Morte di Davide Piampiano, Piero Fabbri scarcerato
Tornano a parlare i genitori di Davide Piampiano, dopo la sentenza dello scorso dicembre con cui Piero Fabbri è stato condannato per omicidio colposo con colpa cosciente (ma senza il dolo eventuale richiesto dalla famiglia) a quattro anni, due mesi e venti giorni di reclusione, nonché a liquidare provvisionali ai familiari della vittima per un totale di 150 mila euro.
E lo fanno per lanciare un grido di allarme sulla mancata pubblicazione delle motivazioni (che dovrebbero essere pubblicate entro novanta giorni, ma ne sono passati 150) ma anche e soprattutto per “la mancata apertura di un nuovo procedimento nei confronti di Piero Fabbri per omissione di soccorso”. La mamma Catia e il padre Antonello spiegano che “Non è affatto semplice tornare a parlare dell’omicidio e riaprire ogni volta una ferita che in realtà è sempre rimasta aperta. Le circostanze, però, lo impongono”. I genitori riepilogano cosa li rende perplessi nella sentenza: “Al momento dei fatti c’era oltre il triplo delle luminosità sufficiente a riconoscere una persona ad una distanza di 25 mt, quella da cui è partito il colpo mortale; Fabbri ha sparato contro un bersaglio fermo e prendendo la mira; Fabbri sapeva che Davide si trovava in quella zona ed è un cacciatore esperto, ma sostiene di aver scambiato Davide per un cinghiale, ma dalla perizia zoologica fatta eseguire dalla famiglia è emerso che quel punto non è transitato abitualmente da cinghiali e dall’analisi delle fototrappole posizionate per oltre due mesi è emerso che mai i cinghiali sono transitati ove si trovava Davide nella direzione a scendere (quella di Davide) e una sola volta nella direzione a salire”.
Insomma, “Alla luce di tutto questo è stato difficile accettare una condanna per Piero Fabbri per omicidio colposo seppur aggravato. Ma si sa, le sentenze vanno accettate così come sono, salvo gli strumenti che la procedura mette a disposizione”. Epperò, dicono i genitori del ventitreenne, “la sentenza con cui Fabbri è stato condannato per omicidio colposo disponeva che si procedesse nei suoi confronti per omissione di soccorso, perché invece di chiamare i soccorsi Fabbri si preoccupava di nascondere il suo fucile e di parlare al telefono con la moglie e gli amici, per iniziare a raccontare quella serie di bugie che ha raccontato fino al momento dell’arresto. È arrivato addirittura a dire – ricordano i genitori – ‘fortuna che sono arrivato io altrimenti sarebbe morto da solo in mezzo al bosco’. Di questo procedimento ad oggi però non si ha notizia a distanza di 5 mesi dalla sentenza e di quasi tre anni e mezzo dall’accaduto, né risultano ancora depositate le motivazioni della sentenza che dovevano, invece, essere depositate entro 90 giorni. Per coloro per i quali è stato già difficile accettare quella sentenza – conclude la nota – tali ulteriori ‘ritardi’ appaiono veramente una gravissima offesa”.