Piano faunistico, caccia al cinghiale e guardie volontarie: le richieste di Federcaccia - Tuttoggi

Piano faunistico, caccia al cinghiale e guardie volontarie: le richieste di Federcaccia

Redazione

Piano faunistico, caccia al cinghiale e guardie volontarie: le richieste di Federcaccia

Proposte alla Regione: tavolo permanente, tabellazioni con date certe, due coordinamenti delle guardie e piano per la fauna selvatica
domenica, 17/11/2019 - 12:53

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Piano faunistico, caccia al cinghiale e guardie volontarie: le richieste di Federcaccia

Piano faunistico-venatorio, aree di rispetto e zone di ripopolamento e cattura, caccia al cinghiale e guardie volontarie. La Federcaccia dell’Umbria, in attesa che la neo governatrice Donatella Tesei assegni la delega per la caccia, ha formulato alcune istanze alla Regione Umbria.

A cominciare appunto dal nuovo Piano faunistico-venatorio regionale, per la stesura del quale si ritiene fondamentale il contributo delle associazioni venatorie. Che del resto è riconosciuto anche dalla legge quadro nazionale (la numero 157 del 1992) che demanda la gestione faunistica degli Ambiti territoriali di caccia “alle associazioni venatorie, agricole, ambientaliste e ai rappresentanti degli enti locali“. Per questo Federcaccia rivendica l’attivazione di un tavolo permanente in Regione, per discutere dei temi legati alla caccia e alla gestione della fauna selvatica.

Aree di rispetto e zone ripopolamento e cattura

Federcaccia chiede inoltre una scadenza certa, valida ogni anno, per presentare le domande relative alle Aree temporanee di rispetto, zone di ripopolamento e cattura e altri istituti che prevedono l’interdizione temporanea dell’attività venatoria, “onde evitare – viene spiegato – tabellazioni improvvise a stagione ormai in corso”. Si propone inoltre che la rete di zone interdette al prelievo venatorio sia “omogenea, chiara e gestita dai cacciatori”.

L’associazione pretende inoltre che ci sia uniformità delle convenzioni tra concedenti (Regione e Atc) e conduttori delle zone di ripopolamento e cattura così come delle aree temporanee di rispetto. Una uniformità che deve cominciare dagli statuti dei tre Ambiti umbri, così da evitare le difformità che si rilevano sul territorio regionale.

Guardie volontarie

Federcaccia interviene anche sul tema della vigilanza, che tante polemiche sta suscitando dopo i casi sollevati in Regione ed ora in Provincia di Perugia a seguito delle questioni sollevate dal legale della Libera Caccia, Marzio Vaccari, circa i titoli posseduti e la regolarità della gestione da parte degli enti e dell’operato delle guardie stesse.


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Su questo tema Federcaccia propone  l’istituzione di due coordinamenti provinciali delle guardie volontarie delle varie associazioni, per una corretta tutela del patrimonio faunistico e ittico.

Caccia al cinghiale

C’è poi il tema della caccia al cinghiale, molto sentito in Umbria dai cacciatori, ma anche dagli agricoltori. Federcaccia chiede alla Regione di redigere in tempi congrui un piano di gestione dei cinghiali, che si basi su dati certi. L’associazione ricorda a tal proposito che si è costituita ad adiuvandum nel ricorso promosso dalle squadre di caccia al cinghiale ricadenti nell’Atc Perugia 1, nell’ottobre 2018, e tuttora in attesa di essere discusso.

Federcaccia ribadisce: non ha senso aumentare i costi dell’iscrizione delle squadre senza una seria pianificazione del territorio e delle sue risorse faunistiche. Gli accordi del 2015, che fissavano in 250 euro il contributo che ogni squadra di caccia al cinghiale doveva pagare, per partecipare alle spese di gestione di questa forma di caccia, sono stati violati lo scorso anno dall’Atc Pg1, con un aumento di 25 per ciascun cacciatore. Quest’anno il surplus è sceso di 15 euro, fissandosi a 10. “  – rileva Federcaccia – comunque priva di fondamento tecnico, a fronte – peraltro – di un piano di abbattimento che la scorsa stagione si è rivelato eccessivo di almeno il 40% dei capi. Se si devono mettere le mani nelle tasche dei cacciatori, lo si deve fare solamente per progetti mirati, per il bene del mondo venatorio e della biodiversità. Ma senza una progettazione non tolleriamo simili prepotenze e, pertanto, ci siamo costituiti al fianco delle squadre nel ricorso contro l’Atc Pg 1“.

Infine, sempre a proposito di caccia al cinghiale, Federcaccia Umbra chiede la normalizzazione dell’assegnazione dei settori, attraverso un sistema che resti valido per un periodo che vada da 3 a 5 stagioni, così da far venir meno la competizione tra le varie quadre.


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