(Ca. Cer.) – Non sarà certo ricordato quale segretario più votato. Perchè ieri sera, all’Hotel San Luca, teatro delle votazioni per la nomina del nuovo segretario comunale del piddì, si sono ritrovati una sessantina di iscritti al piddì. Pochini davvero a guadar indietro solo di qualche anno. Ma Andrea Bartocci, candidato unico ed eletto all’unanimità, un primo segnalo lo ha lanciato. Nel suo discorso di presentazione, viva dio con linguaggio chiaro e comprensibile, seppur pacato per gli spinsori problemi che vi sono da affrontare, ha fissato a terra dei paletti grossi come pali della luce. Per gli stessi dirigenti politici, per lo stesso comune.
All’assemblea c’erano quasi tutti gli amministratori e i consiglieri comunali. Assente per motivi di salute il sindaco, c’era invece l’ex Massimo Brunini, rimasto a metà fila a seguire i lavori. Dante Andrea Rossi ha così passato il testimone (ora si aspetta che Benedetti lo sostituisca nella carica di vicesindaco, manovra che dovrebbe avvenire la prossima settimana, quasi certamente per Giancarlo Cintioli), pronto dopodomani a prendere le redini della segreteria provinciale. Lascia una situazione a dir poco grigia e Bartocci, al di là della forma, lo sa bene. L’emorraggia di iscritti, i tanti, troppi problemi irrisolti sul tavolo e un calo di consenso anche nel proprio elettorato preoccuperebbero chiunque.
Per questo il neosegretario ha assicurato che i nuovi organismi dovranno essere “autorevoli, rappresentativi di tutte le storie Ripartire dalla base, dalle passioni, dalle intelligenze, dalle nuove energie per dare nuova linfa e proseguire nella costruzione del Partito Democratico e nel suo consolidamento”. Un passaggio chiave, perche senza il governo dei quadri (incluso lo stesso Consiglio comunale) non potrà controllare e infilzare la Giunta: attività che le segreterie degli ultimi 10-15 anni si son ben guardate dall’attuare. Ce n’è anche per la Giunta: “Dobbiamo passare alla applicazione, quanto più concreta, dello slogan che Daniele Benedetti mise al centro della sua e della nostra campagna elettorale “una città che funziona per i più deboli funziona bene per tutti”. Ma dobbiamo compiere scelte conseguenti e coerenti per tramutare in fatti quello che oggi è in gran parte ancora un indirizzo di mandato”.
Siamo ancora alle parole, certo, ma che da anni non si sentivano più. Bartocci punta tutto sulla ‘unità’ del Partito: “dobbiamo svincolarci dai personalismi, ove ancora ce ne fossero, per rimetterci alle decisioni democratiche. Alle autoinvestiture o autoproposizioni, dobbiamo contrapporre le regole della selezione democratica e della decisione condivisa, se occorresse anche attraverso confronti serrati, ma sinceri”.
Poi 10 temi da affrontare, suddivisi fra agenda cittadina e agenda politica. Nella prima confluiscono i temi delle aziende artigiane, del comercio nel centro storico, del tessuto industriale e del turismo. Nella seconda quelli legati ai rapporti con la cittadinanza e con gli alleati, un nuovo ruolo e assetto delle aziende partecipato e le strategie da attuare in ambito di Area Vasta.
Bartocci, a margine della assemblea, ha confermato la sua intenzione di dimettersi da amministratore delle farmacie comunali. Incarico che, a quanto trapela, lascerà probabilmente il prossimo marzo con la presentazione del relativo bilancio. Difficile al momento ipotizzare chi potrà sostituirlo. Anche se a detta dei maligni il professor Claudio Frascarelli (pensionato ed ex presidente dell’Ase) ci avrebbe fatto sopra un pensierino. Sarà per questo che ieri mattina è stato notato a Perugia sotto braccio proprio dell’ormai ‘ex’ Dante Rossi. C’è da chiedersi, se le malelingue avessero ragione, che ne pensa il neo segretario.
