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OVAZIONE PER PAMELA VILLORESI E “IL SALOTTO PARIGINO DI ROSSINI” (Foto Tuttoggi.info)

(Elisa Panetto) – “Un recital per celebrare e conoscere un uomo così straordinario, cruciale per la musica e per la cultura”: Gioachino Rossini. Così Michele Di Martino, autore del testo “Il salotto parigino di Rossini”, ha introdotto ieri sera all’Auditorium San Domenico la rappresentazione “Tra recitazione e musica”, la nona della Stagione Concertistica 2010 dell’Associazione Amici della Musica di Foligno, sostenuta dall’Assessorato alla cultura di Foligno e da Cassa di Risparmio di Foligno, Fondazione CaRiFo, MiBAC, Regione dell’Umbria e Provincia di Perugia. Lo spettacolo – in collaborazione con Settimi – Mastri Muratori e Restauratori in Foligno dal 1960, e dedicato al carteggio e alla produzione strumentale del compositore di Pesaro, dando risalto allo spirito ironico e caustico del musicista – è composto dalle musiche di Gioachino Rossini trascritte per violoncello da Sergio Patria e per pianoforte da Elena Ballario.

Presenze non nuove agli spettatori e ai soci – molti stranieri tra il pubblico – di Amici della Musica, visto che già tre anni orsono, proprio all’Auditorium San Domenico di Foligno, i due musicisti hanno preso parte alla rappresentazione di “Pinocchio”, favola musicale con musiche originali e testo liberamente tratto dall’originale di Carlo Collodi. Le musiche inedite e l’adattamento del testo erano di Elena Ballario, ed oggi, come allora, il successo è arrivato. Anche di più, un trionfo.

Stavolta, infatti, c’era una nuova marcia: quella della voce recitante di Maria Pamela Villoresi. L’attrice strehleriana di Prato, Premio Gassman nel 2007 e grande protagonista delle scene italiane e internazionali, ha dato voce, corpo, spirito e cuore a Gioachino Rossini. A raccontare, gioire, sbuffare, rallegrarsi, soffrire, ridere, piangere, o più “semplicemente” vivere e morire, c’era nientemeno che il compositore pesarese nei suoi spostamenti con la consorte Olympe tra Firenze, Parigi e Passy. Nessun altro.

Difficile vedere l’attrice: un camaleonte. Impossibile “non vedere” l’autore pesarese: la voce, la musica e l’anima che dal palcoscenico si estendevano verso la platea erano i suoi. La grande raccolta rossiniana della maturità (“Guglielmo Tell”, “La Cenerentola”, “Il Barbiere di Siviglia”), insieme ai Péchés de vieillesse (Peccati di vecchiaia, brani descrittivi dai titoli curiosi, come Mon prélude hygiènique du matin, Un petit train de plaisir comico-imitatif), componevano un’unica entità rossiniana. Non c’è stato nemmeno bisogno di una scenografia: solo un pianoforte, un violoncello, un leggio, un tavolo con bevande, una sedia. E tre differenti artisti ed espressioni artistiche, un reticolo di musica, parole e gesti perfettamente fusi nell’evocare l’essenza di Rossini. Immensa è stata la partecipazione, riverente ed emozionata, del pubblico. La commozione di Pamela Villoresi è stata addirittura palpabile al termine del recital, e l’ovazione degli spettatori sembrava non dovesse mai aver fine, con i tre interpreti costretti ad entrare ed uscire continuamente dal palcoscenico tra applausi sempre più scroscianti. Difficile per tutti abbandonare il Teatro ed uscire bruscamente dai calorosi e chiassosi “salotti” dell’‘800 che non possono essere messi neanche a confronto con quelli freddi, grigi e un po’ monotoni dei nostri giorni. E non si tratta solo di un petit caprice.

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