Aridanghete, si potrebbe dire con un gergo fumettistico. E come in un fumetto, o meglio nel fumo nero dell'ennesima votazione saltata, l'elezione di Patrizia Cristofori, Capogruppo del Pd, alla presidenza del Consiglio comunale, viene impallinata per la seconda volta dai franchi tiratori. Sono 30 i presenti in aula di cui 11 consiglieri del centrodestra che per la seconda volta tornano a mettere in atto la tecnica della presenza in sala consiliare senza il ritiro della scheda. 19 invece i consiglieri di maggioranza presenti, il che all'inizio della seduta, aveva fatto pensare ad una votazione più tranquilla rispetto alla prima. Lunga e circostanziata l'introduzione sulle modalità di voto che portano l'Ufficio di Presidenza a scegliere un metodo “anti-fregatura”, ovvero una scheda elettorale con tutti i nomi dei consiglieri, di maggioranza e minoranza, stampati con a fianco un quadratino da barrare per esprimere la preferenza.
Risultato del “conclave”, 14 voti a favore della Cristofori, un voto a favore di Cappelletti, un voto a favore di Cretoni, un voto a favore di Pompili e due schede bianche. Totale 19 e fine dei giochi.
Caos in sala consiliare, con la minoranza che all'ennesimo scrutinio che prende una brutta piega per la maggioranza, comincia ad agitarsi con espressioni di soddisfazione.
Questa volta è fin troppo chiaro che i cecchini, almeno due siedono tra le file del partito della Cristofori. Ma un analisi completa del fatto politico la si potrà fare solo nelle prossime ore.
Di certo aveva ragione Andreotti quando a proposito di un conclave che andava per le lunghe, con molte fumate nere, consigliò la celebrazione di una messa propiziatrice, non con rito cattolico ma bensì con rito bizantino, molto più lunga e complessa della cattolica, in modo che si capisse la pazienza e la costanza che occorreva per assitervi.
Nel caso della vicenda Cristofori è in atto una vera e propria guerra di trincea e chissà che non si debba recitare un “de profundis”. In rito bizantino per carità.
(C.V.)