Spoleto

Prg Spoleto, sindaco e assessora sfiduciati, passa la “censura” | Pd strappa, fino a Perugia | Tutti ricordano Adriana Garbagnati

La crisi della maggioranza è ormai ufficiale, almeno nelle intenzioni, e per il sindaco di Spoleto Andrea Sisti e l’assessora Manuela Albertella (ma di conseguenza sul resto della giunta) lo spettro di fare i bagagli dal palazzo si fa più cupo per la prima volta dopo quattro anni e mezzo e su una tematica tanto importante come il Prg, l’atto di pianificazione strategico con cui ogni Comune è chiamato a definire lo sviluppo e l’uso del territorio per gli anni a venire.

Il coupe de theatre è arrivato ieri quasi inaspettato – in realtà si vocifera di accordi sottobanco tra dem e parte dell’opposizione – quando il gruppo Insieme per Spoleto (Cintioli, Loretoni e Piccioni) ha chiesto l’inversione della discussione della propria “mozione di censura” (testuale) contro Sindaco e Asssessora approvata con il voto favorevole dei lisciani dalla posizione 34 alla n. 2 dei punti all’ordine del giorno.

E già da questo voto si poteva immaginare che qualcosa non stava funzionando al meglio negli ingranaggi della maggioranza. Tanto che le lunghe sospensioni dell’assise, volute per cercare un chiarimento e forse una ricucitura, non sono servite a nulla se non a far sentire, anche nei punti più lontani dei corridoi, gli accesi scazzi tra l’assessora e alcuni consiglieri dem.

Intanto, a detta dei soliti bene informati, Sisti lanciava l’Sos a Perugia, raccolto dai vertici di palazzo Donini e della stessa segreteria regionale della Schlein che hanno chiesto al piddì festivaliero di non fare “brutti scherzi”, di non sfasciare quel “Patto avanti” che fin qui ha dato più risultati elettorali che concreti progetti di rilancio. Ma stavolta ogni invito/preghiera/pressione sono caduti nel vuoto: con l’opposizione presente al completo (10), come non succedeva da qualche seduta, è bastato che i fedelissimi del segretario-consigliere regionale Lisci (6) si astenessero dal votare per mandare sotto la maggioranza (9), anticipando così l’intenzione di un avviso di sfratto. Bisognerà ora vedere se diverrà esecutivo o non sarà che l’ennesima tiratina di orecchi per il primo cittadino. Che finora, gli va riconosciuto, si è fatto sempre beffa di pressioni e richieste di cambi di passo, anche pubblici, lanciati dai dem.

Si scrive censura, si legge sfiducia

Chiariamo da subito che per il diritto italiano, da quello parlamentare a quello degli enti locali, non è prevista la mozione di censura, così chiamata in altri Stati e persino dall’Unione Europea, che lungo tutto lo stivale si chiama mozione di sfiducia. Due cose differenti quindi nella sostanza, ma non nella forma. Certo in altri luoghi, persino in un condominio, un voto come quello odierno convincerebbe gli amministratori a rassegnare le dimissioni.

Decisione che non è sicuramente nella volontà né di Sisti, né della Albertella e che forse non vuole lo stesso Lisci che però ha ingaggiato una propria battaglia contro il piddì regionale. Sul piatto della bilancia sono almeno tre i temi su cui i dem non trovano un accordo: dal secondo mandato per Sisti, che Lisci & Co. non vogliono e Perugia ha invece già deliberato, alla partita per l’Ospedale su cui si va sempre più imputando al (solo?) primo cittadino di non fare nulla o poco per riottenere quanto promesso nella campagna elettorale dagli inquilini di Palazzo Donini. Il terzo problema, ma non ultimo, è il bilancio consuntivo approvato appena la scorsa settimana più come ennesimo atto di fiducia che per vera convinzione e bontà contabile.    

L’addio ad Adriana Garbagnati, l’inizio dei lavori

I lavori si aprono con un minuto di silenzio, seguito da molti interventi in ricordo di Adriana Garbagnati, scomparsa ieri l’altro e che ha rappresentato la vera colonna portante del Cantiere Oberdan e lo stesso de La Mama. L’ordine del giorno prevede l’approvazione della transazione a chiusura del contenzioso pendente nei confronti di Intesa Sanpaolo SPA avanti alla Corte d’Appello di Perugia che il Consiglio approva all’unanimità (24 favoli su 24 presenti).

Le sospensioni per evitare la censura

Quello che succederà da questo moment in avanti conferma che la coalizione Pd-M5S-Civici umbri-Ora Spoleto non riescono più a dialogare, né dentro, né fuori il palazzo. E’ Morganti (M5S) a chiedere “15’ di sospensione per un confronto con la maggioranza”: ne passeranno 70’ prima che si torni sui banchi – con buona pace degli addetti comunali, tanto paga Pantalone – dove, solo a guardare l’espressione dei maggiorenti, tanto sono tirati i volti che pare quasi che l’aula si sia trasformata in una ghiacciaia. Con un paio di pinguini e qualche foca, sarebbe uno scenario sarebbe degno del Polo nord.

