Foligno

Porchetta e transumanza, a Gualdo Cattaneo il tradimento del maiale “patrimonio di tutti”

“Perchè la Porchetta è stata e sarà patrimonio di tutti e a disposizione di tutti”. Tiè!!

Con questo anatema solenne ma al contempo anche grido di dolore il sindaco di Gualdo Cattaneo, Enrico Valentini ha reso noto ai più attraverso il solito frullatore di Facebook che la celebre manifestazione Porchette d’Italia (meglio nota come Porchettiamo), a far data dall’appuntamento del 2026, leverà le tende dal grazioso borgo umbro per migrare verso Todi.

Per il primo cittadino un tradimento vero e proprio, porchettato con mela in bocca e ramo di rosmarino nel…nelle terga insomma.

Il patto di sangue

Il sindaco spiega con dovizia di particolari il fatto che gli organizzatori si erano legati a Gualdo C. con un protocollo d’intesa e che lui dunque non si spiega come sia possibile che questi arrostitori di suini abbiano osato tradire e disporre la transumanza del porco verso Todi. Che a dirla tutta, uno che passa distrattamente da Gualdo, si può domandare “ma che c’azzecca Todi con la porchetta?”. In linea di principio quasi niente e quasi tutto. Salvo il fatto che colà il sindaco, che è di centrodestra come Valentini, si chiama Antonino Ruggiano, e lui non firma protocolli d’intesa– che alla fine sono poco più di una promessa senza valore legale- ma lui prima si taglia il palmo della mano e fa altrettanto con chi si deve accordare con la città e quando il sangue inizia a scorrere, allora sì che si sigla il Patto imprescindibile, indissolubile ed eterno ora et semper. E se il sindaco Ruggiano ti stringe la mano, allora “nun ce poi fa gnente”. Da lui la Porchetta “se magna” nei cortili dei palazzi nobiliari del centro storico e sotto gli Arconi del Palazzo comunale. Altro che tendoni. Trattasi di Noblesse Oblige alla maialara.

Ahivoglia a strillicchiare su Facebook come il sindaco Valentini. Occorreva una azione decisiva come accadde ai tempi del terremoto del 2016 a Castelluccio di Norcia. Anche li luogo ameno, arroccato sulla roccia quasi come Gualdo ed isolato, fatto da uomini duri che sanno fare accordi solidi come una montagna.

L’apologo della transumanza

Si narra che nella fase critica post sisma 2016, un alto “papavero” della Regione si recò nella patria della Lenticchia per rassicurare e promettere interventi agli allevatori del posto che avevano avuti danni irreparabili alle stalle. Ma gli indigeni castellucciani, che hanno la coda lunga, più di quella del maiale in questione, invitarono il “papavero” a soggiornare con loro – spintaneamente – fino al momento in cui non fosse garantito agli aventi diritto che con una transumanza complicatissima, le povere bestie all’addiaccio fossero trasferite verso valle in ripari approntati per la necessità.

Ora qualcuno con un po’ di raziocinio può minimamente immaginare cose volesse dire una transumanza di vacche e pecore e magari anche maiali a novembre da Castelluccio a valle, verso Norcia o San Pellegrino con tanto di scorta al seguito e strade bloccate. Ma ovviamente la tigna degli abitanti del luogo è nota e quindi con enorme dispendio di preparativi e forze si procedette all’operazione dall’antico sapore dannunziano.

Ma ecco che il fato, gli dei, il Signore dei porci, i Proci o forse Ulisse e la Maga Circe in persona fecero si che le vacche e l’altro bestiame unito, avendo più capoccia degli umani, fatto il primo chilometro sulla piana e avendo compreso la fregnaccia, si rigirassero sugli zoccoli per fare rientro a Castelluccio. E fu la fine della transumanza e la libertà per il “papavero” regionale che la scampò senza essere reciso.

Tutto questo per spiegare al primo cittadino Valentini, che ci sembra sinceramente colpito nell’onore come Mimì Metallurgico, che a volte la Porchetta ne sa una più degli organizzatori di manifestazioni e può anche darsi che la transumanza verso Todi non s’abbia affare nei fatti.

Magari basta vedere come va la prima edizione e solo allora si faranno i conti perché non bisogna mai dimenticare che “…è la somma che fa il totale”, Totò dixit!! E magari il porco ritorna.

LaMorale

In verità, visto che la nostra emerita rubrica si intitola ed è devota alla Morale, pregheremmo il nostro sindaco ameno di fare due parole con il Ruggiano tuderte vista la comunanza di ideali di base, al netto del maiale, e soprattutto di puntare non solo sulla solita storia della “magnata” che non è sostanzialmente identitaria, vista che la porchetta si mangia dapertutto, tant’è che la manifestazione chiamasi Porchette d’Italia e non Porchette di Gualdo Cattaneo. Se scava nella storia del suo borgo troverà molti appigli interessanti per una comunicazione di qualità, non arrostita e soprattutto non impalata, che fa tanto Vlad Conte Dracul noto anche come Tepes, l’impalatore.

Comunque se serve, memori della collaborazione già avuta nel 1071 con Spoleto nella guerra contro Foligno, ci rendiamo disponibili per contrastare il Ruggiano ruggente e tuderte a colpi di spiedate con uccelletti, fegatello e grassoemagro. Ovviamente con foglia di alloro e senza ramo di rosmarino, che raspa…