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PRESENTATI A PALAZZO TRINCI I PROGETTI DELLA MOSTRA “DISEGNARE FOLIGNO TRA STORIA E UTOPIA” (FotoTuttoggi.info)

“Forse Giuseppe Piermarini era un terrone per i milanesi?” si è chiesto ironicamente – o quasi – Carlo Terpolilli dell’Università degli Studi di Firenze al seminario di studi della mostra “Disegnare Foligno tra storia e utopia”. Nella città che ha dato i natali al grande architetto del Teatro alla Scala di Milano, sono infatti in fervente attività le celebrazioni del Bicentenario della morte di Giuseppe Piermarini (Foligno, 1734-1808) mentre, come ricorda Alfiero Moretti del Comune di Foligno, “a Milano sono ancora in via di definizione”. Dopo l’inaugurazione della mostra “Giuseppe Piermarini tra barocco e neoclassico. Roma Napoli Caserta Foligno” a Palazzo Trinci, e stamane di “Disegnare Foligno tra storia e utopia” al Centro Italiano di Arte Contemporanea, si è tenuto nel pomeriggio presso la Sala conferenze di Palazzo Trinci il seminario di studi di presentazione dei progetti in mostra al CIAC. I cartellini dei nomi erano lì a promettere la presenza di Italo Tomassoni, Direttore del Centro Italiano di Arte Contemporanea di Foligno, Elisabetta Piccolotti, Assessore alla Cultura del Comune di Foligno, Alberto Cianetti, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, Nando Mismetti, Sindaco del Comune di Foligno, Carlo Bertelli, Presidente del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Bicentenario di Giuseppe Piermarini, Alfiero Moretti, del Comune di Foligno, e Joseph Flagiello, Assessore all’Urbanistica del Comune di Foligno, ma in realtà, a fare i saluti, c’erano solamente Elisabetta Piccolotti, Carlo Bertelli e Alfiero Moretti, con il Sindaco e l’Assessore occupati nel consiglio comunale. Mancava pure, ma è stato ricordato, l’affezionato ex sindaco della città Manlio Marini. Ha dunque iniziato a fare gli onori di casa l’Assessore Piccolotti, che si è detta particolarmente legata al progetto. “Questa operazione culturale non è solo un omaggio a Giuseppe Piermarini, ma ha anche il compito di far scaturire riflessioni che devono accompagnare le pubbliche amministrazioni nell’immaginare la vita collettiva. Ho particolarmente apprezzato l’idea del passaggio tra passato e futuro. Tra l’altro i cittadini di Foligno sono abituati alla mutazione. Con i progetti della mostra abbiamo voluto riflettere su che cosa sarebbe potuta essere Foligno se Piermarini avesse lasciato le sue tracce. I progetti sono stati fatti con passione e volontà. La cultura vive grazie all’impegno volontario. Questa mattina il Ministro Sandro Bondi ha annunciato cosa si andrà a tagliare nel 50% che riguarda la cultura. Ebbene, il Ministro ha tagliato tutti i comitati nazionali per le celebrazioni, tranne quello dedicato a Camillo Benso, conte di Cavour. Quelle per la cultura sono spese non sempre inutili. Speriamo di uscire nei prossimi anni da questa triste situazione”. “E’ una mostra che confronta proposte e progetti” ha proseguito Bertelli. “Il restauro è un punto concreto di riferimento e Piermarini è un architetto coi piedi per terra che ragiona in maniera concreta e interviene in una situazione di sconvolgimento”. “E’ la terza mostra su Piermarini” è intervenuto Moretti. “Lo abbiamo raccontato e approfondito in tutti i modi. Stiamo intercettando la sua contemporaneità ed è il giusto omaggio per il suo impegno che ebbe per 30 anni con i giovani a Brera. Dobbiamo continuare sul filo della formazione e del coinvolgimento. L’idea l’abbiamo pensata e fatta in meno di 4 mesi e con risorse limitate”. Le autorità hanno poi lasciato il posto a Paolo Belardi dell’Università degli Studi di Perugia, Marco Mulazzani dell’Università degli Studi di Firenze, Benedetto Todaro dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e Carlo Terpolilli. “Questi progetti rappresentano un realismo visionario verso il futuro, ridisegnati da una pianta di Foligno del 1819” afferma Belardi. “L’idea è nata a tavola ed è abbastanza inventata, ma i disegni sono straordinari. Foligno non ha rinunciato a migliorare, anzi, è meglio di come era prima. E’ una bella città”. “Foligno è ancora identificabile come città” gli ha fatto eco Belardi. “Questi progetti sono un richiamo al valore dell’immaginazione, dell’immaginare una condizione altra. L’utopia è strettamente legata con l’arte e va aggiornata”. “Gli architetti fanno professione e ricerca” ha detto Mulazzani. “Quello che è stato provato è un atteggiamento di malinconia, non di nostalgia, che prende atto della frattura e muove il fare progetto. Abbiamo cercato un confronto con il nucleo della città storica, con ciò che è stato e non può più essere per vivere della città”. “La frattura è recente” prosegue Terpolilli. “L’operazione è al limite, provocatoria, sperimentale e dimostrativa. Abbiamo dimostrato che le cose si possono fare”. Lo spazio è stato infine lasciato alla presentazione dei progetti di AtelierMap di Siracusa, Ruggero Baldasso Architects di Venezia, Alessandro Bulletti di Perugia, Ceschia e Mentil Architetti Associati di Venezia, studio KUADRA di Cuneo, MARC di Torino, Francesco Matucci di Firenze, nEmo Gruppo di Firenze e GIOVANNI VACCARINI architetti di Pescara. I progetti si possono consultare nel catalogo gratuito della mostra.

(Elisa Panetto)