Un euro e dieci centesimi per un espresso, eppure a fine mese i conti non tornano come dovrebbero.
Il colpevole silenzioso si nasconde dietro ogni transazione elettronica, erodendo centesimo dopo centesimo quei margini già risicati che caratterizzano il settore della ristorazione veloce.
Se gestisci un bar o una caffetteria, probabilmente conosci bene quella sensazione di disagio quando un cliente paga il caffè con la carta e ti chiedi quanto ti sia realmente rimasto in tasca.
Il tema dei micropagamenti è particolarmente sentito da chi, a fine giornata, si trova a fare i conti con margini sempre più ridotti. Su un caffè venduto a un euro, ad esempio, le commissioni POS possono arrivare fino al 5% dell’importo, a cui spesso si aggiungono costi fissi per singola transazione.
Aldo Cursano, vicepresidente di Fipe-Confcommercio, ha riassunto efficacemente la questione sottolineando come l’incasso tramite carta per importi molto bassi possa ridurre in modo significativo il margine dell’esercente, arrivando in alcuni casi ad azzerarlo.
La situazione diventa ancora più delicata se si considerano prodotti come cappuccini o brioche, per i quali le commissioni possono incidere anche per 50 centesimi, trasformando quello che dovrebbe essere un piccolo guadagno in un’entrata minima o nulla.
Il fenomeno riguarda in particolare bar, tabaccherie e edicole, attività in cui i micropagamenti rappresentano la quotidianità e non l’eccezione. In questi contesti, l’impatto delle commissioni risulta più evidente.
Come osserva Giordano Ferrarese, presidente provinciale Fipe, su importi molto contenuti il costo della transazione può arrivare a superare il valore del prodotto stesso, rendendo l’operazione economicamente poco sostenibile.
In questo scenario, per piccoli esercenti diventa complesso trasferire tali costi sul cliente finale senza il rischio di perdere competitività, rendendo necessario un equilibrio tra diffusione dei pagamenti digitali e sostenibilità economica delle attività.
Rifiutare un pagamento elettronico oggi non è più un’opzione percorribile, e le conseguenze economiche di un diniego possono essere pesanti.
La sanzione per mancata accettazione del POS ammonta a 30 euro fissi più il 4% del valore della transazione rifiutata, un costo che si somma alla potenziale perdita del cliente insoddisfatto.
L’unica eccezione ammessa riguarda i casi di oggettiva impossibilità tecnica, come guasti al terminale o problemi di connettività, che la Guardia di Finanza ha riconosciuto come motivazioni valide.
La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto una novità significativa che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2026: l’obbligo di collegamento tra il POS e il registratore di cassa.
Questa misura punta a contrastare il sommerso e favorire la tracciabilità delle spese, rendendo più difficile per chiunque nascondere incassi al fisco.
Per i bar e le caffetterie questo significa dover pianificare per tempo l’adeguamento tecnologico, verificando che i propri sistemi di pagamento siano compatibili con i nuovi requisiti normativi.
La scelta del POS per bar non può essere presa alla leggera, perché il dispositivo sbagliato rischia di trasformarsi in un costo fisso che pesa sui bilanci senza offrire reali vantaggi.
Il primo elemento da valutare riguarda la struttura delle commissioni per transazione: verifica se sono percentuali, fisse o miste, e calcola l’impatto reale considerando il tuo scontrino medio.
Non trascurare i costi nascosti come le spese di attivazione, il canone mensile, eventuali penali per recesso anticipato e i costi di manutenzione che alcuni fornitori inseriscono nelle clausole contrattuali.
Assicurati che il terminale accetti tutti i principali circuiti di pagamento: Visa, Mastercard, Maestro, V PAY, American Express, Discover, Diners Club e Union Pay sono ormai indispensabili per non perdere clientela, soprattutto quella straniera.
La compatibilità con i pagamenti NFC tramite Google Pay e Apple Pay è diventata altrettanto fondamentale, considerando che sempre più persone lasciano il portafoglio a casa e pagano direttamente con smartphone o smartwatch.
Valuta anche la facilità di configurazione: il terminale ideale dovrebbe essere operativo in pochi minuti, senza richiedere ore di setup che ti costringono a tenere chiuso il locale.
La buona notizia è che esistono iniziative concrete per recuperare almeno parte delle commissioni sui piccoli importi.
Alcuni programmi permettono di ottenere il rimborso delle commissioni sui micropagamenti fino a un massimo di 50 euro mensili per punto vendita, a patto di rispettare determinati requisiti come un transato annuo inferiore a 200.000 euro.
Gli accordi tra associazioni di categoria e istituti bancari rappresentano un’altra strada percorribile: nel febbraio 2025 è stato siglato un importante accordo che prevede l’azzeramento delle commissioni sui micropagamenti per tutto l’anno.
Le soluzioni SoftPOS, che trasformano lo smartphone in un terminale di pagamento, spesso prevedono costi di attivazione una tantum senza canone mensile, riducendo sensibilmente le spese fisse.
Prima di sottoscrivere qualsiasi contratto, confronta sempre le condizioni di almeno tre o quattro fornitori diversi, prestando particolare attenzione alle clausole relative ai micropagamenti.
Oltre al semplice incasso, i terminali di nuova generazione offrono funzionalità avanzate che possono semplificare notevolmente la gestione quotidiana della tua attività.
Gli SmartPOS integrano app dedicate che permettono di monitorare le transazioni in tempo reale, analizzare i dati di vendita e tenere sotto controllo l’andamento del business direttamente dallo schermo del dispositivo.
La possibilità di accettare buoni pasto e buoni sconto dallo stesso terminale elimina la necessità di dotarsi di apparecchi separati, snellendo le operazioni alla cassa nelle ore di punta.
Una funzionalità particolarmente apprezzata dai gestori di bar è la divisione dei conti: quando un gruppo di amici vuole pagare separatamente, il terminale giusto permette di gestire l’operazione in pochi tocchi senza rallentare il servizio.
Anche la gestione delle mance digitali sta diventando sempre più rilevante, soprattutto per chi lavora con clientela internazionale abituata a lasciare la mancia tramite carta.
Il settore della ristorazione ha mostrato negli ultimi anni una crescita significativa negli investimenti tecnologici, con aumenti del 67% nella spesa per computer e del 35% per software gestionali: chi resta indietro rischia di perdere competitività.