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PRINCE A UMBRIA JAZZ, IERI SERA IL VERO EVENTO DELL'EDIZIONE 2011 DELLA KERMESSE MUSICALE

Carlo Vantaggioli

Tafkap, ovvero The Artist Formerly Known as Prince, torna in Italia “più bello e più superbo che pria…”, direbbe Petrolini.
E sicuramente non è un caso che il magament di questo incredibile artista abbia scelto la platea di Umbria Jazz per l’unica data del suo Welcome 2 America Tour, uno spettacolo di grande respiro tecnico e musicalmente intelligente. Roger Nelson “Prince” si guarda alle spalle e ritrova le sonorità del Rock, del Funky e del R&B. E siccome il lavoro di solito lo fa bene, rispolvera anche grandi capolavori come The Look of Love di Burt Bacharach che lui smaterializza e trasforma in nuovi pezzi dal sapore “princiano”.
Ma lo spettacolo andato in scena ieri sera al Santa Giuliana merita un analisi su più fronti. Andiamo per ordine.

L’opportunità del concerto. Si è parlato tanto come sempre di cosa mai potesse significare la presenza di Prince a Umbria Jazz, con il solito corollario di critiche al modello che da anni ormai vede nel programma della manifestazione convivere jazzisti puri e duri con star dello showbiz. In alcuni casi la tentazione di dire che il senso di tutto ciò sta solo nella spinta commerciale della cosa, aveva un suo perché. Poi arrivano artisti come Prince e domande e dubbi svaniscono di colpo. Lo spettacolo del folletto di Minneapolis si mormora sia costato qualcosa come 600mila euro, motivo per cui i biglietti non potevano essere prezzati meno dei 70 Euro+5 di prevendita stabiliti. Ma una volta scoperto cosa c’è oltre il cachet dell’artista, si capisce come una macchina del genere tenda sostanzialmente al pareggio tra costi e ricavi del botteghino, mentre rimane decisiva l’opportunità di non mandare persa l’unica data italiana di un grande artista internazionale. Ieri sera la conferma inequivocabile di una simile scelta da parte dell’organizzazione.

Sul palco come in un film. Introdotto il pubblico in una sorta di ombelico buio dove campeggia il solito strano ed indecifrabile simbolo di Prince, al primo accendersi di luci si scopre immediatamente la regia dello show. Uno schermo gigante alle spalle del gruppo, tagliato a forma di occhio, che trasmette con una qualità e vividezza di colori incredibile la ripresa diretta del concerto ad opera di una vera e propria troupe televisiva. Sul palco due telecamere mobili seguono da più angolazioni tutto quanto accade nel corso dello show.
Un set luci incredibilmente bello e potente, più volte comandato dallo stesso Prince che decide come accendere e spegnere o dove illuminare, rende ancor più surreale l’impatto sul pubblico del racconto musicale. Molti anche gli effetti video usati per accompagnare le immagini. Durante l’esecuzione dei pezzi spesso usato come sfondo il diagramma del suono. Ogni nuovo brano, preceduto da un rumore di tuono come se un temporale si stesse per abbattere sul Santa Giuliana.
Prince poi non rinuncia all’uso di costumi di scena di sicuro impatto. Ieri sera l’artista indossava una sorta di casta redingote di seta gialla tone sur tone con un paio di pantaloni oro, minimale in confronto ai reggicalze e tacchi a spillo degli anni ’80. Le cantanti che lo accompagnavano non erano da meno con sete a profusione e acconciature indefinibili condite di strass e applicazioni luccicose anche sulle orecchie. Una specie di total look che rimandava un po’ ai film di fantascienza degli anni ’70 tipo Star Trek. Ma il film a cui abbiamo subito associato ciò che stava accadendo sul palco è Stargate ( di Roland Emmerich), dove in una sorta di grande occhio liquido universale si passa da una realtà ad un'altra, da un periodo storico ad un altro.

