Era il 1 ottobre dello scorso anno quando l’Umbria fu costretta a vivere una delle pagine più drammatiche della sua storia, scritte con il sangue da Rocco Varanzano, il pregiudicato che uccise il maresciallo dei carabinieri Andrea Angelucci nel corso di un tentativo di fuga che impegnò centinaia di uomini fra militari della Benemerita e agenti della Polizia.
Il drammatico bilancio registrò anche il ferimento di 2 carabinieri della Compagnia di Foligno, dove prestava servizio Angelucci, e 3 agenti della polizia di Modena.
Varanzano, come si ricorderà, fu arrestato il giorno al termine dell’ennesimo inseguimento nel cuore di Modena.
L’omicidio del sottufficiale, di appena 35 anni, sarà ricostruito domani nell’Aula del Tribunale di Perugia da un ingegnere nominato dal gip Marina De Robertis innanzi al quale si tiene l’udienza preliminare. Varanzano, che ha sempre negato di aver voluto uccidere il carabiniere, falciò il maresciallo che si trovava ad un posto di blocco istituito lungo la strada che collega Foligno a Macerata. La morte di Angelucci, molto conosciuto e stimato anche a Spoleto dove aveva prestato servizio presso la locale procura della repubblica, lasciò sgomenta l’intera regione.
La vicenda
MARESCIALLO CARABINIERI UCCISO: IL CORDOGLIO DELLE ISTITUZIONI DI FOLIGNO E DELL'UMBRIA