Presidenza Atc3, il Tar: decida il Tribunale ordinario - Tuttoggi.info

Presidenza Atc3, il Tar: decida il Tribunale ordinario

Massimo Sbardella

Presidenza Atc3, il Tar: decida il Tribunale ordinario

Mer, 04/02/2026 - 08:23

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Il Tar dell’Umbria non ha sciolto il nodo sulla legittimità dell’elezione che ha portato l’avvocato Roberto Romani alla guida dell’Atc3 dell’Umbria, lasciando inalterata la presidenza.

Il Tribunale amministrativo ha infatti rilevato un’eccezione di giurisdizione rispetto al ricorso presentato dalla Libera Caccia dell’Umbria e da un consigliere dello stesso Atc3, fissando tre mesi di tempo per investire del problema il giudice ordinario. Questo, sulla base di una sentenza del 2021 riferita ad un Gal (Gruppo di Azione Locale, ente di secondo livello in modo simile agli Atc).

Pe il giudice amministrativo, se gli Atc, utilizzando fondi pubblici per la gestione faunistico-venatoria e le altre attività, sono soggetti al diritto amministrativo, la questione sollevata circa la validità della seduta che ha portato all’elezione del presidente riguarderebbe la giustizia ordinaria.

Insomma, un “pareggio” tra il ricorso depositato per conto della Libera Caccia dall’avvocato Marzio Vaccari e lo stesso avvocato Romani che si è costituito per difendere la legittimità della propria carica, che per il momento lascia però immutate le cose e quindi il presidente al suo posto.

La Libera Caccia e l’altro ricorrente stanno valutando con il proprio legale la possibilità di contestare la decisione del Tar ricorrendo al Consiglio di Stato oppure di aprire un contenzioso in Tribunale seguendo la strada della giustizia ordinaria.

La Libera Caccia ha contestato da subito l’elezione di Romani in quanto non sarebbe stata rispettata la maggioranza di legge, cioè due terzi dei consiglieri assegnati (20). A quella prima seduta del Comitato erano presenti 19 membri, in quanto uno si era dimesso. Romani ha ottenuto 13 voti, ritenuti sufficienti perché calcolati su 19; Libera Caccia ritiene che i voti utili debbano invece comunque essere 14, perché da calcolare sul numero di 20.

Una differente interpretazione che ha portato anche ad uno scontro tra le associazioni venatorie, in particolare tra la Libera Caccia, che ha presentato il ricorso amministrativo dopo aver diffidato la Regione, e la Federcaccia, di cui Romani è espressione.

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