Questo comunque il discorso integrale di Andrea Bartocci:
“Care Democratiche, cari Democratici, questa sera, la nuova Assemblea del Partito Democratico di Spoleto, uscita dalle assemblee degli iscritti dei circoli che hanno proceduto al rinnovo degli organismi, senza trascurare un ampio dibattito sulla situazione politica nazionale e sulle faccende di casa nostra, sarà chiamata ad un passo importante per dare le gambe al PD di Spoleto.Non possiamo tralasciare le tappe che ancora dobbiamo affrontare:– domenica 28 novembre, vivremo un fatto politico rilevante: la proclamazione del segretario provinciale Dante Andrea Rossi. Un risultato di tutto rispetto che per la prima volta riconosce un lavoro, un impegno, un progetto che parte da Spoleto. e che ci chiama tutti a nuova responsabilità accanto al partito e al segretario provinciale.– nei prossimi giorni saremo chiamati a completare l’organizzazione politica con la designazione dei nostri organismi di direzione politica Sul primo punto voglio solo aggiungere che il prestigioso, quanto impegnativo incarico di Dante Andrea Rossi, ci chiama tutti a nuova responsabilità accanto a lui e accanto al partito, nel concreto, a fare la nostra parte per il progetto che lui ben rappresenta.Rispetto agli organismi che dovremo comporre c’è tutto il mio impegno perché siano autorevoli, rappresentativi di tutte le storie che possiamo, vogliamo e dobbiamo raccontare; coerenti con il bisogno di radicamento e diffusione sul territorio che tutto il partito chiede.Nel poco tempo che intendo rubarvi vorrei soffermare l’attenzione e la discussione su un valore che ritengo irrinunciabile: “l’Unità“ del Partito Democratico, quale obiettivo fondamentale senza il quale non usciremo mai, di fatto, dalla stagione dei congressi.Ripartire dalla base, dalle passioni, dalle intelligenze, dalle nuove energie per dare nuova linfa e proseguire nella costruzione del Partito Democratico e nel suo consolidamento.L’Italia ha bisogno del PD per comporre un’alternativa affidabile e forte alla destra in crisi. Il compito non è per niente facile. Viviamo una progressiva disgregazione sociale, dovuta soprattutto ad una crisi economica che continua a produrre nuovi disoccupati e nuove tipologie di disoccupazione. Una crisi contro la quale il governo Berlusconi non attua nessuna politica di contrasto. Una crisi che qualche mese fa gli osservatori economici di primo piano prevedevano in discesa verso la fine di questo 2010 e che invece proprio in questi giorni, dimostra tutta la sua aggressività scompaginando gli equilibri europei. Altra cosa che dovremmo spiegare ai cittadini è il taglio di risorse ai bilanci dei Comuni, delle Regioni e delle Province Italiane. Per ciò che ci riguarda dovremo spiegarlo bene ai nostri concittadini, ai nostri giovani, agli operai e ai pensionati, agli studenti e agli insegnanti delle nostre scuole, ai più deboli come agli imprenditori . Tanto per darvi qualche dato. Ad oggi i tagli alle politiche sociali si traducono nel 2011 con un trasferimento dalla Regione di circa 300.000 euro contro gli 870.000 del 2010 ed il milione e 100 del 2009. La holding regionale dei trasporti rappresenta la sfida più alta che l’Umbria possa affrontare con il taglio di 40 milioni di euro operato dal Governo a danno di un servizio che per noi continua a rivestire tutti gli aspetti di servizio sociale. Questi numeri si riferiscono alle ripercussioni determinate dalla riduzione dei trasferimenti statali alla Regione e quindi al nostro Comune, ma a questi e ai tanti altri, si sommano le riduzioni dei trasferimenti diretti dallo Stato al Comune di Spoleto che per il solo 2011 sono stimate in – 1, 2 milioni di euro. A ciò si aggiungono: il blocco triennale degli stipendi pubblici a far data dal contratto 2009; i pesanti tagli alla cultura che in una città a vocazione turistico – culturale significano il rischio di chiusura di istituzioni storiche e prestigiose come il Teatro Lirico Sperimentale, la difficoltà di gestione dei contenitori culturali più significativi e tanto altro ancora. Il totale dei tagli per Spoleto si avvicina ai 4 milioni di euro.Le crisi però vanno lette nel senso del cambiamento. Se riuscissimo a mettere in campo percorsi seri di cambiamento, non solo dimostreremmo di aver letto e interpretato bene il significato etimologico del termine “crisi”, ma saremmo pronti a uscirne con più forza e determinazione. Queste riflessioni ci indirizzano, ad esempio, ad una discussione, non più rinviabile, sulla riorganizzazione della struttura comunale e delle aziende partecipate che le stesse leggi vigenti ci obbligano a ridisegnare. Ho detto che dobbiamo ripartire dal basso, la nostra è una cultura radicata “alle radici dell’erba” se vogliamo riguadagnare fiducia e credibilità dobbiamo ripartire dalle competenze e dalle passioni di base a tutti i livelli. Basta ragionare dalle apicalità per scendere gradualmente alle competenze di base, dobbiamo avere la forza e la lucidità di fare il contrario, restituendo prospettiva, motivazione e certezze a chi lavora nei