Ordinanza anti-caldo, confronto sull'applicazione tra rischio malori ed esigenze - Tuttoggi.info

Ordinanza anti-caldo, confronto sull’applicazione tra rischio malori ed esigenze

Redazione

Ordinanza anti-caldo, confronto sull’applicazione tra rischio malori ed esigenze

Gio, 25/06/2026 - 15:33

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La Regione ha convocato un confronto tra le parti datoriali e sindacali per l’applicazione dell’ordinanza che vieta alcuni lavori all’aperto nelle ore più calde. In particolare per i cantieri edili, quelli che non sono relativi alle opere che, in quanto di pubblica utilità, possono godere delle deroghe, occorre verificare sistemi che tutelino i lavoratori, ma anche le loro esigenze di ottimizzare i tempi, allo stesso tempo garantendo la funzionalità dei cantieri.

Diversi lavoratori, infatti, non trovano funzionale alle proprie esigenze la sospensione sino a metà pomeriggio. Del resto, anche con l’inizio dei lavori fissato alle 5 si andrebbe oltre il limite delle ore 12,30 indicato nell’ordinanza per evitare il rientro al lavoro pomeridiano.

Tra le possibili soluzioni anche la possibilità di attivare la cassa integrazione per l’orario eccedente, consentita dal 22 giugno dalle norme nazionali in caso di stop dovuto al caldo. Una possibilit6à che però per i sindacati, pur considerata utile, non risolve il problema.

L’altro aspetto riguarda invece la necessità dei controlli, sollecitati dai sindacati, in particolare del settore edile (Fillea Cgil Umbria, Filca Cisl Umbria e Feneal Uil Umbria) per garantire il rispetto delle norme e quindi la tutela dei lavoratori.

L’ordinanza – predisposta dalla regione con il contributo tecnico della Direzione regionale Salute e Welfare – rientra nel quadro delle azioni regionali di prevenzione a tutela della salute pubblica, valido fino al 15 settembre 2026. Dispone il divieto di lavoro dalle ore 12:30 alle ore 16:00 nei giorni e nelle aree del territorio regionale in cui la piattaforma Worklimate segnala un livello di rischio “alto” per lavoratori esposti al sole con attività fisica intensa.

L’ordinanza sostituisce amplia il perimetro delle tutele, le misure già previste per agricoltura, florovivaismo e cantieri edili all’aperto vengono estese anche alle cave, alla logistica limitatamente ai piazzali destinati in via esclusiva e permanente al deposito merci, e al settore delle consegne tramite biciclette o mezzi a pedalata assistita. Particolare attenzione viene riservata ai lavoratori delle consegne. L’ordinanza stabilisce che il rischio calore debba essere inserito nei parametri di calcolo dei tempi di consegna e delle distanze massime di percorrenza, anche attraverso l’adeguamento degli algoritmi delle piattaforme digitali, senza conseguenze negative sul piano salariale o reputazionale.

L’ordinanza raccomanda inoltre ai Comuni di valutare deroghe temporanee ai regolamenti locali in materia di emissioni acustiche, così da consentire lo svolgimento delle attività lavorative nelle fasce orarie più fresche, previa verifica delle condizioni contingenti.

“L’ordinanza regionale sul rischio caldo rappresenta un passaggio importante – proseguono i segretari Masciarri, Petrini e Panfili –, ma non può restare un atto formale. Deve tradursi in controlli reali, prevenzione effettiva e organizzazione del lavoro coerente con la necessaria adozione di misure di adattamento compatibili alla situazione climatica. La salute e la sicurezza non possono essere affidate esclusivamente alla sensibilità delle singole imprese, né subordinate alla necessità di rispettare tempi di consegna, produttività e cronoprogrammi”. “È questo uno dei nodi più critici – proseguono i sindacati –, troppo spesso si lavora a ritmi serrati e sotto pressione, scaricando sulle lavoratrici e sui lavoratori il peso delle scadenze. Una fase complessa, segnata anche dall’approssimarsi della conclusione del Pnrr. Da qui l’urgenza che le interruzioni dovute alle ondate di calore e alle condizioni climatiche estreme vengano previste già in fase di programmazione e calendarizzazione dei lavori, evitando che il rispetto dei tempi si traduca in un aumento dei rischi nei cantieri. Le misure assunte dal Governo nazionale confermano purtroppo un approccio ancora una volta tardivo e insufficiente.

Per questa ragione, i sindacati delle costruzioni ribadiscono anche “la necessità, sul piano nazionale, di una legge organica capace di affrontare in modo preventivo, uniforme e strutturale il tema del lavoro in presenza di alte temperature. Ma nell’immediato, sul territorio umbro, servono verifiche, vigilanza e scelte conseguenti e condivise. Ogni ritardo nell’attuazione delle misure di prevenzione può tradursi in un pericolo reale per l’incolumità delle lavoratrici e dei lavoratori. La salute e la tutela di chi lavora devono venire prima di tutto”.

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