Di Ada Spadoni Urbani (*)
Ho chiesto al Governo un impegno perché le piccole e medie imprese, tutte le “vere” piccole e medie imprese, possano attingere al Fondo italiano di investimento, anche se hanno un fatturato inferiore a dieci milioni di euro annuo. Credo che sia necessaria una certa flessibilità nell'applicare i criteri dettati dal fondo in considerazione dell'attuale quadro economico. Per questo, con un Ordine del giorno presentato in Senato, ho proposto di abbassare da dieci a cinque milioni di euro la soglia minima di fatturato necessario per attingere ai finanziamenti del Fondo, costituito a marzo dell'anno scorso con il diretto intervento del Ministero dell'Economia e di varie istituzioni bancarie.
Le imprese italiane con fatturato ricompreso tra i dieci e i cento milioni di euro sono poco più di quindicimila. Se si mantenesse l'attuale requisito resterebbero fuori dall'accesso al Fondo – che è l'unico in Italia in grado di intervenire direttamente attraverso operazioni di capitale di rischio – almeno altre diecimila attività economiche che pure presentano i requisiti minimi, in termini di struttura manageriale, organizzativa, pianificazione e controllo, richiesti.
Le aziende umbre in queste condizioni sono parecchie. Anzi, in Umbria l'abbassamento del fatturato da me proposto è l'unica strada percorribile, perché un numero sensibile di imprese – in grado di dare una spinta a tutta l'economia locale – rientri nella possibilità di accedere al Fondo. Nella nostra regione, infatti, sono poche le attività economiche con oltre dieci milioni di fatturato. Se l'obiettivo del Fondo è di agevolare l'aggregazione e la patrimonializzazione consentendo alle PMI di accrescere la propria presenza sui mercati esteri il rischio è che ciò venga precluso nella nostra regione. La penetrazione sui mercati internazionali, la capacità di competere, anche in tempi di crisi, dipendono oltre che dalla flessibilità e dalla innovazione costante delle piccole e medie imprese anche dalla loro solidità finanziaria, che consente l'accesso ai tradizionali strumenti di credito. Purtroppo in Italia tale solidità è stata spesso trascurata, anche a causa di vincoli burocratici e dalla presenza di un sistema fiscale punitivo.
Il Fondo Italiano di Investimento disporrà a pieno regime di tre miliardo di euro, una cifra importante che, se utilizzata da una vasta platea di imprese, porterà grande beneficio a tutto il sistema economico e consentirà anche una maggiore stabilità per i lavoratori.
(*) Senatore Pdl