di Marco Ambrogioni
Un’antica pergamena conservata nell’ archivio di Stato di Spoleto testimonia dell’esistenza tra i libri di Pierleone Leoni di un rarissimo codice.
Chi fossero stati gli umanisti nel ‘400 lo ha sintetizzato in modo efficacissimo il noto storico dell’arte Antonio Paolucci che, in una recente trasmissione televisiva, si è espresso più o meno così: ” Uomini di cultura che stanchi di studiare su dei libri che parlavano di altri libri, si misero a cercare gli originali ”. A questo preciso modello di umanista corrisponde anche Pierleone Leoni da Spoleto, il medico personale di Lorenzo il Magnifico, ma non solo, infatti egli fu conteso da molti altri uomini illustri, monarchi e principi, fu insigne docente di clinica medica nelle università di Pisa e Padova, non bisogna poi dimenticarlo come ottimo matematico e anche filosofo e cabalista in questo considerato pari ai più famosi Pico della Mirandola e Angelo Poliziano. Fu anche tra gli uomini più apprezzati e introdotti in quella che fu la più raffinata fucina culturale europea dell’epoca, l’Accademia Neoplatonica fiorentina.(1)
Che Pierleone fu un instancabile ricercatore di libri rari e preziosi ce lo testimonia una pergamena dell’archivio storico del Comune di Spoleto, la n. 654, datata 5 giugno 1546 e conservata nell’Archivio di Stato di Spoleto. Si tratta di un breve di Papa Paolo III Farnese (il papa che commissionò a Michelangelo il Giudizio Universale) e rivela come Pierleone Leoni avesse avuto tra i suoi libri anche un rarissimo, forse unico, manoscritto di medicina: il “De medicinis simplicibus et compositis” più brevemente detto “De Simplicibus “ oppure “l’Ottavo Sermone” di Niccolò Fiorentino.
Niccolò Fiorentino (cioè Niccolò Falcucci ovvero Falconi) anch’egli medico e illustre uomo di scienza, vissuto circa cento anni prima rispetto a Pierleone, pubblicò un trattato di medicina particolarmente diffuso nelle università dell’epoca, che era composto da sette sermoni, cioè sette dotte trattazioni.
Tuttavia, si ha notizia che nel proemium di una particolare edizione dell’opera, quella di Venezia del 1491 e tuttora esistente, si parlò di un ottavo sermone, ma senza che questo fosse stato mai rinvenuto, né in quella, né in altre edizioni.
Nel 1861 lo storico spoletino Achille Sansi, pubblicò per primo, in un proprio saggio il testo della pergamena n. 654 cogliendone importanti aspetti, ma senza far cenno al fatto che Pierleone avesse avuto tra i suoi, anche quel rarissimo codice. (2)
Eppure, in quell’occasione, il Papa rispondendo a un discendente di Pierleone a cui erano pervenuti i libri, non solo fece i sommi elogi del celebre medico spoletino, (3) ma citò, con evidente entusiasmo, il ritrovamento tra i codici appartenuti allo stesso Pierleone, cosa che doveva aver appreso dal suo interlocutore epistolare, del “raro” – così lo definì da subito – “ottavo libro di Niccolò Fiorentino, il de simplicibus” e per di più “scritto di mano dell’autore”.
Che di questo codice ne fosse stato in possesso Pierleone, sembrerebbe farne menzione anche un certo Giambattista Bracceschi, un domenicano che fu bibliotecario del convento di San Marco a Firenze in due sue missive, una del 20 novembre 1582 e l’altra del 1 marzo 1583, ma il paleografo francese Leon Dorez che le pubblicò nel 1894, annotò: “Non ho ancora trovato in alcun catalogo questo ottavo sermone di Niccolò Falconi (e non di Niccolò Niccoli)” (4).
Quindi, che Giambattista Bracceschi si fosse riferito nelle sue due lettere al rarissimo e prezioso ”Ottavo Sermone” di Niccolò Fiorentino, anche per il gran valore pecuniario attribuitogli, se pur possibile, rimane tuttavia un’ipotesi sprovvista di prova inconfutabile, proprio perché in quelle due lettere si parla dell’Ottavo Sermone di Niccolò Niccoli e non di Niccolò Falconi. (5)
Successivamente, nel 1897, lo stesso Dorez pubblicò l’inventario dei libri, o di una parte di essi, posseduti da Pierleone, inventario da lui stesso trovato nella biblioteca di Perugia, dove sotto il nome di Nicolai de Niccolis si trovano elencati alcuni codici, tra cui anche i “Sermones in Medicina “, ma in quell’occasione non fece alcun cenno in riferimento “all’Ottavo Sermone” né alla intera opera di Niccolò Falcucci (o Falconi che dir si voglia).(6)
Pertanto, anche alla luce di questo inventario, nulla di decisivo può aggiungersi alle considerazioni precedenti sulle due lettere di Giovanbattista Bracceschi.
Comunque, sembra proprio che il Dorez non conoscesse la pergamena pubblicata precedentemente dal Sansi, né quest’ultimo ne sottolineò l’importanza in riferimento all’ ”Ottavo Sermone” di Niccolò Fiorentino, né altri fino ad ora, che io sappia, ne hanno valutato la rilevanza come prova, seppur indiretta, del fatto che Pierleone avesse posseduto realmente quel codice, oltretutto scritto di mano dal suo stesso autore, cioè e mi piace rimarcarlo, tratta vasi proprio dell’originale, o quantomeno di un originale.
Per questa ragione, ritengo che la pergamena papale conservata nell’Archivio di Stato di Spoleto, sia da considerare di particolare rilievo.
Ma perché questo misterioso e raro sin dall’origine “Ottavo Sermone” Di Niccolò Fiorentino viene considerato così importante ? Quale era il suo contenuto ?
Vi è una qualche traccia di dove sia finito ?
E gli altri libri appartenuti a Pierleone che fine hanno fatto ?
Dobbiamo ritenerli tutti definitivamente dispersi ?
Note:
(1) Per un profilo completo di Pierleone cfr. Maike Rotzoll, Pierleone da Spoleto – vita e opere di un medico del rinascimento – Leo Olschki Editore, Firenze, 2000.
(2) Achille Sansi, Saggio di documenti storici tratti dall’Archivio del Comune di Spoleto, Tipografia di Feliciano Campitelli , Foligno, 1861.
(3) Oltretutto, così facendo si unì implicitamente ai molti, come ad esempio l’insigne poeta e letterato napoletano Jacopo Sannazaro, che lo volevano riscattato “dall’infamante” falsa accusa di suicidio.
(4)Cfr. L. Dorez, Recherches sur la bibliothèque de Pier Leoni, médecin de Laurent de Médicis, «Revue des Bibliothèques», IV, 1894, pp. 73-83, nota n. 1 a pag. 83. In Biblioteche dei Filosofi, Scuola Normale Superiore di Pisa e Università degli Studi di Cagliari, vedi il link http://picus.sns.it/index.php?page=Filosofo&id=158&lang=it
(5) Su Niccolò Niccoli si potrebbe aprire un capitolo a se stante, ma che ora per brevità si preferisce tralasciare.
(6) Cfr. L. Dorez, Recherches sur la bibliothèque de Pier Leoni, médecin de Laurent de Médicis, «Revue des Bibliothèques», VII, 1897, pp. 81-106, in Biblioteche dei Filosofi, Scuola Normale Superiore di Pisa e Università degli Studi di Cagliari, vedi il link
http://picus.sns.it/index.php?page=Filosofo&id=158&lang=it