Cronaca

Padre orco arrestato, violenza sulle figlie “ti servirà quando sarai grande” | Cinque vittime

Un orco, travestito da uomo perbene e buon padre di famiglia. Un uomo mite, pacato in apparenza, che tra le mura domestiche avrebbe messo in atto per anni il più infamante dei crimini. Abusi e violenze sessuali sulle due figlie, bambine, sulle nipoti e su almeno un’altra ragazza vicina alla famiglia. Sono cinque (ma potrebbero essercene delle altre) le donne che oggi, hanno trovato il coraggio di raccontare quanto subìto nel corso della vita per mano di colui di cui si fidavano.

“E’ normale, ti servirà quando sarai più grande, quando avrai un ragazzo”, queste frasi secondo gli inquirenti, servivano  al 50enne, oggi in carcere, per farsi strada nella mente e per violare il corpo delle sue vittime innocenti.

Il lavoro del commissariato di Città di Castello, guidato dal vice questore aggiunto Marco Tangorra, ha preso piede circa un anno fa sulla scabrosa vicenda che oggi sconvolge l’Alto Tevere. Tanto c’è voluto per muoversi con discrezione e tatto dalle voci, dapprima informali, ricevute su quanto era avvenuto, fino al giorno in cui una delle figlie, grazie anche alla vicinanza dei servizi sociali, ha trovato la forza per parlare e denunciare, trascinandosi poi dietro la sorella e di seguito le altre vittime. Oggi queste donne hanno ricordi nitidi, circostanziati, a tal punto da aver convinto nell’arco di soli dieci giorni il magistrato Mara Pucci ed il Gip Valerio D’Andria a richiedere ed emettere una misura di custodia cautelare in carcere per l’uomo.

“Era una cosa normale, per me è più un’amica che una figlia”. In questa frase che l’uomo avrebbe pronunciato nel corso delle dichiarazioni rilasciate agli inquirenti prima dell’arresto, c’è tutto il nero e il buio di questa vicenda che mai, a quanto trapela, sarebbe sfociata in veri e propri atti di forza per prendersi il corpo delle bambine. Piuttosto emerge il quadro di una pressione psicologica costante, di un abuso fatto sulle menti prima ancora e non meno grave, che sul fisico.

Oggi che in mano agli inquirenti ci sono anche scatoloni di materiale sequestrato, tra cui un pc, telefono cellulare, tablet e vari hard disk insieme a riviste pornografiche e oggetti sessuali, saranno gli esperti informatici a stabilire se dentro quei file vi sono tracce anche di materiale su minori. Così come sono al vaglio i tantissimi viaggi dell’uomo all’estero, ufficialmente per motivi di lavoro, ma in mete che lascerebbero indurre sospetti di altre, più disdicevoli finalità. Così come i tantissimi contatti con donne, sia attraverso il profilo social che da cellulare, vanno vagliati per capire se vi fossero approcci ad altre minori.

Un quadro agghiacciante, così come lo sono i racconti delle giovani vittime che parlano di un uomo che con modi gentili e affabili avvicinava una bambina di 8 anni iniziandola a “riti” riprovevoli fino ad arrivare nell’adolescenza a farle subire rapporti completi e secondo gli inquirenti, con una ricorrenza quasi sistematica fino alla ribellione della più grande ormai quasi maggiorenne, all’epoca dei fatti. Ora queste giovani donne che dal giorno della denuncia si trovano in un luogo protetto, sono assistite da un’associazione che si occupa di donne vittima di violenza. Psicologi al loro fianco le aiutano ad affrontare quello che coraggio e memoria hanno riportato così violentemente alla luce e che oggi attende verità.