Spoleto

Pranzo abusivo a Spoleto? Ecco la verità, parla il ristoratore positivo. Scattano querele

Un pranzo di Pasqua abusivo, anzi no una cena. Quaranta persone contagiate, anzi no oltre 100 tutte in quarantena per il Coronavirus. Sono queste solo alcune delle voci che circolano in città da un paio di giorni. Tutte diverse tra loro, ricche di particolari fantasiosi, con un unico denominatore: un ristorante di Spoleto. Peccato che tali voci siano tutte false.

Come confermano – per quanto di loro competenza – Regione Umbria, Comune di Spoleto e forze dell’ordine. Non c’è stato nessun pranzo abusivo, nessuna festa, non ci sono gruppi di spoletini in quarantena o peggio ancora positivi, non ci sono denunce.

Nessun nuovo positivo al Coronavirus da venerdì

A Spoleto, infatti, i casi di positività al Coronavirus, dopo essersi fermati a 27 a inizio aprile, sono saliti a 29 venerdì 24 aprile (con 11 guariti). E dal fine settimana scorso sono di nuovo fermi. Come evidenziano i dati della Regione Umbria ma anche come conferma il sindaco.

Anche oggi nella città ducale non ci sono nuovi contagi. I due casi emersi qualche giorno fa, tra l’altro, non sono collegati tra loro. Un positivo è un familiare di una persona, residente in una frazione, già positiva nelle scorse settimane. Tutta la famiglia, dunque, era già in isolamento da tempo.

Cosa ha scatenato dunque le voci? Il fatto che la seconda persona risultata positiva al tampone nei giorni scorsi è Filippo Tomassoni, che insieme alla sua famiglia gestisce un noto albergo – ristorante. I rumors sulla sua positività si sono diffusi a Spoleto ampliandosi sempre di più, corredati da particolari fantasiosi ed anche diffamatori.

Un tamtam su cui Tuttoggi.info ha voluto fare chiarezza, dati alla mano.

Filippo e i primi malesseri, poi i tamponi

E a spiegare nel dettaglio i fatti è lo stesso Filippo Tomassoni, raggiunto al telefono. “Tutto è iniziato – ci racconta – il 14 aprile, quando ho iniziato a star poco bene di stomaco, poi ho avuto un forte mal di testa e lacrimazione. Ho contattato la dottoressa di famiglia, che mi ha detto di monitorare la temperatura per qualche giorno. Ho avuto 37,5 di febbre, che con una tachipirina è passata. Poi, per stare più tranquillo, il venerdì (18 aprile, ndr) ho chiesto al medico la possibilità di essere sottoposto ad un tampone per il Coronavirus”.

Richiesta che la dottoressa ha inoltrato, secondo le procedure, all’Usl, con il test che è stato effettuato il 21 aprile. Nel frattempo, ci spiega Filippo, lui non è mai uscito di casa e da subito si è isolato in una stanza, lontano anche dalla moglie. “Il primo tampone è risultato negativo – prosegue – poi due giorni dopo, come da prassi, mi hanno fatto il secondo. Il 24 sera mi è arrivata la comunicazione che era positivo al Coronavirus”.

A quel punto per lui è scattato il protocollo: l’Usl ricostruisce i contatti e dispone (seguita da ordinanza del sindaco) l’ordinanza di isolamento per lui e per le persone con cui è stato a contatto. Filippo si divide tra casa e l’albergo-ristorante (chiusi entrambi ormai da tempo) dove vive con i genitori ed il fratello. Ed a Pasqua erano tutti insieme, come anche nei giorni precedenti. Per questo pure per i suoi familiari è scattata la quarantena.

Tamponi negativi per i familiari

Nelle ultime ore tutti i parenti sono stati sottoposti a tampone. I risultati sono arrivati oggi: sono tutti negativi, compresa la moglie. Filippo nel frattempo non ha più alcun sintomo e prosegue l’isolamento contumaciale fino all’8 maggio. Poi inizierà l’iter dei tamponi per verificare la sua negatività.

Non so come ho preso il Coronavirus – dice a Tuttoggi.info – in queste settimane ho vissuto solo tra casa e albergo, che è chiuso. Sono a casa fino a quando dovrò esserci, di certo non metto in pericolo la mia famiglia e non sono un delinquente. Proprio per questo ho dato mandato ai miei legali di verificare e perseguire nelle sedi opportune chi sta diffamando anche sui social network la mia persona, la mia famiglia e la nostra attività”.

(aggiornato alle ore 19)