La musica. Prince tecnicamente non ha ceduto un millimetro della sua straordinaria capacità creativa, esecutiva e di improvvisazione. Comunque ligio alla struttura dello show, sa concedersi come pochi in generosi allunghi interpretativi di ciò che suona. La voce è la stessa, potente e meno incline a strilletti senza una ragione. Un artista ancora più maturo, ma forse basterebbe dire più riflessivo e legato alle sue origini. Il personaggio ci ha abituati nel corso del tempo a incessanti mutazioni di stile, ma a voler ben guardare quella di ieri sera è una fase decisamente intima e forse anche più seduttiva di Roger Nelson, un percorso che lascia da parte gli eccessi precedenti. Inutile dire che su questo tipo di indagine ci sono sempre due partiti. Ma vale sempre ricordare al lettore che la nostra non è critica musicale con l’elmetto.
Non siamo amanti in generale delle cover, ma bisogna ammettere che quelle sentite ieri sono state degli esperimenti interessanti. Bob Marley, Bacharach, Jimi Hendrix, tutti artisti sul cui terreno avventurarsi è peggio che finire in un campo minato. Da escludere la voglia di ammiccare, non è il luogo Umbria Jazz dove poter mettere in atto pratiche di dissuasione o depistaggio sul pubblico. Si è trattato solo di un giusto equilibrio tra capacità musicale e studio interpretativo. Prince che si mette al servizio di altri quasi non sembra vero…

Le donne sul palco. Che Roger Nelson sia un attento estimatore del genere femminile è cosa nota ai più. Alcune sue liriche esplicite in tal senso gli causarono qualche guaio in America. E che ami contornarsi di strumentiste e coriste di indiscussa bellezza è altrettanto una caratteristica costante della sua carriera musicale. Chi non ricorda Wendy & Lisa (Wendy bellissima e bravissima chitarrista), ma anche Apollonia6 e Sheila E, belle quanto esotiche nei loro nomi d’arte.
Ieri sera sul palco del Santa Giuliana sono apparse, Ida Nielsen al basso, Cassandra O’Neal alle tastiere, e Andy Allo alla chitarra e voce. Niente di esotico nei nomi ma soprattutto Andy Allo di una bellezza notevole. Tutte e tre comunque bravissime e molto capaci.

Il vero spettacolo. Tutti davano per scontato che il vero spettacolo fosse quello previsto a partire dalle 21,30 conclusosi poi verso le 23. Ed invece, come pare Prince stia abituando il pubblico ultimamente soprattutto se si diverte lui, il vero show inizia con i “bis”. Il primo concesso è la mitica Purple Rain in un tripudio di luccichini viola che scendono copiosi dal palco. Ma la cosa non finisce li e Prince continuerà a suonare e tornare davanti ai circa 7mila presenti che non smettono di ballare e cantare, per quasi altre 3 ore. Una maratona che sfiancherebbe un atleta, ma che in fondo marca la differenza tra Tafkap e i comuni mortali.

Le critiche. Feroci per la scelta di non far scattare nemmeno una foto ai fotografi accreditati, compreso ovviamente quello di Tuttoggi.info, mortificando così il lavoro fatto sia nei giorni scorsi e la presenza costante ai concerti, di qualunque livello fossero. Davvero eccessivo che non si sia potuto fare il proprio mestiere in un occasione come questa. Senza contare che dopo nemmeno un ora dalla fine del concerto ampi brani dello spettacolo erano già stati postati si Youtube. Facile allora spegnere le attrezzature degli accreditati, meno semplice controllare che lo facciano 7mila persone. Si spera solo che sia stata una decisione del management di Prince e non di UJ. La cosa sarebbe piuttosto grave.

Infine il “perché” di questo spettacolo l’abbiamo sentito chiaro da un gruppo di cordiali ragazzi veneti incontrati nel back stage prima dello show, e che addentando un hotdog, già provati da 5 ore di macchina, non vedevano l’ora di buttarsi nella mischia per ascoltare il concerto. Alla domanda su chi glielo aveva fatto fare di farsi un viaggio così lungo e oltretutto spendendo una cifra per un biglietto non proprio economico, con l’incognita di che tipo di concerto potesse venir fuori, la risposta netta e definitiva è stata “E quando ci ricapita un evento del genere?”.
Avevano ragione a quanto pare.

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(modificato ore 13,58)