Perugia

Palpeggiatore seriale condannato, ex consigliera: “Io tra le vittime, il silenzio non protegge”

“Oggi, finalmente, con questa sentenza di condanna, voglio dirlo ad alta voce a tutte le persone che si trovano dove mi trovavo io: denunciate! Non è semplice, non è indolore, ma protegge anche chi verrà dopo”. È il commento dell’ex consigliera comunale di Perugia, Emanuela Mori, una delle vittime del ‘palpeggiatore seriale’, all’indomani della sentenza pronunciata giovedì 16 aprile dal Collegio penale del tribunale di Perugia che ha condannato il 56enne a 10 anni e 8 mesi.

“Ci sono notti in cui ti svegli con il cuore in gola – ha affermato Mori – e non riesci a capire se quello che ricordi è un sogno o qualcosa che è davvero accaduto. Io quelle notti le conosco bene. Le ho vissute per anni, in silenzio. Certe cose non si dimenticano, si portano dentro, nel modo in cui si evitano certi posti, certi orari, certi sguardi. Nel silenzio che si costruisce intorno a un episodio che però continua a parlare, sottovoce, ogni giorno. Quando ho subìto l’aggressione ho avuto il coraggio di parlarne e di denunciare. Il percorso, certo, è stato lungo, a volte doloroso. Ci sono stati momenti in cui ho avuto la sensazione di essere io sotto processo. Ci sono stati interrogatori difficili in cui mi sono sentita giudicata più di lui, udienze angoscianti, periodi di attesa estenuanti. Ho avuto paura che lui mi trovasse, che si vendicasse, che nessuno mi credesse fino in fondo, paure che però non mi hanno fermata. E, alla fine, una magistratura ha fatto il suo lavoro”.

“Finalmente dopo tanti anni di attesa è arrivata la sentenza – ha proseguito Mori – . Non ero preparata all’emozione che ho provato: la sensazione che ciò che mi era stato fatto fosse stato riconosciuto e che non fosse stato solo nella mia testa, che il mondo, attraverso quelle parole, avesse detto: sì, è successo, e non sarebbe dovuto succedere. Una sentenza che non mi restituirà ciò che ho perso (il sonno, la leggerezza, la fiducia negli spazi che avrebbero dovuto essere sicuri), ma mi ha restituito qualcosa di diverso, forse più prezioso: la certezza che la mia parola ha valore. Che la verità, anche quando fa fatica, alla fine emerge”.

“Spero adesso che chi mi ha fatto del male risponderà delle sue azioni davanti alla legge – ha concluso Mori –. Non finisce tutto, non si cancellano le cicatrici, non si restituiscono gli anni di paura, ma è realtà. Il silenzio isola, non protegge. E l’isolamento è esattamente ciò su cui conta chi ci ha fatto del male”.