Politica

Il Pd umbro? Una (piccola) Dc | L’analisi dei flussi elettorali

Oltre 21mila umbri che nel 2013 votarono Scelta civica ed altre formazioni di centro questa volta hanno barrato sulla scheda elettorale il simbolo del Pd. Che però ha contemporaneamente ceduto 30mila voti ai 5 stelle, 17.500 voti alla Lega, mentre 14.600 elettori dem hanno scelto di non recarsi alle urne. Agli ex compagni di Liberi e Uguali (ed ai cespugli a sinistra) il Pd cede invece solo 2.600 voti: la temuta diaspora verso sinistra, dunque, non c’è stata.

Il Movimento 5 stelle arretra in termini di voti assoluti (ne ha raccolti 140.700 quest’anno alla Camera, ma diventa primo partito, in percentuale, grazie al tracollo del Pd. Il balzo in avanti lo compie in Umbria la Lega, passata da 3mila a 103mila voti in soli cinque anni. Voti arrivati per un terzo da quella che nel 2013 era la coalizione Pdl – Lega Nord (con la cannibalizzazione dell’alleato di Forza Italia); oltre 28mila preferenze dagli elettori pentastellati, oltre 17mila dal Pd. Ma la sua vittoria la Lega in Umbria l’ha costruita sull’aver convinto gli indecisi: 19.500 umbri che nel 2013 avevano disertato le urne hanno scelto il partito di Salvini.

Questi, in sintesi, i fenomeni più evidenti emersi dall’analisi dei flussi del voto in Umbria, che quest’anno il Dipartimento di economia dell’Università di Perugia ha condotto con il Servizio studi del Consiglio regionale, con la collaborazione di Nicola Falocci. Per la lettura del voto regionale sono stati presi come campione, sezione per sezione, i quattro comuni più grandi: Perugia, Terni, Foligno e Città di Castello. A livello di metodo, l’analisi non si è basata sulle interviste, ormai da anni non più veritiere, ma su un metodo statistico elaborato dal professor Forcina, che considera il “non voto”, definito come la somma di schede bianche e nulle, come una opzione.


I dieci giorni che sconvolsero il mondo (politico)


La presentazione e la “lettura” del lavoro sui flussi è stato affidato, come consuetudine, al professor Bruno Bracalente. Il quale, sollecitato in tale senso prima della conferenza, ha avvertito: il voto più volatile è in genere quello di centrodestra ed alle amministrative potrebbero recarsi alle urne 150mila elettori in meno, dunque la partita per il centrosinistra può riaprirsi.

Gli sconfitti

Quanto al confronto con le ultime politiche, il Pd ha perso 40mila voti, ma il flusso in uscita è stato di circa 70mila voti, pari al 40% del proprio elettorato di cinque anni prima. Voti appunto destinati ai 5 stelle e alla Lega, tra chi è andato a votare. E recuperati in parte dagli elettori di centro, che si sono ritrovati senza una rappresentanza. Insomma, il Pd in Umbria è sempre più piccolo e sempre meno di sinistra. Uno snaturamento, nell’ex Umbria rossa, che ha portato 16.400 ex elettori del Pd a non recarsi, questa volta, alle urne.

Forza Italia ha perso circa 44mila voti rispetto a cinque anni fa, in gran parte (35mila) a vantaggio della Lega, ma anche verso Fratelli d’Italia e 5 stelle (5-6mila voti ciascuno). Ed anche l’elettorato di Forza Italia si è spostato su un territorio più moderato.

Tra gli sconfitti anche Liberi e Uguali e gli altri partitini di sinistra, che hanno tolto meno di 3mila voti al Pd e ne hanno presi altri 3mila da coloro che non avevano votato. A sinistra del Pd, dunque, in Umbria resta uno zoccolo duro, che è però sempre più ristretto.

I vincitori

La Lega è la forza dirompente in Umbria: in cinque anni conquista 100mila voti in più, trascina alla vittoria i candidati del centrodestra nelle sfide uninominali e sfonda in alcuni territori dove il Pd ha i suoi pezzi forti, come Città di Castello. Una vittoria basata soprattutto sull’aver convinto a barrare il simbolo di Alberto da Giussano quasi 20mila umbri che cinque anni prima non avevano votato. Il doppio di quanto racimolato tra il “non voto” da tutti gli altri partiti messi insieme.

Tra i vincitori, i pentastellati diventano il primo partito, perdendo però qualche voto. I consensi conquistati dal Pd li hanno ceduti alla Lega; insomma, l’area a cinque stelle è una sorta di traghetto, da destra a sinistra e viceversa. Per conquistare i Palazzi, in Umbria, deve innanzi tutto consolidare la propria base.

Fratelli d’Italia guadagna oltre 10mila voti (voti azzurri e centristi), mentre le piccole liste non collegate di destra ne ottengono circa 8mila in più.

I giovani sempre più estremisti

Gli under 25 umbri (circa 47mila) questa volta hanno risposto alla chiamata alle urne meglio di altre fasce di età senior: il 20,8% non ha votato, contro il 24% del dato generale. Dati, comunque, entrambi superiori rispetto a cinque anni fa. E per chi hanno votato i giovani umbri? Un terzo ha scelto 5 stelle, gli altri hanno optato per i piccoli partiti, penalizzando quelli tradizionali. Il 20,2% degli under 25 ha scelto Lega, solo il 17,2% il Pd (quasi 10 punti in meno rispetto alla media del partito in Umbria). CasaPound e le altre liste di estrema destra hanno ottenuto il 9% tra i giovani (tre volte la media complessiva), mentre nel centrosinistra hanno premiato la lista Bonino (4,1%), che da sola in questa fascia di età prende quasi gli stessi voti di Liberi e Uguali.

Il confronto con le Europee

Spiega Bracalente che nel 2013 la voglia di cambiamento aveva premiato i 5 stelle; alle Europee del 2014 il Pd di Renzi; quest’anno la Lega. Ma dove è andato il tesoretto Pd conquistato alle Europee? I quasi 100mila voti persi rispetto al 2014 sono tornati per la metà ai grillini, che a loro volta li avevano ceduti proprio ai dem. Insomma, i vertici di Pd e M5s sono distanti, a Roma come a Perugia, ma l’elettorato, che si scambiano ora a favore dell’uno, ora dell’altro, è in gran parte coincidente. Ma il secondo grande flusso in uscita del Pd (circa 35mila voti) è verso la Lega. Un fenomeno molto più accentuato in aree come l’Alto Tevere, nonostante il Pd abbia schierato in lista pezzi da novanta provenienti da quel territorio.

Rispetto alle Regionali

Quest’anno sono tornati alle urne circa 170mila umbri che nel 2015 avevano scelto di non votare per il rinnovo dei vertici della Regione. Di questi, il 21% lo ha acquisito il M5s, mentre la Lega un terzo. Gli astenuti alle Europee erano invece soprattutto di centrodestra e sono stati recuperati per lo più dalla Lega. I circa 20mila voti conquistati nel 2015 ai candidati presidente non passati per i partiti che li sostenevano si sono trasformati in consensi per il Pd e il centrosinistra (oltre il 70%), mentre Forza Italia ne è rimasta esclusa.

Dati su cui i partiti umbri potranno costruire le proprie strategie per la conferma, la riscossa o l’autoeliminazione.