Omicidio Magione, mamma accoltellata «senza pietà». Figlia resta unica indagata

Omicidio Magione, mamma accoltellata «senza pietà». Figlia resta unica indagata

Augusta Brunori è stata colta di sorpresa dalla furia del suo assassino, non è riuscita a difendersi

share

Augusta Brunori è stata colta di sorpresa dalla furia del suo assassino. Forse ha avuto a malapena il tempo di voltarsi e cercare la fuga in giardino quando l’omicida le piantato con inaudita violenza un coltellaccio da cucina tra le spalle. Probabilmente non ha nemmeno avuto il tempo di tentare una reazione o difesa. Un utensile divenuto arma letale, con oltre 15 centimetri di lama, di quelli con l’impugnatura rientrante rispetto alla parte del taglio che quindi ha favorito l’imprimere della forza. Una ferita che ha trapassato gli organi vitali lasciandole solo qualche attimo di vita.

Per compiere quei pochi passi dalla dependance della villetta di via Case Sparse di Magione al punto del giardino dove è caduta a terra esanime, nella mattinata del 14 gennaio. L’esame autoptico è stato eseguito fino al tardo pomeriggio di ieri dal medico legale Sergio Scalise Pantuso su mandato del pm Manuela Comodi che nelle ore precedenti ha formalmente indagato per omicidio volontario la figlia della vittima, Francesca Garofane, 35enne ancora ricoverata in Tso nel reparto di Psichiatria del Santa Maria della Misericordia di Perugia, dove al momento di essere sentita dal magistrato avrebbe pronunciato solo frasi sconnesse e prive di aderenza al reale.

La tesi privilegiata dagli investigatori è che ad uccidere la pensionata (ex dipendente Asl) originaria di Serra Sant’Abbondio (mille abitanti in provincia di Pesaro-Urbino) sia stata la figlia. Ragazza problematica, da anni in cura presso il Cim e con trascorsi di dipendenza. La storia familiare e sanitaria della ragazza racconta anche di precedenti Tso, e di altri episodi di violenza, momenti in cui la giovane avrebbe già dato in escandescenze, sia verso la madre che in altre occasioni: come quando un commerciante di Ellera di Corciano (dove la vittima risiedeva dal momento della separazione con il padre della figlia) l’ha denunciata per aggressione.  Adesso si attendono risposte dall’esame del Dna che è già stato disposto sull’arma del delitto. Tracce biologiche sull’impugnatura del coltello e altre repertare nella villetta lunedì mattina dai carabinieri della Scientifica sulla scena del delitto.

«Ero qui con mia moglie e il figlio – il racconto del vicino di casa a cui la figlia si è rivolta la mattina del delitto –  Le ho sentite litigare (mamma e figlia, ndr) in questi giorni. La mamma mi aveva detto che la figlia aveva smesso di prendere i farmaci. Ha suonato alla mia porta (la figlia, ndr) verso le 8 e mi ha detto che c’era stata una rapina e che avevano ammazzato la mamma. Io non ho visto niente. Ho subito chiamato Pasquale (il padre della ragazza ed ex marito della vittima, ndr) che era a Roma dal figlio e poi sono arrivati i carabinieri e mi hanno portato in caserma dalle 11 per chiedermi quello che avevo visto ma io ho detto queste cose, altro non so».

E poi il racconto del padre: «Quando siamo arrivati alle 14 abbiamo capito cosa era successo, io non ero qui a Magione e mia ex moglie era venuta per stare con la figlia e non lasciarla sola. Tra loro c’erano gli alti e bassi che ci sono sempre tra genitori e figli. Con Augusta eravamo separati da venticinque anni, ma c’è sempre stato un bel rapporto tra di noi. Ci sentivamo sempre e lei veniva a stare dalla figlia per trovarla perché non stava bene e ci siamo sempre sentiti tra noi anche per questo. C’erano alti e bassi sempre tra madre e figlia, come è tipico dell’andamento nella vita dei ragazzi che hanno questi problemi, ma mai abbiamo immaginato che potesse succedere quello che oggi dicono, dobbiamo ancora capire come sono andate le cose. Io ancora non lo so». 

share

Commenti

Stampa