servizi, accoglie i cittadini e risponde ai loro problemi tutti i giorni.Dobbiamo passare alla applicazione, quanto più concreta, dello slogan che Daniele Benedetti, allora candidato sindaco, mise al centro della sua e della nostra campagna elettorale “una città che funziona per i più deboli funziona bene per tutti”. Ma dobbiamo compiere scelte conseguenti e coerenti per tramutare in fatti quello che oggi è in gran parte ancora un indirizzo di mandato e dobbiamo farlo dentro e fuori le istituzioni, cominciando dal nostro livello politico per stimolare quello amministrativo. Dobbiamo guardare ai dipendenti pubblici senza i quali, a differenza di Brunetta, sappiamo bene che non esisterebbero le istituzioni come le conosciamo; dobbiamo rispondere ai giovani, studenti e disoccupati, alle aziende in difficoltà e agli imprenditori lungimiranti, ai pensionati e alle famiglie che compongono la nostra comunità. Non possiamo tapparci gli occhi: il nostro congresso arriva in un momento difficile, per il PD, per le nostre amministrazioni, per una società che se non interveniamo continuerà a sfornare nuove povertà e solitudini. Il quadro di difficoltà per noi è accentuato da “sanitopoli”. In Umbria qualcosa evidentemente è successo, la giustizia farà il suo corso, ma a prescindere dalle eventuali responsabilità, che ci siano o non ci siano, dobbiamo fare un’analisi seria dei nostri modi di essere e di proporci. Però non possiamo nemmeno dimenticare che abbiamo uno dei migliori sistemi sanitari a livello nazionale, non possiamo trascurare il risultato raggiunto nell’organizzazione dei servizi ospedalieri e dei servizi socio – sanitari. Le puntualizzazioni della ASL 3 sui servizi ospedalieri e la rimodulazione del PRINA (Piano Regionale Integrato per la non Autosufficienza), frutto di una intelligente azione politico – amministrativa, rendono giustizia alle eccellenze dell’Ospedale e dei servizi socio – sanitari del nostro territorio e dimostrano che la strada della concertazione può dare ancora i suoi frutti. Di fronte a tutto ciò, dobbiamo evidenziare che il nostro bagaglio di democrazia è tutto intero ed è una realtà di fatto, proprio perché discutiamo liberamente di sanità pur in un momento così particolare. Viviamo in una città tradizionalmente bene amministrata. Grazie a questa buona amministrazione abbiamo potuto fare un serio rinnovamento. Il tessuto sociale tiene, nonostante i tagli del Governo e il quadro di una crisi, che come ho detto, è ancora lontana dalla soluzione. Ho evidenziato alcune delle difficoltà che Spoleto vive, ma sappiamo che nessuno dei comuni umbri e italiani è esente da difficoltà più o meno grandi. In politica, però, non esiste il “mal comune mezzo gaudio” perché la politica che pratichiamo e le istituzioni che governiamo sono laiche, perché la politica serve a prospettare le soluzioni che le istituzioni devono applicare. Non possiamo più permetterci ritardi, i tempi stringono e le responsabilità aumentano.Le pagine dei giornali e le opinioni dei cittadini, anche quelli a noi più affezionati, riflettono ancora un centro sinistra troppo rivolto al suo interno che ai problemi veri delle persone. Dobbiamo smettere di logorarci da soli, mettere in pista un surplus di buona politica, le energie migliori che abbiamo a disposizione. Dobbiamo perseguire l’unità esprimendola attraverso la valorizzazione di competenze e intelligenze che non devono più sentirsi obbligate a vivere sotto un tetto comune, ma essere capaci di interagire per costruire insieme, dalle fondamenta, la nuova casa comune.L’importante è non perdere la guida, il senso della mission, il profilo del progetto che deve restare nuovo e innovativo. Per fare questo occorre una assunzione piena di responsabilità, a cominciare dal nuovo segretario cittadino, solo così possiamo continuare sulla strada del progetto di cambiamento che abbiamo avviato. Dobbiamo svincolarci dai personalismi, ove ancora ce ne fossero, per rimetterci alle decisioni democratiche. Alle autoinvestiture o autoproposizioni, dobbiamo contrapporre le regole della selezione democratica e della decisione condivisa, se occorresse anche attraverso confronti serrati, ma sinceri. In sintesi dobbiamo avere la capacità di far valere, fino in fondo, il nostro bagaglio di democrazia interna e la nostra concezione di democrazia. Dobbiamo dimostrare democrazia con tutta la coerenza necessaria nella formazione delle scelte e delle decisioni; nel farlo dobbiamo rispettare tutte le autonomie, sia quelle della politica che quelle delle istituzioni garantite dalle leggi.Non vedo altri modi per contrastare la caricatura, anche mediatica, della politica, non conosco altre strade per recuperare la fiducia degli elettori e la fiducia nelle istituzioni. Dobbiamo riscoprire il gusto di parlare delle cose concrete che si fanno o che si dovrebbero fare. Sono sicuro che i cittadini, con questo linguaggio diretto, trasparente e democratico, ci capirebbero meglio. Non ci sfuggono le priorità dell’agenda di città.
Le priorità dell’agenda politica
Viva il Partito Democratico”.