Dmytro Shuryn, il 33enne ucraino, è a processo per l’omicidio del 21enne e suo ex collega di lavoro Bala Sagor detto Obi, avvenuto a Spoleto nel settembre 2025. Nell’udienza di oggi nel Tribunale di Terni sono stati sentiti molti testimoni, ex datori di lavoro, amici, parenti della vittima, e alle 15 ha testimoniato lo stesso Dmytro. L’accusa di cui deve rispondere è di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, vilipendio e occultamento di cadavere.
Ricostruendo il giorno dell’omicidio, Dmytro ha parlato degli ultimi istanti di vita di Obi e della lite nella sua cantina per il debito di 150 euro che doveva ancora a Obi (50 euro glieli aveva già restituiti): “Non avevo soldi in quel momento, lui mi ha detto “Pensi che sono stupido so che guadagni” e sono iniziate le spinte. Da subito volevo confessare ma poi con la paura e il panico non sapevo cosa fare e mi sono bloccato. Non volevo uccidere per soldi. In un momento cambia tutto, non dovevo arrivare fino a quel punto. Spingeva, è stato un momento di rabbia” ed è scoppiato a piangere. “Per colpa dell’azzardo ho rovinato la vita. Chiedo scusa alla famiglia di Obi, so che non risolve ma mi dispiace, non doveva succedere“.
Secondo le deposizioni durante l’udienza davanti alla Corte d’assise sono emersi i molti debiti che l’ucraino aveva con diverse persone, gli stessi datori di lavoro spesso anticipavano parte dello stipendio. Le sue spiegazioni andavano dal fratello malato in Ucraina ad altre bugie. Ad un’amica/compagna è arrivato a rubare prima 3.000 euro e poi 5.000, oltre alle piccole cifre che collezionava tra conoscenti e amici. La ludopatia, il vizio del gioco d’azzardo e le scommesse risalirebbero a prima del suo arrivo in Italia. “Quando non andavo in agenzia – ha raccontato – giocavo tramite il telefono. Più andavo avanti più i prestiti aumentavano, pensavo di vincere. Bala lo consideravo un amico, lo avevo aiutato appena arrivato in Italia portandolo dal dottore, dal dentista… voleva imparare a guidare la gru in una fabbrica“.
Obi aveva una vita tranquilla, era sereno e limpido, secondo quanto ricostruito dall’operatrice del centro di accoglienza dove viveva; voleva frequentare quanti più corsi di formazione possibili per imparare e fare altri lavori oltre al ristorante. Con Dmytro avevano lavorato insieme dal 2020 a dicembre 2024 in un ristorante del centro storico di Spoleto. Da dicembre del 2024 era passato a lavorare in un altro ristorante. Ma i rapporti, secondo l’ucraino erano rimasti buoni, quelli tra amici.
Il giorno prima del delitto (il 18 settembre) – è stato ricostruito – si erano sentiti per telefono tramite messaggi su un corso da saldatore che voleva seguire Obi, il giorno seguente si sono visti a casa di Dmytro che era in cantina. Alle 10,40 è arrivato, alle 11,19 lo avrebbe ucciso. In cantina – ha raccontato l’imputato – è subentrata la lite per il debito, Obi aveva prestato 200 euro a Dmytro, di questi 50 euro gli erano stati ridati, ne mancavano 150. “Obi li rivoleva indietro, era senza soldi, io gli ho risposto neanche io li ho” ha detto davanti alla Corte l’omicida reo confesso. Sono seguite spinte, l’ucraino ha preso un coltello che era vicino con la mano sinistra e lo ha colpito sul collo. Dmytro ha mimato in aula il gesto frontale con la mano dall’alto verso il basso. “E’ caduto in 3 secondi, dopo 15 ha smesso di respirare” ha detto. Preso dal panico e dalla paura ha coperto il corpo con un lenzuolo, lo stesso che usava per coprire la bici. Ha poi mandato un audio vocale al cellulare di Obi ma si è pentito subito dopo, recandosi in un negozio di telefonia per recuperare il codice PUC del telefono della vittima ed eliminare il suo messaggio. Nel frattempo la compagna di Dmytro, a cui pure doveva dei soldi, lo cercava inutilmente non rispondendo alle continue telefonate. Nel pomeriggio è andato a lavorare come ogni giorno, con il corpo di Obi ancora in cantina.
La mattina del 19 settembre Dmytro ha cercato di collocare il corpo in una valigia, ma invano. Quindi la decisione di sezionare il cadavere per disfarsene facilmente in 4 sacchi e verso le 9,00 lo ha trasportato in un’unica operazione. “Non pensavo neanche io di poter fare questo. Non ero io in quel momento” ha detto in aula. Alle 13 lungo la strada ha incontrato la compagna. Il tragitto dell’omicida è testimoniato dalle numerose riprese delle videocamere di sorveglianza del centro e della strada per arrivare a Monteluco. L’ultimo sacco è stato portato via la sera del 18 settembre, il luogo dove poi è stato ritrovato dista da casa sua 5 minuti a piedi. Dopo i viaggi ha ripulito la cantina.
I prossimi passi del processo sono il 19 maggio con l’esame del perito, la decisione della Corte sulla richiesta della perizia psichiatrica avanzata dalla difesa e la discussione delle due parti in aula. La difesa, rappresentata dall’avvocato Donatella Panzarola, ha infatti presentato alla Corte un’istanza che tenga conto della ludopatia e di eventuali altri disturbi di Dmytro. L’accusa ha dichiarato prematura la richiesta istruttoria perché la ludopatia “è distante anni luce dal reato in oggetto. Deve esserci un legame eziologico (che qui manca) tra ludopatia e omicidio, il salto è azzardato. Posso capire reati come furto, reati contro il patrimonio ma l’omicidio no. Parlare di infermità è azzardato. Stento ad accettare il vizio di mente e la capacita di intendere e di volere, manca il nesso causale tra malattia e omicidio“.