Nuovo tentativo per 2 referendum contro la caccia

Nuovo tentativo per 2 referendum contro la caccia

Redazione

Nuovo tentativo per 2 referendum contro la caccia

Gio, 20/05/2021 - 20:06

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Iniziativa dei Comitati "Sì aboliamo la caccia" e "Ora Rispetto per Tutti gli Animali", venerdì la presentazione della richiesta in Cassazione

Caccia, nuovo tentativo per arrivare al referendum abrogativo. Venerdì 21 maggio verrà presentato il testo referendario per l’abolizione della caccia in Italia, presso gli Uffici della Cassazione a Roma, che segue la presentazione degli altri due quesiti del Movimento Ora Rispetto per tutti gli animali: una modifica della legge 157/1992 e l’abrogazione dell’articolo 842 del Codice Civile primo e secondo comma.

Alle ore 12,00 In Piazza Cavour, accanto al monumento, alle spalle del  “Palazzaccio” della Cassazione, si terrà la conferenza stampa, in diretta streaming dalle pagine Fb dei Comitati “Sì aboliamo la caccia” e “Ora Rispetto per Tutti gli Animali”.

Molto determinato anche il gruppo umbro che sostiene le iniziative referendarie.

Le ragioni dei Comitati

“Oggi è un’importante momento storico – afferma Tony Curcio, presidente del Comitato – per trent’anni abbiamo dovuto sopportare l’arroganza, la violenza e i privilegi che hanno avuto i cacciatori rispetto a tutti gli altri cittadini. Oggi i tempi sono maturi per questa iniziativa referendaria per porre fine alla cruenta pratica della caccia, una tradizione diseducativa ed immorale e tanta crudeltà nei confronti degli animali”.

 “Ritengo che l’accordo raggiunto – afferma Giancarlo De Salvo, presidente del Movimento OraRispetto per tutti gli animali – sia un grande successo. Uccidere esseri viventi non può essere considerato uno sport in un paese civile. La civiltà di una nazione si giudica da come tratta gli animali – affermava Gandhi. La caccia non è educativa, non è ecologica, ma è dannosa per l’ambiente e pericolosa non solo per gli animali, anche per gli umani come testimoniano gli innumerevoli incidenti anche mortali. La caccia è un’inutile barbarie da abolire. Uniamo le nostre voci per ribadirlo: partecipiamo alla raccolta firme. Facciamo sentire la nostra voce, difendiamo chi non ha voce.

Gli avvocati dei Comitati

“Anche la normativa in vigore è ormai obsoleta e inadeguata – sostiene l’avv. David Zanforlini, legale del Comitato – la legge che norma la caccia è la n° 157 del 1992, e durante questi trent’anni le Regioni e Province Autonome hanno gestito a volte in modo arbitrario e irregolare le aperture anticipate e posticipate della caccia, disattendendo anche le Direttive Europee, apparentemente favorendo sempre in ogni contesto e situazione i cacciatori e i forti interessi economici di chi lucra su di una attività divenuta anacronistica, esercitata da una minoranza che tiene in scacco ormai la quasi totalità degli italiani: risulta infatti che il 91% di noi desideri che, oltre alla tutela dell’ambiente e degli ecosistemi, la nostra Costituzione tuteli anche gli animali e le biodiversità e ciò è ovviamente in contrasto con l’esercizio della caccia”.

L’avv. Laura Melis, legale del Movimento Ora rispetto per tutti gli animali, come già dichiarato in altre sedi, ribadisce che “non esiste un diritto alla caccia ma solo una regalia dello Stato a certi soggetti – ormai pochi – che, senza alcuno scrupolo, speculano sulla vita degli animali, distruggendo l’ecosistema e la biodiversità. Noi chiediamo il referendum perché solo il popolo potrà cancellare la crudele ed inutile pratica della caccia, per la salvezza della fauna selvatica”.

Le ragioni dei promotori

“E’ anche un problema ambientale – sottolinea Paolo Bernini, del Direttivo del Comitato – i cacciatori sono soliti abbandonare milioni di bossoli e cartucce sul terreno, mentre dovrebbero raccoglierli e smaltirli regolarmente, pertanto inquinano in modo grave ed irreversibile interi territori boschivi e falde acquifere”.

“E’ inaudito – segnala Alice Dedicati, del Direttivo del Comitato – che anche durante il lockdown, mentre tutti i cittadini italiani rispettavano i limiti restrittivi, i cacciatori fossero gli unici autorizzati a circolare anche tra comuni e regioni ‘rosse’, con la libertà di invadere terreni e proprietà private e sparare ad ogni cosa che si muovesse, e portare con sè in gabbia uccelli vivi, da poter torturare per richiamare i loro simili e facilitarne la fucilazione senza pietà. Ricordiamo inoltre, il pesante costo in vite umane che si registra ogni anno a livello nazionale e che coinvolge non solo i cacciatori, ma anche persone estranee, a conferma della pericolosità sociale di questa pratica perversa ed immorale verso ogni forma di vita”.

“E’ veramente deprecabile – evidenzia Alessandra Mai, del Direttivo del Comitato – la condotta immorale dei cacciatori che tentano sempre di far passare la loro pratica violenta e crudele come un naturale e benefico approccio con la natura, sostenendo addirittura che sono loro a mantenere ed assicurare il suo equilibrio decimando animali selvatici reintrodotti ogni anno a spese dei cittadini e senza alcun controllo, e compiendo strage di uccelli, tutti esseri viventi senzienti, come previsto dall’art. 13 del Trattato di Lisbona, tutti a rischio di estinzione”.

 “La caccia attuale è solo espressione di aggressività – interviene Luca Spitoni, del Direttivo del Comitato – violenza e crudeltà. Fa parte di un’idea di affermazione di sè stessi a discapito degli altri. È quanto di più lontano dall’edicazione all’empatia verso gli esseri più deboli, che si cerca di insegnare con tanta fatica alle nuove generazioni, che dovranno costruire un rapporto diverso con le altre specie, se vogliamo invertire la gestione antropocentrica e distruttiva che ci ha portato alla difficile situazione ecologica in cui ci troviamo”.

L’iter referendario e i precedenti tenativi

L’articolo 75 della Costituzione prevede che per proporre un quesito referendario, da sottoporre poi al giudizio di ammissibilità d ella Corte Costituzionale, debbano essere raccolte 500 mila firme, dopo la notifica in Cassazione, di cittadini italiani elettori. Entro 90 giorni.

Nei mesi scorsi 13 associazioni animaliste si erano mobilitate per la raccolta di firme per abrogare la legge 157/92 e il decreto legislativo 26/2014 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Quesiti che, anche per le divisioni nel mondo animalista, non hanno raggiunto le firme richieste.

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