse. Una vicenda che fece tremare la prima Giunta Brunini e che vide anche un processo penale a carico di 11 cittadini (tutti poi assolti) che occuparono il consiglio comunale per protestare contro quel progetto.

Era il 2001 quando la città si ribellò all’installazione della centrale a Santo Chiodo. Una protesta con tanto di presidio che sembrava quasi far rischiare le dimissioni allo stesso primo cittadino dell’epoca.

A sbrogliare la matassa fu l’architetto Giuliano Maria Mastroforti che, fresco di nomina, cominciò a studiare le carte. A seguito di un sopralluogo presso il cantiere, il dirigente e i tecnici dell’ufficio urbanistica si accorsero che l’opera in costruzione non era conforme al progetto ordinario.

In pratica il manufatto, o meglio le fondamenta, erano molto più grandi di quanto stabilito per quell’area.

Vennero quindi sospesi i lavori e chiesti chiarimenti alla azienda costruttrice. Che di fornire spiegazioni non volle però saperne. Fuori dai cancelli, intanto, centinaia di spoletini continuavano la protesta giorno e notte.

Si arrivò così alla revoca della licenza edilizia. La replica dell’azienda non si fece attendere con i legali che trascinarono il Comune dapprima dinnanzi al Tar (3 i ricorsi di cui 2 respinti dai magistrati regionali) e ancora davanti al Consiglio di Stato. Enorme la richiesta di risarcimento danni: 54milioni di vecchie lire al giorno – questo quanto chiedeva la società –, dalla revoca fino alla conclusione del procedimento. Poco più di 90milioni di euro.

Ma il Consiglio di Stato ha accolto la tesi del Municipio, difeso dagli avvocati Antonio Campagnola del foro di Roma e Massimo Marcucci del foro di Spoleto. La sentenza risale a qualche giorno fa ma se ne è appresa notizia solo in queste ore spulciando l’albo pretorio. Qui infatti compare la delibera (clicca) con la quale il coordinatore dell’ufficio legale, il dottor Paolo Ricciarelli, ha disposto il saldo delle prestazioni professionali dell'avvocato Campagnola per la conclusione del contenzioso.

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