La risposta del sindaco Alemanno alla richiesta avanzata dal Comitato civico per il rilancio dell'ospedale di Norcia, che vuole il primo cittadino al fianco degli esponenti dello stesso comitato nella loro “battaglia” contro il depauperamento di servizi e personale del nosocomio nursino, non si fa attendere. “Credo di aver ampiamente dimostrato, con i fatti e non con le parole – afferma Alemanno – di avere molto a cuore le sorti della situazione sanitaria locale e le esigenze della nostra gente. Tutte le scelte compiute fino ad oggi, a cominciare dalla sottoscrizione del PAL 2004-2006, unica strada di programmazione ospedaliera percorribile di fronte ad una annunciata ed irreversibile chiusura dell'ospedale – ricorda il sindaco – sono state fatte nell'esclusivo interesse della collettività e quindi dello stesso comitato, che oggi giustamente reclama la qualità e la funzionalità di dovuti servizi e prestazioni mediche. A tale riguardo, gli stessi esponenti del comitato hanno potuto sentire, durante l'incontro pubblico del 7 aprile, le mie irremovibili richieste ai massimi vertici della Asl 3 e della Regione per avere a Norcia servizi qualitativamente paragonabili a quelli delle più grandi strutture regionali. Ma come in tutti i percorsi – fa notare – ci sono discese e salite, accelerazioni e rallentamenti. La meta da raggiungere è quella del completamento di quanto previsto dal PAL e dell'ottenimento di ulteriori garanzie, anche alla luce dell'elaborazione del nuovo Piano Sanitario Regionale, rispetto al quale l'amministrazione comunale sta elaborando un documento ricco di proposte”. “E' ottimismo non cieco né superficiale, quindi – spiega – quello che mi porta ad affrontare i problemi, anche quelli più immediati del nostro ospedale. Problemi – sottolinea – sui quali si sta creando, a mio avviso, un eccessivo allarmismo. Problemi che – aggiunge – non ci saremmo trovati ad affrontare se ben altre scelte politiche, a livello regionale e a priori, fossero state fatte. La decisione di costruire il nuovo ospedale a Foligno e non a Trevi, dove il servizio avrebbe consentito la fusione dei due ospedali di Foligno e Spoleto, con la conseguente ridistribuzione del personale sul territorio, è solo uno dei tanti esempi di scarsa valutazione delle necessità sanitarie territoriali”.