Ospedale di comunità: sarà la volta buona?
Di PrometeOrvieto
Dicembre 2015. La presidente Marini inaugura all’ospedale Santa Maria della Stella i locali destinati a una RSA, presentata come risposta alla storica carenza di cure intermedie nel territorio orvietano. La RSA non aprì mai. Dieci anni dopo, ci ritroviamo a parlare di Ospedale di Comunità. Speriamo che questa volta vada diversamente.
Vale la pena distinguere le sigle, spesso usate in modo intercambiabile. Le Residenze Sanitarie Assistenziali sono strutture residenziali per anziani non autosufficienti che necessitano di assistenza continuativa per un massimo di 90 giorni. L’Ospedale di Comunità (OdC) è invece una struttura sanitaria di ricovero che il DM 77/2022 definisce come presidio con «funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero». È rivolta a pazienti cronici riacutizzati o in dimissione protetta, ossia che hanno superato la fase acuta di una patologia, ma non sono ancora abbastanza in forma per tornare a casa. Oggi questi pazienti vanno (o restano) in ospedale, occupando letti costosi e inappropriati. L’OdC servirà ad accoglierli con assistenza infermieristica h24, presenza medica di 4.5 ore al giorno e costi decisamente inferiori. L’idea, in teoria, è ottima.
Il decreto lascia aperte più strade sulla localizzazione: l’OdC può stare da solo, con la Casa di Comunità, o all’interno di un ospedale. Inoltre, lo stesso decreto prevede che l’OdC debba disporre di cucina, lavanderia, servizio mortuario e locali amministrativi, servizi che possono essere condivisi con altre strutture. All’ospedale esistono già. All’ex ospedale di Piazza Duomo andranno creati o appaltati ex novo, con costi aggiuntivi ricorrenti anno dopo anno. Sul piano funzionale, il progetto prevede nove stanze distribuite su due piani: una soluzione che in un reparto ospedaliero non si adotterebbe mai, perché complica la gestione infermieristica e la sorveglianza notturna.
Inoltre, i pazienti dimessi dall’ospedale dovranno affrontare un vero trasferimento in ambulanza verso l’OdC. Se la struttura fosse stata all’interno dell’ospedale, sarebbe stato semplice come cambiare reparto.
Esattamente come per la Casa di Comunità, l’OdC è stato collocato all’ex ospedale di Piazza Duomo non per ragioni sanitarie, ma per giustificare il recupero di un immobile che non si era riusciti a vendere sul mercato privato. L’Ospedale di Comunità occupa infatti i due terzi della superficie recuperata dell’ex presidio: senza di esso, la sola Casa di Comunità non avrebbe giustificato un intervento da 8 milioni sul complesso. Fossimo stati una città responsabile, avremmo messo la Casa di Comunità all’ex mensa della Caserma Piave, e l’OdC al Santa Maria della Stella. Questo avrebbe permesso di condividere i servizi esistenti, eliminare i costi doppi, evitare trasferimenti con ambulanze, organizzare i posti letto su un unico piano e rafforzare il presidio ospedaliero rendendolo un polo integrato. Irresponsabilmente, si è scelto invece l’esatto opposto. A questo si aggiunga il problema dell’accessibilità dell’ex ospedale, di cui abbiamo già parlato e torneremo a parlare.
Speriamo che l’OdC apra davvero, ormai pare a brevissimo, ma aprire non basta. Deve funzionare, deve essere accessibile, deve costare quello che deve costare. Su questo continueremo a vigilare.
Luogo: sede PrometeOrvieto, Piazza XXIX Marzo, 24, ORVIETO, TERNI, UMBRIA