Orvieto, governo dà via libera a impanto geotermico | Paparelli “Regione ha negato intesa”

Orvieto, governo dà via libera a impanto geotermico | Paparelli “Regione ha negato intesa”

Parlamentari della Lega all’attacco

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Dal Governo è arrivato il via libera alla costruzione dell’impianto geotermico a Castel Giorgio, Orvieto. La struttura andrebbe aggravare la delicata situazione ambientale già gravata dalla presenza della discarica “Le Crete”, circostanza che aveva indotto il consiglio comunale del 2018 a schierarsi contro l’eventualità della realizzazione dell’impianto geotermico. Già in data 9 ottobre 2015 l’assemblea congiunta dei Comuni di Allerona, Baschi, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Fabro, Ficulle, Montecchio, Montegabbione, Monteleone d’Orvieto, Orvieto, Porano, San Venanzo, Acquapendente, Bolsena, Capodimonte, Gradoli, Grotte di Castro, Latera, Marta, Montefiascone, Onano, Proceno, San Lorenzo Nuovo, Valentano, il Commissario Straordinario del Comune di Parrano per dibattere in materia di politiche energetiche, rispetto all’ipotesi di insediamento di un impianto per lo sfruttamento geotermico sul territorio del Comune di Castel Giorgio ma con ripercussioni per una zona molto vasta, ha deliberato all’unanimità, tra l’altro, di esprimere, come territorio interregionale, ancora una volta, un ‘no’ deciso ai progetti pilota geotermici, dopo aver già in passato espresso parere negativo alla loro realizzazione, producendo osservazioni e documenti che riguardano sia aspetti tecnici (possibile sismicità indotta, interferenze con le falde dell’acquifero dell’Alfina e con il bacino di ricarica del  Lago di Bolsena), aspetti politici intesi come governo ed indirizzo dello sviluppo del territorio legato alla valorizzazione dell’ambiente, dell’agricoltura nella sua multifunzionalità, dell’enogastronomia e della emergenze culturali, attività che verrebbero inevitabilmente  compromesse dalla presenza di impianti geotermici.

“La posizione della Regione Umbria nel non dare l’intesa alla realizzazione dell’impianto di Castel Giorgio è sempre stata chiarasottolineano il presidente della Regione Fabio Paparelli e l’assessore regionale Bartolinicome testimoniano gli atti assunti nel tempo dalla Giunta regionale ed il pronunciamento dell’Assemblea legislativa contro l’impianto e a favore dei territori. Lo testimonia inoltre anche quanto accaduto nelle sedute, del 25 maggio, 25 giugno e 10 settembre 2018, presso l’ufficio per la concertazione amministrativa della Presidenza del Consiglio dei ministri dove la Regione ha nuovamente ribadito la negazione all’intesa, motivandola”. È quanto affermano il presidente della Regione Umbria, Fabio Paparelli e l’assessore regionale Antonio Bartolini in merito al via libera del Governo per la realizzazione dell’impianto di geotermia a Castel Giorgio (Tr) nonostante la mancata intesa con la Regione Umbria.

“Inoltre nell’ambito della riunione del Consiglio dei Ministri di novembre, a cui partecipò l’assessore Fernanda Cecchini in rappresentanza della Regione – ricordano Paparelli e Bartolini –, era stata prospettata l’ipotesi di riaprire una nuova procedura di VIA statale, a causa del terremoto. Nel corso di quella seduta il Ministro Di Maio si era riservato di produrre ulteriore documentazione tecnica a supporto della decisione di intraprendere un nuovo procedimento di VIA ed il Consiglio dei ministri aveva deliberato il rinvio della decisione previa acquisizione dei pareri tecnici ministeriali. Fino alla convocazione presso il Consiglio dei Ministri di mercoledì 31 luglio – proseguono – la Regione non ha più ricevuto alcuna comunicazione”.

I parlamentari leghisti annunciano battaglia – “Prendiamo atto con rammarico del parere tecnico favorevole espresso dal Ministro dell’Ambiente rispetto alla realizzazione dell’impianto geotermico sulla Piana dell’Alfina”. E’ l’intervento congiunto dei parlamentari della Lega, il segretario regionale Virginio Caparvi, Luca Briziarelli (capogruppo Lega in Commissione Ambiente), Barbara Saltamartini (Commissario Lega Terni), Donatelli Tesei, Riccardo Augusto Marchetti e Simone Pillon. “In questi anni come Lega ci siamo battuti per sostenere le amministrazioni locali, le associazioni e le comunità della Piana dell’Alfina preoccupate per il futuro del territorio – proseguono gli esponenti leghisti che ripercorrono le tappe più significative della vicenda – La prima richiesta di realizzazione di un impianto geotermico risale al 2011 e aveva visto un parere favorevole da parte della Commissione VIA (valutazione impatto ambientale) nel 2014. Già dal 2015 la Lega aveva raccolto le preoccupazioni del territorio e presentato una mozione in Consiglio Regionale chiedendo alla Giunta di opporsi a tale realizzazione. Atto che è stato approvato all’unanimità, ma che concretamente non ha avuto seguito. Non ci siamo arresi e abbiamo continuato a seguire la vicenda, arrivando nel 2018 all’incontro ufficiale fra i sindaci e associazioni del territorio con il sottosegretario al Ministero dell’Ambiente della Lega, Vannia Gava, a seguito del quale abbiamo chiesto ufficialmente che il Consiglio dei Ministri verificasse la correttezza della procedura. Cosa che è avvenuta in questi mesi. L’unico rammarico che rimane proseguono i Parlamentari della Lega è che la Regione non abbia mai preso una posizione contraria, chiara e netta, alla realizzazione dell’impianto e nella seduta del Consiglio dei Ministri l’assessore Bartolini si sia trincerato dietro all’impossibilità di esprimere un parere positivo o negativo poiché la Regione Umbria è in ordinaria amministrazione. Sarebbe bastato manifestare prima la propria posizione. Continueremo a batterci per la tutela del delicatissimo ambiente dell’Alfina, tenuto conto anche della forte preoccupazione che desta il mancato accoglimento da parte del Tar del ricorso delle Associazioni ambientaliste contro la decisione di ampliamento della discarica Le Crete. Crediamo che il futuro di un territorio come quello di Orvieto e del suo comprensorio, debba essere quello della tutela e valorizzazione dell’ambiente, dei prodotti enogastronomici e del turismo, caratteristiche che sono, a nostro giudizio, incompatibili con impianti e strutture che potenzialmente potrebbero mettere a rischio ambiente e tutela del paesaggio”.

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