Per fortuna i lavori prevedono le “comunicazioni” di giunta e consiglieri, così un’altra oretta se ne vola via. Che sia arrivato il fatidico momento? Macchè, a chiedere “5 minuti di sospensione” stavolta è il capogruppo del Pd Lucentini. Ce ne vorranno una quarantina, che verrebbe voglia di iscrivere a bilancio l’acquisto di qualche orologio a muro, magari di quelli a cucù che ogni quarto d’ora ricordano il tempo che scorre.

Si arriva alla fine al fatidico atto, la mozione di censura, letta in aula dal consigliere Piccioni. Un documento durissimo nella sostanza: “Premesso che le tempistiche per l’adozione e l’aggiornamento delle varianti al Prg risultano ampiamente superate rispetto al cronoprogramma annunciato dall’amministrazione; Considerato che a) l’incertezza normativa sta causando un blocco edilizio e una perdita di opportunità per investimenti strategici nel territorio spoletino; b) la gestione politica della delega all’urbanistica è apparsa priva di una visione organica e trasparente, ignorando le istanze di cittadini e professionisti; il Consiglio comunale esprime formale censura nei confronti dell’operato del sindaco e dell’assessore delegato responsabili del mancato coordinamento e dell’inerzia amministrativa sul fronte urbanistico. Fto Paolo Piccioni, Giancarlo Cintioli, Donatella Loretoni”.

La temperatura scende sotto lo zero termico, nessuno si iscrive per la discussione, nessuno prende la parola neanche per le dichiarazioni di voto. Il risultato è come la cronaca di una morte annunciata: 10 favorevoli (Bececco, Catanossi, Cintioli, Cretoni, Dottarelli, Grifoni, Imbriani, Loretoni, Piccioni, Profili), 9 contrari (Alleori, Bonanni, Calabresi, Coltorti, Filippi, Llheshaj, Maso, Morganti e pure Sisti che non rinuncia all’opportunità di votare su se stesso) e 6 astenuti (Buffatello, Fede, Fibraroli, Panetti e Trippetti). Il dado è tratto.

C’è il siparietto della Llheshaj che disconosce il voto contrario dichiarando che avrebbe voluto astenersi. Il Presidente e il Segretario verificano, prendono atto della richiesta di annullare “per errore materiale” la votazione ma appena dichiarano il via libera a ripetere la votazione, ecco che la Lleshaj ci ripensa: “non lo cambio, lo lascio così” dice la fautrice del recente gemellaggio con la citta albanese di Alessio su cui sono in molti a dubitare quali concreti vantaggi porterà ad entrambe le comunità. Con lei, che già mesi addietro aveva mostrato qualche intemperanza nei confronti del piddì, c’è anche il neo ritrovato consigliere Giampiero Calabresi che ha voluto indubbiamente mandare un segnale chiaro al partito cittadino.  

Sindaco e Albertella abbandonano l’aula. Resta il vice sindaco Chiodetti per proseguire con le interpellanze, alcune delle quali giacciono da due anni.

Mozioni tutte approvate

E arriva il momento delle interpellanze. Da quella illustrata da Gianmarco Profili (Alleanza civica) per dotare il Carnevale spoletino di risorse e spazi adeguati, ridotto negli ultimi anni a poco più di sfilate di maschere, da Paolo Imbriani (Lega nord) circa la mancata “adozione della piattaforma unica nazionale informatica Cude” (in favore dei portatori di handcap).

Si passa alle mozioni con Catanossi che, a tre anni dalla presentazione della mozione portata poi in Commissione, annuncia che l’atto ribattezzato “sistemazione degli ingressi della città” deve portare l’amministrazione comunale a richiedere la restituzione de La Grande Spirale di Ettore Colla alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, come da telegramma dell’autore che confermò la donazione alla città di Spoleto, da riposizionare tra Viale Matteotti e Via Martiri della Resistenza: tutti favorevoli i voti (13 i presenti).

E, finalmente, Catanossi porta a casa anche un’altra battaglia (di civiltà) vecchia di quasi tre anni, quella sul “contrassegno rosa identificativo temporaneo” per le donne in stato di gravidanza. A parte qualche precisazione di troppo della Giunta, che su questa mozione ad oggi non molto ha fatto, l’Aula vota compatta: 13 voti favorevoli su 13 presenti.

Con il consigliere Cretoni che chiude il proprio intervento invitando la Presidenza a modificare il Regolamento affinché le mozioni non solo non debbano attendere tempi biblici ma, una volta approvate, vengano monitorate per l’attuazione da parte dell’amministrazione.

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