L’opposizione consiliare “condanna senza alcuna ambiguità” le scritte riferite alla chiusura di buche apparse nei pressi dell’abitazione della Presidente del Consiglio comunale “ed esprime solidarietà personale alla stessa”. Lo si legge in una nota firmata da Nilo Arcudi, Paolo Befani, Chiara Calzoni, Elena Fruganti, Edoardo Gentili, Riccardo Mencaglia, Clara Pastorelli, Augusto Peltristo, Margherita Scoccia, Gianluca Tuteri, Edoardo Varasano e Nicola Volpi dopo il cartello “Ranfa chiudi le buche e chiedi il rimborso al Comune” apparsa nelle vicinanze dell’abitazione della presidente del Consiglio comunale perugino e che aveva portato alla condanna del gruppo consiliare del Pd.
In una nota il partito di maggioranza “esprime piena e convinta solidarietà alla presidente del Consiglio comunale Elena Ranfa per i gravi e vili atti di intimidazione che si sono verificati nei pressi della sua abitazione. Non si tratta – segnalano i dem – di un episodio isolato: questi fatti si inseriscono in una preoccupante escalation di toni e messaggi che da settimane stanno emergendo e che colpiscono non solo una persona, ma le istituzioni democratiche nel loro insieme. Il confronto politico non può e non deve istigare casi come questo. Si sta alimentando un clima di offese e astio, in cui vengono gettati in pasto alla comunità commenti ed epiteti inaccettabili e stomachevoli, basati su caratteristiche fisiche, gusti personali e illazioni. Un clima segnato da una preoccupante escalation di toni e, ora, anche di modalità: dalle chiacchiere e dai commenti sui social si è arrivati ai cartelloni sotto casa. Ogni forma di intimidazione o pressione personale è inaccettabile e va condannata con la massima fermezza. Il confronto politico non può e non deve mai degenerare in atti che minano la libertà, la serenità e la sicurezza di chi ricopre ruoli istituzionali e delle loro famiglie. È necessario fermarsi ora, prima che la situazione degeneri ulteriormente”.
Ma la minoranza di centrodestra non ci sta: “Proprio perché riteniamo inaccettabili episodi di questo tipo – scrivono i consiglieri di minoranza – sentiamo il dovere di fare chiarezza e di denunciare una strumentalizzazione politica che la maggioranza sta portando avanti in modo irresponsabile e scorretto, forzando i fatti e costruendo una narrazione che inquina il confronto democratico e colpisce l’opposizione con accuse implicite al limite della diffamazione. Un riferimento diretto a una persona pubblica, per quanto sgradevole e censurabile nei toni, non equivale automaticamente a un atto intimidatorio. È realistico ritenere che la richiesta di chiudere delle buche possa anche nascere dall’esasperazione, mal espressa e certamente in forme da condannare, di cittadini che attendono risposte su questioni amministrative irrisolte”.
“Ciò che non è legittimo è che la maggioranza scelga deliberatamente di trasformare un episodio isolato in una narrazione vittimistica, arrivando a suggerire una responsabilità morale dell’opposizione che non esiste e che respingiamo con forza. Definire questo episodio come “atto intimidatorio” è una forzatura che banalizza le vere intimidazioni, alimenta artificialmente un clima di tensione e delegittima il ruolo dell’opposizione agli occhi della città. È un’operazione politica scorretta, che ha un solo obiettivo: spostare l’attenzione dalle responsabilità amministrative di chi governa e screditare chi esercita il proprio mandato in modo critico e legittimo. Respingiamo con decisione ogni tentativo di gettare fango sui consiglieri di opposizione, che hanno sempre operato nel perimetro del confronto democratico, utilizzando esclusivamente strumenti istituzionali e politici, mai linguaggi violenti, mai istigazioni, mai scorciatoie. Chi governa una città deve saper affrontare anche il dissenso e il malcontento che derivano dalle proprie scelte, senza cercare nemici immaginari e senza criminalizzare l’opposizione. La responsabilità politica non si scarica sugli altri, né si nasconde dietro una narrazione costruita ad arte”.