Primo trapianto di cellule staminali autologhe per il trattamento del lichen sclerosus

Primo trapianto di cellule staminali autologhe per il trattamento del lichen sclerosus

Redazione

Primo trapianto di cellule staminali autologhe per il trattamento del lichen sclerosus

Eseguito con successo dall'equipe del prof. Gerli un intervento innovativo per il trattamento di questa malattia dermatologica autoimmune
Lun, 03/02/2025 - 12:59

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Primo trapianto di cellule staminali autologhe per il trattamento del lichen sclerosus – malattia dermatologica autoimmune. E’ stato eseguito all’ospedale di Perugia dall’equipe della Clinica Ostetrica e Ginecologica, sotto la direzione del Prof. Sandro Gerli, con la collaborazione delle dottoresse Gabriela Baiocchi, Maria Cristina Spataru e Laura Marchesini, medico anestesista della struttura di Anestesia e Rianimazione, diretta dal prof. Edoardo De Robertis.

Un intervento che segna un passo significativo per la medicina rigenerativa in ginecologia. Con questo successo, l’Azienda Ospedaliera di Perugia si pone all’avanguardia nel panorama nazionale, mostrando come la medicina rigenerativa possa ampliare le opzioni terapeutiche anche nella sanità pubblica.

“Le pazienti – spiega il prof Gerli – avevano provato tutte le terapie convenzionali, tra cui il trattamento cortisonico, ma senza successo. La soluzione che abbiamo proposto rappresenta una vera e propria rivoluzione nel trattamento della malattia. Si tratta esattamente del trapianto di cellule staminali autologhe prelevate dal grasso addominale, poi processate e reimpiantate nell’area vulvare. Questo trattamento, che si inserisce nel campo della medicina rigenerativa, ha lo scopo di rinnovare il tessuto vulvare danneggiato, creando una nuova e sana barriera contro la malattia”.

“L’intervento – informa il prof. Gerli – si è svolto in tre fasi: l’espianto del grasso, il processo di filtraggio per isolare le cellule staminali e i fattori di crescita, e il reimpianto del materiale rigenerativo nell’area vulvare. Entro 60-90 giorni, le cellule staminali trapiantate sostituiranno il tessuto malato con un nuovo tessuto sano, ripristinando la funzionalità e il benessere delle pazienti. Nonostante la delicatezza della procedura, – conclude – l’intervento è durato circa un’ora per ciascuna paziente e si è concluso senza alcuna complicazione. Le pazienti sono state dimesse il giorno seguente”.

(nella foto, da sinistra, il prof. Gerli, la dr.ssa Marchesini, la dr.ssa Baiocchi e la dr.ssa Spataru)

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