Questo l'ordine del giorno presentato dal capo gruppo del PD Marco Trippetti e dal capo gruppo di Città Unita Marco De Angelis, per dichiarare Spoleto “territorio comunale denuclearizzato”, con la conseguente adesione alla campagna referendaria “Si per fermare il nucleare”
Ecco il testo presentato:
“PREMESSO CHE:
– Il governo ha deciso per un ritorno del nucleare nel nostro Paese, con un obiettivo dichiarato di produrre il 25% dell’energia elettrica dall’atomo. Per arrivare a questo obiettivo l’Italia dovrebbe localizzare e costruire sul territorio nazionale 8 reattori come quello attualmente in costruzione in Finlandia (il più grande al mondo).;
– nel Consiglio dei Ministri del 23 marzo scorso è stata decisa la moratoria di un anno per il nucleare nel nostro Paese reintrodotto con la legge delega 99/2009;
– sono stati proposti al corpo elettorale nazionale alcuni quesiti referendari e che le relative consultazioni sono state fissate dal Governo per i giorni 12 e 13 giugno 2011, il secondo di tali quesiti attiene alla politica energetica sostenuta attraverso il ricorso al nucleare, riguardo alla realizzazione in Italia di impianti di produzione di energia nucleare;
– l’istituto del referendum è una delle più importanti forme di democrazia della nostra Costituzione e che lo stesso prevede, per la validità della espressione di voto, il superamento del quorum del 50% degli aventi diritto al voto come da art.75 comma 4 della citata Costituzione Italiana:
CONSIDERATO CHE:
– Il nucleare non ci farà recuperare i ritardi rispetto alle scadenze internazionali per la lotta ai cambiamenti climatici. Semmai l’Italia decidesse di costruire alcune centrali nucleari, passerebbero almeno 10-15 anni prima della loro entrata in funzione, e quindi non riuscirebbe a rispettare l’accordo vincolante europeo che prevede la riduzione del 20% delle emissioni di CO2 del 1990, l’aumento al 20% del contributo delle rinnovabili al fabbisogno energetico, la riduzione del 20% dei consumi energetici;
– Se l’Italia decidesse di puntare sul nucleare, dirotterebbe sull’atomo anche le insufficienti risorse economiche destinate allo sviluppo delle rinnovabili e al miglioramento dell’efficienza energetica, abbandonando di fatto le uniche soluzioni praticabili per ridurre in tempi brevi le emissioni climalteranti, innovare profondamente il sistema energetico nazionale e costruire quella struttura imprenditoriale diffusa che garantirebbe la creazione di molti posti di lavoro (sul modello di quanto fatto in Germania dove ad oggi sono impiegati tra diretto e indotto circa 250.000 lavoratori);
– Solo quattro anni di interventi di risparmio energico nelle case degli italiani (defiscalizzazione al 55%) e di impianti di produzione energia da fonti rinnovabili hanno consentito un risparmio di combustibili fossili equivalenti a 3 centrali nucleari.;
– Grazie al referendum del 1987, l’Italia è stato il primo paese tra i più industrializzati ad uscire dal nucleare. Solo nel 2000, infatti, è stata seguita dalla Germania con la definizione dell’exit strategy dalla produzione di energia elettrica dall’atomo entro il 2020, e più recentemente dalla Spagna.
– Nonostante la ripresa o l’intenzione dichiarata di programmi nucleari in alcuni paesi, il nucleare è una fonte energetica in declino sullo scenario mondiale, tanto che nei prossimi decenni si passerebbe dal 15% del 2006 a circa il 13% del 2030.
– La tecnologia su cui vuole puntare il governo italiano è quella di “terza generazione evoluta”, una tecnologia già vecchia, a maggior ragione se nel 2030 vedrà la luce il nucleare di “quarta generazione”, sempre che abbia risolto nel frattempo i problemi emersi durante le ricerche in corso a livello internazionale.
RILEVATO CHE:
– Nonostante da più parti si continui a spacciare il nucleare come una tra le fonti energetiche meno costose, l’apparente basso costo del KWh nucleare è dovuto esclusivamente all’intervento dello Stato, direttamente o indirettamente, nell’intero ciclo di vita di una centrale dalla costruzione allo smantellamento sino allo smaltimento definitivo delle scorie;
– Sulla sicurezza degli impianti ancora oggi, a 22 anni dal terribile incidente di Chernobyl e alla luce di quanto sta accadendo in Giappone, non esistono le garanzie necessarie per l’eliminazione del rischio di incidente nucleare e conseguente contaminazione radioattiva;
– Rimangono anche tutti i problemi legati alla contaminazione “ordinaria” delle centrali nucleari in seguito al rilascio di piccole dosi di radioattività durante il normale funzionamento dell’impianto a cui sono esposti i lavoratori e la popolazione che vive nei pressi.
– Non esistono poi ad oggi soluzioni concrete al problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi derivanti dall’attività delle centrali o dal loro decomissioning. Le circa 250mila tonnellate di rifiuti altamente radioattivi prodotte fino ad oggi nel mondo sono tutte in attesa di essere conferite in siti di smaltimento definitivo, stoccati in depositi “temporanei” o lasciati negli stessi impianti dove sono stati generati.
– Oltre al problema legato alla sistemazione definitiva delle scorie, esiste anche la necessità di rendere inutilizzabile il materiale fissile di scarto per evitarne il possibile uso a scopo militare, a maggior ragione in uno scenario mondiale in cui il terrorismo globale è una minaccia attualissima;
– Occorre fare i conti con le riserve di U235 (l’uranio fissile altamente radioattivo che rappresenta il
combustibile dei reattori nucleari): al ritmo di consumo attuale, la sua disponibilità potrà essere stimata per circa 70 anni, ma se la richiesta crescesse, si potrebbe riproporre una situazione del tutto simile a quella delle “guerre per il petrolio” e con i tempi di realizzazione delle centrali.
– I considerevoli consumi di acqua necessari al funzionamento dei reattori aggraverebbero la già delicata situazione italiana. Le centrali nucleari francesi usano il 40% delle risorse idriche consumate su tutto il territorio nazionale.
IL CONSIGLIO COMUNALE DELIBERA:
– di dichiarare su proposta il “territorio comunale denuclearizzato”, contrario quindi alla produzione di energia nucleare;
– di vietare su tutto il territorio comunale l’installazione di centrali che sfruttino l’energia atomica;
– di garantire la massima trasparenza e partecipazione nel processo di individuazione di siti di stoccaggio per i rifiuti radioattivi, derivanti anche dal decommissioning delle centrali dismesse dopo il referendum del 1987.
– di invitare i cittadini ad andare a votare in occasione dell’appuntamento referendario garantendo il raggiungimento del quorum necessario del 50%+1 dei votanti.
– di ritenere la moratoria di un anno approvata in Consiglio dei Ministri citata in narrativa frutto di valutazioni politiche e non reale ripensamento sulla scelta nuclearista del Governo;
– di riconoscere pertanto la validità delle motivazioni sottese alla promozione del quesito referendario sottoposto alle consultazioni popolari il 12 e 13 giugno c.a. per la negazione del ricorso ad una politica energetica nazionale fondata sul nucleare.
– di aderire al “Si per fermare il nucleare”.
– di impegnarsi ad approvare il Piano Energetico Comunale con la partecipazione attiva di tutta la cittadinanza e di tutte le forse sociali.