Piano di gestione del Parco del Trasimeno, i sindaci “Non sia una campana di vetro”

Piano di gestione del Parco del Trasimeno, i sindaci “Non sia una campana di vetro”

Le osservazioni dei 5 Comuni rivieraschi e di 30 associazioni al Piano preadottato dalla Regione. Canneto, aeroporto e chironomidi tra i temi caldi

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Amministrazioni comunali e associazioni coese per il bene del Trasimeno. Sono contenute in un documento di otto pagine le osservazioni al Piano di gestione del Parco del lago Trasimeno, formulate dai cinque Comuni circumlacuali e da una trentina di soggetti associativi (dal turismo al tempo libero, dalle attività produttive allo sport, passando per le pro loco e le associazioni culturali). Osservazioni che domani mattina saranno trasmesse alla Regione Umbria che si spera possano essere recepite in fase di adozione del Piano stesso, atteso da lungo tempo.

Promossa dall’Unione dei Comuni, si è tenuta questa mattina in Provincia la conferenza stampa per illustrare i contenuti del documento. “Siamo favorevoli al Parco naturale – ha dichiarato il presidente dell’Unione, Giacomo Chiodini (sindaco di Magione) – che eleva il lago rispetto ad altre realtà. Ma non può diventare una campana di vetro in cui far morire un ambiente così prezioso”.

Alla base delle osservazioni vi è l’interesse ad “armonizzare il contesto naturale del lago con il suo alto livello di antropizzazione”.

Dal punto di vista della governance, pur ribadendo la centralità della Comunità del Parco, si chiede di riconoscere all’Unione il ruolo di soggetto gestore.

Un tema che sta a cuore di Comuni e mondo associativo è quello della “zonizzazione”, con ricadute particolari nei territori di Magione e Castiglione del Lago. Qui si propone di estendere, in maniera comunque limitata, le zone “D” (Aree di promozione economica e sociale). Per Magione le località interessate sono a Torricella, Monte del Lago, San Feliciano, Sant’Arcangelo. Per Castiglione del Lago si propone di estendere l’area “D” alle zone infrastrutturate, nonché agli immobili esistenti all’interno dell’aeroporto Eleuteri. Per le aree esterne all’aeroporto prossime all’abitato di Castiglione del Lago si propone di ampliare la zona “D” e di unire le tre singole zone in una unica area omogenea dalla darsena all’aeroporto. Richieste analoghe anche per alcuni tratti di Isola Polvese e a Tuoro su tutta la zona prospiciente il pontile.

Altro tema considerato di vitale importanza è quello della coltivazione del canneto rispetto al quale si chiede di procedere con un piano di gestione specifico che funga da base preautorizzatoria ai tagli del canneto e alla pulizia delle sponde in determinati periodi dell’anno (a ridotto impatto sull’avifauna) con il meccanismo della rotazione delle aree.

Rispetto invece alla gestione delle specie animali critiche si chiede nel tempo di estendere i piani di contenimento attualmente dedicati al cinghiale ad altre specie come nutrie, corvidi, cormorani e chironomidi.

Un capitolo a parte riguarda proprio questi ultimi, tra i problemi considerati ancora irrisolti. Le nuove sperimentazioni nelle attività di contenimento dei chironimidi non sono ritenute sufficienti per risolvere l’emergenza che secondo i firmatari può essere superata solo inserendo una voce annuale nel bilancio regionale.

C’è poi tutta la partita relativa all’Aeroporto Eleuteri di Castiglione del Lago per il quale si segnala che le indicazioni in merito al volo così come riportate nell’attuale versione del Piano “porterebbero al rischio d’interruzione della funzionalità dell’aeroporto e la fine della tradizione del volo”. Si richiede pertanto di limitare l’estensione territoriale del vincolo di non sorvolo a bassa quota della zona umida a “tutta la zona umida del parco e per una fascia di 150 metri dalla linea di costa”.

C’è poi una serie di temi ritenuti irrisolti all’interno del Piano come quello dell’interramento. Il finanziamento previsto dalla Regione, tramite fondi Cipe, per 2,9 milioni di euro da attivare nel corso del 2019, è giudicato insufficiente. Si chiede pertanto di dare costanza e regolarità a tali finanziamenti con una voce ordinaria nel bilancio della Regione Umbria.

“Il Piano del Parco – recita poi il documento – non risolve il tema dell’immissione diretta delle acque della diga di Montedoglio, già collegata tramite la canalizzazione in uscita sul torrente Paganico. Queste immissioni dirette, assieme alle altre pratiche di riduzione dell’utilizzo delle acque, permetterebbero di contrastare i ciclici decrementi del livello. Un tema che Regione Umbria e Ministero dell’Ambiente devono prendere in considerazione”.

Altre considerazioni vengono avanzate su argomenti come biomasse e pescicoltura, agricoltura e turismo a ridosso del lago, fondi comunitari per Parco, pesca, percorsi ciclabili ed attività sportive.

Per il vicesindaco di Castiglione del Lago, Romeo Pippi la larga partecipazione nella stesura delle osservazioni è la dimostrazione che il lago è centrale nella vita di questa comunità. “Vanno rivisti – ha dichiarato – quei provvedimenti che impediscono lo svolgimento di attività vitali per la nostra economia locale”.

Anche per Sandro Pasquali, sindaco di Passignano e neoletto consigliere provinciale, questo è “un luogo che ha necessità di vivere di economia. Bisogna fare – ha aggiunto – tutto ciò che è ambientalmente percorribile e sostenibile”. “Le attività dell’uomo – è stato il pensiero espresso da Giulio Cherubini, sindaco di Panicale – si possono innestare in modo sano e compatibile in un ambiente e in un ecosistema delicato come quello del Trasimeno”.

Presenti alla conferenza stampa anche diversi rappresentanti dei soggetti firmatari.

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