Perugina, il Bacio resta amaro | Le nuove proposte della Nestlè

Perugina, il Bacio resta amaro | Le nuove proposte della Nestlè

La vertenza Perugina si scalda, tra carte sparigliate dalla multinazionale, il nuovo piano esuberi, la vendita negli Usa e i baci di Emma Marrone


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A due giorni dal decisivo tavolo al Ministero dello Sviluppo economico per conoscere il futuro dello stabilimento Perugina di San Sisto, gli emissari Nestlé sparigliano ancora una volta le carte, provando a dividere il fronte dei lavoratori. Che un po’ vacilla, un po’ schiuma rabbia, ma comunque resta unito, come sancito nell’incontro preliminare della mattinata odierna, resosi necessario dopo la mossa del management della multinazionale, che il giorno prima si era presentato all’appuntamento con i formatori, scegliendosi, di fatto, alcuni interlocutori privilegiati tra i lavoratori.

Un cerino che, comprensibilmente, ha subito trasformato in incendio una foresta con 364 lavoratori che vedono in bilico il loro futuro, tra richieste di uscita anticipata, promesse di ricollocamento, part time “spinto” e lo scenario della possibile, e forse auspicabile a questo punto, cassa integrazione.

Collaudata l’unità del fronte sindacale, i rappresentanti dei lavoratori sono così saliti al secondo piano della sede di Confindustria quasi un’ora più tardi rispetto all’appuntamento inizialmente fissato. Ad attenderli, il management di Nestlé Italia e dello stabilimento di San Sisto, finestre alle spalle, intorno al grande tavolo ovale dove campeggia l’aquila della produzione italiana.

Il confronto è proseguito per quasi cinque ore, con i sindacati fermi sulle proprie posizioni (la richiesta di attuazione degli investimenti, da parte della multinazionale, sottoscritti nell’accordo aziendale del 2016) e gli emissari della multinazionale ad insistere invece sul fatto che, il rilancio dello stabilimento di San Sisto, deve necessariamente passare per un ridimensionamento dei livelli occupazionali. Magari non proprio i 364 esuberi prospettati nella cura da cavallo, ma almeno duecento lavoratori, era l’indiscrezione che circolava da qualche giorno all’interno dello stabilimento. Un po’ come si fa nelle trattative con i venditori in spiaggia: ti chiedo 10 ma sono pronto a vendere a 5. Certo, il fatto che quei numeri siano persone (e famiglie) rende ancora più tesa la trattativa.


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I manager Nestlé hanno tentato ancora il colpo del divide et impera, provando a dimostrare che, in fondo, il sacrificio non risulterebbe così pesante. Questi i conti della loro proposta: 60 lavoratori hanno già accettato di farsi da parte volontariamente dietro un ulteriore compenso; altri 80, assicurano, verrebbero ricollocati in aziende del territorio con pari mansioni e stipendio; 150 lavoratori possono restare, ma con un contratto part time. Oltre alla settantina di lavoratori che mancano per arrivare alla fatidica soglia dei 364, non convince i sindacati l’utilizzo massiccio del part time, né la prospettiva di ricollocare personale in piccole aziende, dove il peso dei lavoratori sarebbe ancora più ridotto.

Però, c’è la prospettiva della cassa integrazione, su cui la multinazionale invita anche i sindacati a spingere giovedì al Mise, perché può essere il jolly che fa tornare i conti. La vice ministra Bellanova, già in estate, aveva ribadito la linea del Governo: le multinazionali, in Italia, non possono chiedere l’accesso agli ammortizzatori e non rispettare gli impegni sul fronte degli investimenti. Una linea che verrà tenuta anche giovedì, ma sul resto si può trattare, se c’è il via libera dei sindacati.

Tanto più che Nestlé potrebbe presto incassare 2,5 miliardi di dollari (questa l’offerta avanzata dalla Ferrero) per la vendita dei propri stabilimenti negli Stati Uniti. E non si sa se questa sia una buona o una cattiva notizia, nell’ottica delle strategie della multinazionale.

Che intanto, dopo l’italianizzazione promozionale del Bacio Perugina, ad un mese dalla festività di San Valentino annuncia di affidare ai testi della cantante Emma Marrone le dolci frasi che avvolgono il cioccolatino degli innamorati. Ed i lavoratori, da sempre orgogliosi del proprio prodotto simbolo, da un po’ di tempo ad ogni annuncio di questo tipo sentono più l’amaro, che il dolce, in bocca.

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